SARONNO – Lo scorso primo luglio si è chiusa una pagina della storia saronnese: si è abbassata definitivamente la saracinesca del negozio di libri Bono in corso Italia.

Era una libreria storica: tutti in città conoscevano le vetrine circondate di legno che richiamava quello dei maxi banconi dove i proprietari e un team di esperti commessi erano pronti ad aprire e distendere decine di libri fino a quando non trovavano quello giusto anche per il lettore più esigente. E chi non ricorda il piccolo quaderno a righe dove annotavano i libri da recuperare quella rara volta che non erano già ad attendere i saronnesi sugli scaffali e quello in cui si ordinavano i libri scolastici. Non a caso la libreria Bono era stata citata più volte anche nei “classici saronnesi” sul profilo Facebook “Sei di Saronno se…”

Dopo una liquidazione però il negozio ha chiuso definitivamente dopo oltre sessant’anni di attività. La famiglia Bono si è congedata dalla città con una breve missiva affissa sulle vetrine ormai vuote e coperte da enormi fogli azzurri.

“Dopo 60 anni la libreria Bono chiude e ci dispiace molto! Salutiamo con affetto tutti i clienti che ci hanno seguito fino a qui e quelli che ci ricordano per la professionalità dimostrata negli anni. Tanti scrivono, pochi leggono, moltissimi vendono libri ovunque a qualunque prezzo. Abbiamo resistito a lungo perchè i Bono amavano davvero i loro lavoro e grazie ai collaboratori per tanto tampo siamo stati un punto di riferimento a Saronno anche per i più esigenti. Le cose cambiano però”.

E concludono con un ringraziamento ai saronnesi: ”Siamo rimasti colpiti dai tanti saronnesi e non che sono venuti a salutarci in questo ultimo periodo e siamo felici che anche un solo libro “un piccolo pezzetto di noi” sia nelle case di tanta gente”.

Le vetrine che prima traboccavano di libro ora sono spente e vuote e in questi giorni quasi tutti i saronnesi che percorrono corso Italia non possono fare a meno di gettare uno sguardo triste.

la libreria Bono chiusa

La libreria Bono aperta

15072014

12 Commenti

  1. tutti i negozzi storici di saronno (e non solo) chiudono, si vende e si affitta solo a chi vende cianfrusaglie, e a starnieri….e nessuno (fa finta) di chiedersi perchè?
    diminuiamo ste tasse, aiutiamo i piccoli artigiani, commercianti, pensionati e consumatori finali…o li vogliamo tutti morti (di fame)

  2. ma avete idea dello sconto sui libri che fanno ai centri commerciali o su Amazon?? altro che riduzione delle tasse, la libreria come l’abbiamo conosciuta non ha più senso…(e fosse solo quella)

  3. X robinh. …..sono altruista, ho lasciato a te l’opportunità di acquistarla. ….

  4. Peccato: il Comune dovrebbe metterci una bibloteca/videoteca per studenti e/o amanti della cultura: Non perdiamo quel po’ di storico che ha Saronno. Elegantiamo quella zona che è ormai piena di malavita!
    Mary 949

  5. Di cultura ne abbiano molta nelle occupazioni , potrebbero occupare anche la libreria,non pagare tasse ne affitto e vendere libri di un certo livello ai compagni. Tutto profitto.

  6. circolava voce che i dipendenti volessero rilevarla ma la proprietá ha detto no. Ripeto, circolava voce….. Se fosse cosí sarebbe un peccato perché lí entrerá l’ennesimo negozio di bassa lega che fará spostare altra gente a Legnano. Sempre piú in basso si va. Povera cittá.

  7. Il libro stampato non é morto. Tanti anni fa quando tutti lavoravano e nessuno leggeva a Saronno c’era una sola libreria Bono e la cartoleria Argentina che vendeva libri scolastici. FINE. Oggi che pochi lavorano e si legge e ci si informa molto di più a dimostrazione che col Libro si mangia e stramangia (sfido stamparlo costa massimo un Euro ma acquistarlo dai 15 Euro in su, 30.000 e più lire) e che Bono ha da anni perso il monopolio con rispettivo altissimo guadagno di Saronno e comuni limitrofi. Contiamo infatti i punti che ora vendono libri: Mondadori in piazza, Pagina 18, Argentina, Inchiostro dai frati, La Rizza, tutte le Edicole, tutti i supermercati ed i centri commerciali. Penso che la libreria abbia voluto chiudere e non che sia stata costretta. Peccato i figli avrebbero potuto accettare margini di guadagno inferiori pari a quelli dei loro concorrenti. Comunque mi mancherà.

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