Il campione saronnese Giuseppe Rosafio si racconta ai microfoni di Paolino Master
SARONNO – Giuseppe Rosafio ospite per la prima puntata di “Da 0 a 30”, rubrica del canale youtube “Paolino Master”, che si occupa di raccontare storie di campioni dello sport e della vita.
Un’intervista e una chiacchierata di 35 minuti per conoscere il campione paraolimpico saronnese. “Che bambino era Giuseppe? Un bambino timido, quello su cui contavano tutti, l’amico di tutti. E devo dire che nell’adolescenza è stato sempre così: con la compagnia e gli amici mi sono tirato un po’ fuori. Sono cambiato e diventato più estroverso con l’arrivo della mia disabilità”, così si racconta Giuseppe Rosafio.
“Già alle superiori ho avuto problemi di vista, ma l’infiammazione è venuta a scemare con una cura cortisonica – continua – ma verso i 26 anni è tornata con molta forza e ho iniziato a perdere la vista, con i soliti viaggi tra ospedali e dottori. Ero un ragazzo normalissimo, non pensi mai che possa arrivarti nulla addosso. Sembrano cose lontani, non tue, poi arrivano e dici: e adesso? Con la famiglia e gli amici giusti, quelli veri, si affronta tutto nella maniera giusta”.
Non manca una domanda dedicata a Perla, l’amato cane guida: “Perla mi ha aperto il mondo esterno. Con lei ho dovuto iniziare a riscoprire la città, lei mi portava in giro. Pensavo di dover guidare io lei, ma in realtà era il contrario. In un giorno di pioggia, fuori da casa mia c’era una piccola aiuola dove la portavo per passeggiare. E lei ad un certo punto si blocca, nonostante io la tirassi. Ho iniziato a trascinarla, ma lei si era fermata perché di fronte a me c’era un’enorme pozzanghera. Da quel momento in avanti ho ascoltato solo lei.”
La passione per lo sport, come racconta Rosafio, è arrivata col tempo: sempre un ragazzo timido e in secondo piano, nel momento in cui la disabilità l’ha colpito è arrivata la passione per lo sport. “Ho cominciato a Saronno, con una cena al buio. Ho conosciuto il presidente dell’unione ciechi che mi ha suggerito di giocare a baseball con lui. Non avevo mai ragionato su tutto questo aspetto, ma ho deciso di provare: ho iniziato a Malnate col baseball per ciechi.”
Una chiacchierata in cui l’atleta si presenta genuino, umile e sempre molto aperto, raccontandosi a 360 gradi, mostrando anche il mondo dell’atletica paraolimpica sotto un’angolazione diversa e nuova.
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