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Politica giovanile, Giuseppe Anselmo a Barcellona col Partido Popular

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SARONNO – Trasferta catalana per Giuseppe Anselmo, esponente politico giovanile ed universitario, da sempre con Forza Italia. Ecco il resoconto della sua lunga trasferta a Barcellona, anche nei giorni del terribile attentato sulla Rambla.

Nei giorni dell’ennesimo attentato in Europa sto incontrando le realtà giovanili, universitarie e politiche catalane. Un confronto diretto, in loco, senza formalismi che passa dal confronto con le istituzioni ed i partiti attraverso giri in motorino (stesso principio del nostro bike-sharing) e tapas nei bar più lontano dai turisti.

I primi incontri, sono stati con le realtà universitarie, organismi di massima rappresentanza, simili al nostro Consiglio nazionale degli studenti universitari, con problematiche diverse dalle nostre dovute al sistemo universitario su base regionale che cambia notevolmente anche dal punto di vista economico, con regioni come l’Andalusia che offrono un sistema gratuito, ad altre (vedi Catalunya), a pagamento.
Poi è arrivato l’attentato… ed i giorni dopo. Fuori dalla Rambla e da Placa de Catalunya nessuno sembra averlo visto. La città scorre come nulla fosse. Una storia, quella Catalana, di intrecci culturali, guerre di separazione, bombardamenti, massacri, che forse ha fatto entrare, inconsciamente, nel loro sangue, l’indifferenza. I turisti, invece, sembrano sentire di più la minaccia, con flotte di persone che ogni giorni si soffermano sui luoghi dove sono morte persone come noi. E lì, sembra essersi concentrato tutto ciò che non percepisci nel resto della città. Una emozione fortissima ti attraversa, ma non se ne va, rimane li e ti fermi nel cordoglio di tante persone che non conosci che accendono un cero, scrivono un cartello, esprimono solidarietà e senza accorgertene, ti senti un nulla parte dell’infinito e vedi tutto con occhi diversi… commossi dalle lacrime spinte da un magone fortissimo ed inspiegabile. Non ti chiedi “potrebbe capitare anche in Duomo”, perché ti ha già colpito, ci ha già colpito. Noi Europei. Una guerra di religione, economica, ideologica… per ognuno è diverso, ma è una guerra dove servono 3 concetti: Europeismo, Sud Europa e Cristianità.

La Cristianità è un concetto poco, molto poco di moda, e nella nostra carenza di valori spirituali, si creano crepe riempite di cellule terroristiche. Quello che una volta univa l’Europa, oggi è un vago ricordo, stantio, quasi neanche da sussurrare perché subito si levano i cori contro la Chiesa. Dimenticandosi che la Chiesa è composta da uomini e per natura possibili peccatori, come tutti noi, mentre la Cristianità è un concetto che va oltre, che ha unito antichi regni ben più separati ed orgogliosi dei nostri e sempre in un periodo dove le minacce all’Europa arrivavano da lontano. Spagna ed Italia, sono storicamente i due grandi paesi Cattolici. Tuttavia, differenti. Mentre la presenza delle congreghe in Italia è entrata e si è radicata fortemente nella politica, nell’istruzione, nell’economia, nella società…in Spagna, visti sempre come i paladini della Chiesa, questo concetto è rimasto più legato ad un’affascinante storia passata imbastita con quella dei monarchi (più un corpo diplomatico, romantico, forte all’occorrenza, ma con non effettiva incidenza nella società politica) ed oggi, la presenza della Chiesa , è più concentrata in alcune forme particolari (come i gesuiti nel campo dell’educazione) ed in quegli enormi archi e vetrate che attirano turisti ogni di (addirittura, una ha attorno un luna park).

Europeismo: non so se lo sapete, ma siamo in Europa. I governi e parlamenti centrali decidono veramente poco, sia per incapacità (70%) sia per mancanza di potere (30%) e così la forza di un’Europa senza esercito e senza reale coordinamento di politica estera, divampa con forza nei Paesi Europei, quanto questi sono più deboli politicamente (e di conseguenza, economicamente). Il paradosso, per paesi come l’Italia, è che mentre noi non abbiamo mai eletto il premier (eccetto per la falsa illusione creata da Craxi e portata avanti dal Berlusconismo di annunciare prima chi sarà il Premier eletto poi dal parlamento per ridurre inciuci), e le generazioni come la mia non hanno mai votato nessuno del migliaio di parlamentari che abbiamo (crocettiamo una lista), l’Europa è l’unica istituzione centrale (sovra regionale) in Italia, dove effettivamente il cittadino esprime un potere enorme, quello di elezione e di controllo (con successive elezioni) dei parlamentari. E qui…la domanda sorge spontanea: com’è possibile che l’unica istituzione dove il popolo è realmente chiamato ad esprimere la preferenza (a scrivere nome e cognome di chi si vuole come rappresentante), sia anche quella sentita più distante?

Ho avuto il piacere di visitare il Parlamento catalano per un confronto sul sistema universitario ed educativo con la gentilissima delegata del parlamento del Partido Popular. Successivamente ho incontrato i quadri generali del Partido Popular de Catalonia. Il tour politico, guidato da un giovanissimo segretario ha avuto al centro dei dibattiti lo sistema univeristario, la rappresentanza giovanile, ed i rapporti sia fra Italia e Spagna, che fra Catalonia e Lombardia. C’è stata una convergenza di visione sul maggior coinvolgimento dei due paesi e delle forze politiche, per creare una forza comune fra le realtà giovanili di Italia e Spagna che coinvolga tutti i paesi del mediterraneo. Troppe le problematiche comuni, troppa poca la considerazione in Europa. Gli incontri, non ancora terminati, fanno parte di un gruppo di studio creatosi negli anni fra le rappresentanze universitarie e giovanili e che continua nel proprio percorso. Oggi, l’intento è quello di stringere sempre più le relazioni fra le nostre realtà politiche ed associative.

Giuseppe Anselmo

29082017