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(nota in inglese come depaving o desealing) è una pratica urbanistica che consiste nella rimozione di manti di asfalto, cemento e altre superfici impermeabili per restituire il suolo alla natura.  L'obiettivo principale è trasformare aree grigie inutilizzate o sovradimensionate — come vecchi parcheggi, piazzali scolastici o ampi spartitraffico — in spazi permeabili ricoperti da terra, prati, alberi e piante. Genova è diventata la prima città in Italia a inserire ufficialmente la depavimentazione nel proprio Piano Urbanistico Comunale (Puc). La giunta guidata dalla sindaca Silvia Salis ha approvato una storica riforma che smette di considerare il suolo come una superficie da coprire, trattandolo invece come una vera e propria infrastruttura ecologica e climatica.

L'idea di Merlotti parte da una domanda: da quali aree di Saronno si potrebbe iniziare a rimuovere superfici impermeabili per restituire spazio al terreno naturale e migliorare la capacità di drenaggio dell'acqua, oltre a contribuire alla riduzione delle isole di calore urbane.

Nel suo intervento scrive: "Saronno ha una superficie di 11,06 chilometri quadrati, non saprei indicare la percentuale di superficie impermeabile e non drenante, forse è un dato che non conosce nessuno, comunque parliamo di tanti, tantissimi metri quadrati. Giro sempre meno per Saronno, preferisco 'a freddo' - caldo permettendo - guardare le immagini satellitari: mi chiedo da dove si potrebbe iniziare a depavimentare, operazione non più procrastinabile".

Da qui la proposta, volutamente provocatoria: "Indipendentemente dai costi dell'operazione - si tratta di un gioco, ovviamente - si potrebbe provare a liberare da pietra, cemento e asfalto almeno 7.000 metri quadrati, che corrispondono grosso modo alla superficie di un campo di calcio".

A corredo del post vengono indicati tre possibili spunti di riflessione: piazza San Francesco, il rettangolo di via Amendola e la futura viabilità dell'area ex Cantoni, ipotizzando per quest'ultima la trasformazione a senso unico della strada interna prevista a doppia corsia, richiamando una proposta avanzata in passato da Roberto Strada. Il messaggio si conclude con un invito alla partecipazione: "Ingresso libero. È un gioco, ma la questione è seria...".


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2000 battute (più o meno) fuori sacco
Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più. 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Pensammo fosse possibile massimizzare, andando oltre i requisiti del Pgt, la superficie a verde, per creare un parco vero". Inizia così il contributo dell'ex assessore Alessandro Merlotti al dibattito in corso sul futuro dell'ex Isotta infiammato dopo l'accelerazione che ha portato l'adozione in consiglio comunale prima di Natale. "Alla fine del mese di luglio del 2017 uscì la notizia della messa all’asta dell’area. Così, con un po’ di faccia di tolla, lanciai l’idea di un’acquisizione popolare, cittadina, saronnese. In breve, si pensò di concentrare le costruzioni (due torri) nella porzione nord-ovest (a ridosso dei binari ferroviari), cedendo la volumetria ad operatori immobiliari “puri” si sarebbe ricavata una somma sufficiente per le bonifiche e per la successiva creazione del parco (manutenzione compresa), oltre a recuperare una piccola parte degli edifici esistenti (da destinare all’uso pubblico). Tema bonifiche: ricordo lo scetticismo generale relativamente all’importo stimato dai periti del tribunale (tra i 6 e i 7 milioni e mezzo di euro, stima “a spanne” e non poteva essere altrimenti), ricordo anche di aver personalmente recuperato copia della perizia (marzo 2019) inviando una richiesta via mail allo studio del professionista delegato dal Giudice delle Esecuzioni. Che cosa successe tra 2017 e 2019? Ci furono diversi esperimenti d’asta, tutti deserti (partecipai ad ogni seduta, in Via Nino Bixio 2 a Busto Arsizio), e man mano la cifra a base d’asta diminuiva, e si avvicinava ai nostri “desiderata”. Nostri di chi? Nel frattempo al gruppo di tre si erano affiancate altre tre persone, con forte “spirito civico”, interessate all’Isotta (uno è attualmente assessore, un altro è il comunicatore di Scbc). Poi si defilarono, o furono “defilati”. “Desiderata” ok, ma con quali soldi? Un milione era stato promesso dal solito e benemerito mecenate dell’amaretto, altri denari stavano arrivando, con un acconto relativo alla volumetria in cessione l’operazione sarebbe stata possibile (da brividi o da galera in caso di insuccesso, ma possibile). Poi però arrivò l’attuale operatore, io e Franco uscimmo di scena (o fatti uscire, vista la nostra diversa visione sul “parco”), il sottoscritto non prima di aver partecipato all’ultimo esperimento d’asta (21 novembre 2019), anch’esso andato deserto, in coda al quale fu ufficializzata l’offerta di un “privato” (acquisto per circa 3,2 milioni di euro, un affarone). Da qualche parte ci dovrebbe essere ancora la foto che facemmo con il commercialista incaricato della vendita (per lui sorriso a trentadue denti, si era liberato del fardello e poteva incassare la sua percentuale). Si affacciò nella stanza anche un noto saronnese esperto di Lura (qualcuno mi dice essere stato il “kingmaker” dell’operazione “Pagani Sindaca”), quando ci chiese il motivo della nostra presenza gli dissi che eravamo lì poiché interessati all’acquisto di un box a Ferno, messo all’asta. È andata così, non mi sento di biasimare né condannare una persona che non c’è più, che mi è stata molto cara (lo è ancora). Carissimo Angelo, senza rancore (ce n’è già troppo in giro, specialmente in consiglio comunale). Qualche mese dopo mi capitò la fortuna di vivere l’esperienza in amministrazione, dove tenni sempre fissa la barra sull’interesse pubblico, senza “mettere i bastoni fra le ruote” (mi si creda), ma chiedendo il rispetto delle norme e delle procedure. Franco invece si dedicò anima e corpo al volontariato ed all’attuale progetto (“Saronno per la terra”) con il sogno di rendere questa nostra città sostenibile, vitale ed accogliente, con un’elevata qualità della vita. Negli anni si è parlato tanto dell’Isotta, spesso a vanvera e senza conoscere le carte. Carte che in questi giorni escono dalla casa comunale, che, oltre ad essere energivora, è anche piena di spifferi e di buchi, un po’ da tutte le parti. E allora capita che la documentazione a corredo della discussione in consiglio comunale di lunedì sera finisca nelle mani degli amici (e anche degli amici degli amici). Ho avuto modo di leggere, velocemente, la bozza di convenzione. Cara Saronno, cara Isotta, è andata così e ormai deve andare così. Buon Natale Isotta, dovrà essere buono per forza. Buon 2026 Isotta, speriamo che, oltre ai Re Magi, arrivino anche gli emiri.
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SARONNO - Sono scattate le denunce dopo la violenta rissa avvenuta sabato 22 novembre davanti alla stazione di piazza Cadorna. I carabinieri della compagnia di Saronno, dopo aver raccolto testimonianze e ricostruito i momenti più concitati, hanno identificato due dei protagonisti. Uno di loro è stato accompagnato in caserma subito dopo la rissa, alle prime ore di domenica mattina e dovrà rispondere di porto ingiustificato di oggetti atti a offendere, perché trovato con una catena. Per lui scatterà anche la denuncia per rissa. La stessa contestazione riguarderà l’uomo finito al pronto soccorso di Saronno, arrivato comunque in codice verde.

QUI LA TESTIMONIANZA DI UN PAPA' SARONNESE PRESENTE ALL'INIZIO DELLA RISSA

Secondo gli accertamenti, tutto era iniziato poco dopo l’una allo stop tra via Primo maggio e piazza Cadorna, dove due gruppi di stranieri avevano dato vita a un diverbio sempre più teso. Nel giro di pochi minuti erano volate urla, spintoni e poi diverse bottiglie di vetro, in una scena che aveva costretto i presenti a spostarsi rapidamente. Nel fuggi fuggi generale uno dei coinvolti aveva riportato una ferita, mentre un altro era rimasto sul posto, controllato dai carabinieri e poi portato in caserma.

Sabato notte sono intervenute quattro pattuglie dell’Arma insieme al personale sanitario, che aveva soccorso l’uomo ferito con un arma da taglio. L’intervento dell’ambulanza e dell’auto infermieristica si era chiuso con il trasporto in ospedale e la successiva rivalutazione del codice in verde.

Le indagini proseguono per identificare gli altri partecipanti alla rissa e chiarire la dinamica completa. I carabinieri stanno incrociando testimonianze e immagini di videosorveglianza per ricostruire ogni fase dell’aggressione.


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SARONNO - Il venticinquesimo anniversario della Società Storica Saronnese diventa l’occasione per riportare al centro dell’attenzione della città la bellezza e il valore di Palazzo Visconti, e per farlo insieme, con incontri, una mostra e una camminata dedicata ai luoghi della storia del territorio.

Sabato 22 novembre alle 16.30 alla Villa Gianetti in via Roma 20, con l’architetto Amedeo Bellini, professore emerito di restauro architettonico del Politecnico di Milano parlerà del futuro dell’edificio saronnese e della necessità di un impegno condiviso per salvarlo.

Da giovedì 20 novembre parte la mostra “Notarelle Saronnesi – Archivio Zerbi”, curata dal professor Sergio Beato e presentata dal presidente della Società Storica Saronnese professor Giuseppe Nigro alle 17.30 alla Villa Gianetti.

Il programma continua sabato 22 novembre alle 10.30 con la passeggiata storica “Dalla cascina alla fabbrica”, condotta dall’architetto Alessandro Merlotti, per scoprire e rileggere tratti di città che ogni giorno attraversiamo senza più guardarli davvero.

La mostra sarà visitabile venerdì 21 novembre dalle 15 alle 18 e sabato 22 novembre dalle 10.30 alle 12. L’ingresso è libero.

Per aderire alla camminata è necessario inviare un messaggio whatsapp a +39 320 273 4048.


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SARONNO - "Park(ing)Day 2025, non pervenuto". E' questo il titolo dell'intervento dell'ex assessore Alessandro Merlotti che interviene con un'osservazione e un'analisi di come per il primo anno non si terrà in città il Parking day un’iniziativa internazionale in cui, per un giorno, i posti auto vengono riconvertiti in aree verdi, punti di incontro o attività culturali, per riflettere su un uso diverso e più sostenibile dello spazio urbano.
Ecco il suo intervento integrale.
Dopo la prima stitica (ve lo dice il suo "papà") edizione del 2022 (Piazza De Gasperi, angolo in fondo, ben nascosti), la seconda del 2023 più articolata (Via Concordia/Parco degli Alpini) e l'ultima del 2024 (parcheggio del Santuario, ben contenuta senza creare problemi agli automobilisti, stile mercatino delle pulci), scompare l'appuntamento saronnese...
Forse meglio così, interessa a pochissimi e, diciamolo, crea qualche problema agli uffici per l'organizzazione...Peccato, si poteva tornare all'origine, come fece qualche anno fa un gruppo di coraggiosi in piazza Cadorna, in autogestione, con un vero Park(ing) Day, il vero primo a Saronno...
Ripeto, interessa a pochissimi, e poi ci sarà sempre qualcuno a ricordare che i problemi sono ben altri...pazienza...nel compenso martedì 16 passerà l'Autogiro d'Italia...
(foto: un momento dell'ultima edizione)
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[post_title] => Niente Park(ing) Day 2025 a Saronno, Merlotti: "Un’occasione persa per la città" [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => niente-parking-day-2025-a-saronno-merlotti-unoccasione-persa-per-la-citta [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2025-09-11 06:16:38 [post_modified_gmt] => 2025-09-11 04:16:38 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=658985 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 11 [filter] => raw ) [7] => WP_Post Object ( [ID] => 656818 [post_author] => 1 [post_date] => 2025-08-11 11:50:07 [post_date_gmt] => 2025-08-11 09:50:07 [post_content] =>

SARONNO – È Alessandro Merlotti, autore della rubrica 2000 battute, il protagonista dell’edizione speciale de Il tempo di un caffè, il format estivo di ilSaronno. Stavolta, la tazzina è dedicata a chi, settimana dopo settimana, ha risvegliato curiosità e memoria con storie dimenticate o sorprendenti: perché 2000 battute, come ci spiega lui stesso, è molto più di uno spazio fisso del mercoledì.

"È nata come un’idea semplice, di condivisione – racconta Merlotti –. Alcune storie le conoscevo già, altre le ho incontrate leggendo o ascoltando. Volevo restituirle in modo diretto e accessibile". Il nome della rubrica nasce proprio da questo intento: offrire testi brevi e scorrevoli. "In origine doveva essere un limite massimo, per non appesantire la lettura online – spiega – poi, ironia della sorte, è diventato un minimo. Alcune storie sono così dense che contenerle è quasi impossibile".

La forza della rubrica è anche nella varietà degli argomenti: episodi locali inediti, fatti nazionali dimenticati, spunti dal passato che parlano al presente. "Negli ultimi tempi ho iniziato a consultare gli archivi digitali: Corriere della Sera, Cronaca Prealpina, annate tra fine Ottocento e 1945. Si chiama ‘spoglio dei quotidiani’, e significa sfogliare pagina dopo pagina, a caccia di dettagli".

Tra le edizioni "preferite" di Merlotti della sua rubrica cita quella dedicata ai venditori di mughetti milanesi, e la storia di Giovanni Maritano, saronnese morto in una colluttazione a Caronno nel 1893. "Vedere la sua tomba al cimitero e poi riuscire a trovare un tassello della sua vicenda è stato emozionante. Anche altri appassionati di storia locale mi hanno ringraziato: erano anni che cercavano informazioni su di lui".

Ma 2000 battute è anche uno spazio vivo, aperto ai lettori. "Sono arrivate richieste, appunti, proposte. È bello vedere che chi legge partecipa, corregge, suggerisce. Alcuni hanno chiesto un pezzo sulla frazione Dal Pozzo di Saronno: sto cercando di raccogliere informazioni per farlo".

Durante l’estate, la rubrica si prende una pausa dalla scrittura, ma non sparisce: "Nel mese di agosto – anticipa Merlotti – stiamo pubblicando alcune immagini storiche e curiose. Una piccola variazione, ma sempre nello spirito di 2000 battute".

La ripresa è fissata per mercoledì 3 settembre. E le anticipazioni non mancano: “Negli ultimi spogli ho lavorato su quotidiani degli anni ’70. È impressionante notare quanto l’atmosfera degli ‘anni di piombo’ si avvertisse anche nelle cronache locali. Terrorismo, violenza, paura: sarà un ciclo interessante”. E continuerà l'attenzione allo sport.


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Le elezioni comunali del 1980, concomitanti con quelle provinciali e regionali, sono emblematiche della teoria vichiana, quella famosa dei “corsi e ricorsi storici”, almeno a parere di chi scrive, il giudizio finale rimane ovviamente ai lettori. Il “Corriere della Sera” del 5 giugno 1980 pubblica un articolo dal titolo “Saronno malata di indifferenza”, riportando da una parte le considerazioni della DC, partito di maggioranza relativa, dall’altra le riflessioni degli esponenti locali del PSI e del PCI. Il giornalista Fabio Cavalera, autore dell’articolo, così scrive: “Che domenica verranno aperti i seggi lo si capisce solo dai manifesti attaccati sui muri delle strade. Ai comizi c’è poca gente e le sedi dei partiti sono vuote. In questi giorni che precedono il voto Saronno, quarantamila abitanti a cavallo fra le province di Milano, Varese e Como, non cambia la sua tradizionale fisionomia di città tranquilla. Indifferenza? Le forze politiche sono preoccupate. Non c’è partecipazione […]. E’ una campagna elettorale dimessa, la «meno interessante» degli ultimi anni. Si guarda con attenzione al momento dell’apertura delle urne per capire se questo «distacco» potrà tradursi in una astensione massiccia”. Questa premessa del giornalista del “Corriere” fa da preambolo alle valutazioni dei politici saronnesi, a pochi giorni dalle elezioni amministrative. Per la DC, parla il sindaco uscente Augusto Rezzonico: “Non riesco a fare previsioni […] ma mi auguro che i timori possano essere sminuiti”. Nell’articolo, Cavalera riporta i giudizi delle opposizioni, secondo le quali la coalizione uscente sarebbe incolore, piatta, incapace di risolvere i problemi del verde e della casa. Rezzonico risponde così. “Abbiamo incontrato difficoltà nei primi due anni. […] negli ultimi trentasei mesi si è lavorato bene. È stata costruita una nuova scuola media, è sorto il palasport, abbiamo approvato il piano regolatore”. L’autore dell’articolo descrive Saronno come città di piccole e medie imprese artigiane (oltre mille), tessili, elettromeccaniche, una economia ricca che dà lavoro a migliaia di persone anche del circondario. Con Seregno e Cantù costituisce un “polo” nuovo nella realtà lombarda, Consapevole di questa posizione acquisita soprattutto negli ultimi anni Saronno chiede di diventare provincia autonoma. Di seguito le considerazioni di Rezzonico: “Si tratta di costruire una barriera fra Milano e Varese con le quali non condividiamo più modi di vita e di cultura. È un discorso che potrà andare avanti solo con la riforma degli enti locali”. Si prevede che, dopo le elezioni, gli equilibri dovrebbero rimanere immutati, con la DC pronta per una nuova alleanza con i partiti minori (PLI, PSDI, PRI), disposta comunque a riaprire al PSI. “Purtroppo il PSI a Saronno è sulle posizioni di Signorile e di Achilli e non vuole costituire una maggioranza con noi. Con il PCI non è possibile parlare di alleanze”. Chiamati in causa, comunisti e socialisti lanciano contro la giunta accuse pesanti: “inefficienza” e “incapacità di amministrare”. Così Antonio Volpi per il PSI: “Il giudizio sulla maggioranza DC-PSDI è certamente negativo”. Molti i motivi: “La città ha ormai assunto una fisionomia mediorientale. È sporca soprattutto nella sua periferia e i parchi vengono lasciati lentamente morire. È anche culturalmente povera. Isolata dal resto della Lombardia, con poche esperienze di teatro. […]. Saronno è una città ricca. Stranamente, però, solo una cinquantina di famiglie dichiarano redditi superiori ai dieci milioni [di Lire]. Molta gente evade il fisco. È ora di farla finita. Noi abbiamo più volte chiesto alla giunta di muoversi ma non è stato fatto nulla. […]. La nostra è una delle città più care della regione. Il comune non ha voluto o saputo programmare una politica sul carovita. […]. La gente è effettivamente stanca. È un dato preoccupante perché fino a poco tempo fa i cittadini partecipavano alla vita politica. A Saronno già nel 1972 si votò ad esempio per i consigli di quartiere. La percentuale dei votanti superò il 62 per cento. Molto alta per una esperienza nuova. Purtroppo i consigli di quartiere non hanno funzionato, la Democrazia cristiana li ha svuotati di significato e di potere. Se c’è indifferenza è perché la giunta non ha stimolato gli abitanti con iniziative culturalmente interessanti. La DC di Saronno è un partito particolarmente piatto”. E il PCI? “I comunisti negli ultimi due mesi hanno distribuito in tutta Saronno migliaia di questionari, poi li hanno raccolti e infine elaborati. Sulla base delle risposte che hanno ottenuto è stato elaborato un programma”. Così Ulderico Sbrissa, capogruppo comunista uscente: “Si è notato che i problemi più sentiti sono quelli della casa, del verde e della difesa dell’ambiente. Questioni che la giunta DC-PSDI non ha risolto. La maggioranza non ha mai accolto le critiche e le proposte delle opposizioni, si è sempre chiusa in sè stessa. Noi comunisti avevamo ad esempio chiesto l’istituzione di una commissione economica con compiti di indagine e di studio sulla realtà occupazionale e industriale nella zona. Commissione che ci aiutasse poi ad indicare valide soluzioni. La DC ci ha boicottato. […]. Saronno ha bisogno di facce pulite e di giovani. È l’unico modo per cambiare”. A spoglio effettuato, si scopre che l’affluenza è stata del 94% (dato Regionali 1980). Il mese di giugno si chiude con tre attentati presso le sedi DC di Saronno, Ceriano Laghetto e Solaro. Nella notte fra il 24 e il 25 giugno, davanti alla sede saronnese della DC, in Via Pietro Micca, si sente un’esplosione, seguita da un principio di incendio. Buon voto, saronnesi. Bibliografia: - Fabio Cavalera, “Saronno malata di indifferenza”, in “Corriere della Sera”, 5 giugno 1980, pag. 23; - “Ordigni esplodono di notte contro tre sezioni della DC”, in “Corriere della Sera”, 26 giugno 1980, pag. 23. Immagini: - Augusto Rezzonico: https://www.ilsaronno.it; - Antonio Volpi: https://www.youtube.com/watch?v=Y1lAltDt_rU, Pierodasaronno Onlyforfriends (autorizzazione richiesta e concessa); - Ulderico Sbrissa: SPI Insieme CGIL Varese, n. 1, febbraio 2010, pag. 12; - Fabio Cavalera: https://www.senzabavaglio.info/2018/11/14/fabio-cavalera/ - Elezioni regionali 1980: https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=R&dtel=08/06/1980&tpa=I&tpe=C&lev0=0&levsut0=0&lev1=3&levsut1=1&lev2=86&levsut2=2&levsut3=3&ne1=3&ne2=86&es0=S&es1=S&es2=S&es3=N&ms=S&ne3=861010&lev3=1010; - Archivio fotografico del comune di Saronno. 2000 battute 2000 battute (più o meno) fuori sacco Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più. 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Il “Corriere della Sera” riporta in prima pagina la notizia dell’incarico esplorativo, per la formazione del nuovo governo, concesso dal Presidente Cossiga all’eterno Amintore Fanfani (il “Rieccolo!”, come lo chiamava Montanelli). Forse per riempire il giornale, in un caldo sabato estivo, a pag. 29 troviamo un articolo dedicato al nostro paesone, dal titolo “Saronno, il fascino discreto di una città a misura d’uomo”. “A metà strada tra Milano, Varese e Como, Saronno sembra essere indifferente agli influssi di queste tre città così diverse. Vive autonoma e indipendente, fiera della propria fisionomia e orgogliosa di non essere stata fagocitata dalla vicina megalopoli meneghina. Con trentottomila abitanti e una superficie di circa undicimila chilometri quadrati [refusone, saremmo stati grandi come l’intero Abruzzo] [Saronno] potrebbe essere paragonata, con un po’ di fantasia, a quelle cittadine americane di provincia tanto di moda nei film degli anni Cinquanta. Certo non ci sono le villette con giardino e posto-macchina, forse perché Saronno è cresciuta in fretta. Meta del primo esodo dei milanesi stanchi dello smog e stremati dalla ricerca di una casa, si è dovuta arricchire in tutta fretta di palazzi più o meno alti. Altra conseguenza di questo sviluppo a ritmo serrato è un certo disordine urbano con problemi di viabilità e, soprattutto, di parcheggi. Saronno, ricca di negozi e di uffici pubblici, nonché sede della Pretura e dell’Ufficio imposte, ogni giorno viene invasa dalle automobili degli abitanti dei vicini centri che si recano in città per lavoro, per shopping o per sbrigare pratiche burocratiche. La caccia al posteggio non è affare da poco. Lo stesso Comune, ospitato in una bella villa in stile Liberty, per concentrare tutti gli uffici (ora dislocati in vari punti della città) e per allontanare lo spettro del parcheggio, ha deliberato l’acquisto del complesso della «Rinascente», ormai chiuso da più di un anno. Ma il vero problema di Saronno è la disoccupazione, in particolare quella giovanile. Nell’aprile del 1983 è stata chiusa la F.O.S. (Fonderia di Saronno) dove si fabbricava il cuore della famosa stufa Warm Morning. La Breda-Isotta Fraschini, partita come industria automobilistica e poi, durante la seconda guerra mondiale, specializzata in motori marini, ha già messo in cassa integrazione circa quattrocento operai. Le prospettive non sono rosee, si parla di chiusura anche per la Breda e si sta lottando per mantenere a Saronno un nucleo di duecento addetti alla progettazione. Il resto delle attività sarà trasferito a Trieste. Preoccupazioni anche per la Lazzaroni, la fabbrica dei prestigiosi biscotti, che dopo cento anni di ininterrotto dominio ha ceduto il controllo dell’azienda alla Campbell, una multinazionale americana. Degli oltre cinquecento dipendenti in organico, duecento sono ora in cassa integrazione. Unica eccezione, in un panorama industriale incerto, è l’Illva, la fabbrica della famiglia Reina dove viene prodotto il famoso amaretto di Saronno (solo negli Stati Uniti se ne consumano ogni anno otto milioni di bottiglie). Anche qui però non mancano le preoccupazioni. Si teme che la fabbrica-madre di Saronno possa perdere valore e importanza rispetto allo stabilimento costruito all’inizio di questo decennio vicino a New York […]. Ormai sono le piccole imprese e il terziario a «tirare» sul mercato e Saronno, grazie alla sua vocazione comprensoriale e alla particolare posizione territoriale, sta cercando di sfruttare questa nuova linea di sviluppo. In tal senso potrà trarre beneficio dal grande progetto di ristrutturazione delle Ferrovie Nord Milano. Con il quadruplicamento della tratta Milano-Saronno, gli anacronistici treni delle Nord si trasformeranno in una moderna metropolitana a cielo aperto, con notevoli vantaggi sul piano della velocità e della comodità del trasporto. La stessa stazione ferroviaria di Saronno sarà completamente ricostruita entro la fine degli anni Ottanta. Visti i progetti in materia di collegamenti, non è escluso che Saronno diventi una città-satellite. Non diventerà però un dormitorio, uno di quei quartieri giganti che si svuotano la mattina e che si riempiono solo a sera con il rientro dei pendolari”. Bentornati nel 2025, ci aspettava un futuro radioso. Bibliografia: - “Saronno, il fascino discreto di una città a misura d’uomo”, in “Corriere della Sera”, 5 luglio 1986, pag. 29. Immagini: - Archivio fotografico del Comune di Saronno.
2000 battute 2000 battute (più o meno) fuori sacco Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più. [post_title] => 2000 battute: Eravamo infelici ma non lo sapevamo [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => 2000-battute-eravamo-infelici-ma-non-lo-sapevamo [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2025-05-03 11:55:07 [post_modified_gmt] => 2025-05-03 09:55:07 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=649577 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 2 [filter] => raw ) ) [post_count] => 10 [current_post] => -1 [before_loop] => 1 [in_the_loop] => [post] => WP_Post Object ( [ID] => 680760 [post_author] => 1 [post_date] => 2026-07-05 05:45:18 [post_date_gmt] => 2026-07-05 03:45:18 [post_content] =>

SARONNO - Un invito a guardare la città e a immaginare come potrebbe cambiare se una parte di asfalto, cemento e pavimentazioni lasciasse spazio al verde. È la riflessione lanciata sui social da Alessandro Merlotti, ex assessore alla Rigenerazione urbana, che ha proposto un "gioco dell'estate" dedicato alla "depavimentazione virtuale".

La depavimentazione urbana (nota in inglese come depaving o desealing) è una pratica urbanistica che consiste nella rimozione di manti di asfalto, cemento e altre superfici impermeabili per restituire il suolo alla natura.  L'obiettivo principale è trasformare aree grigie inutilizzate o sovradimensionate — come vecchi parcheggi, piazzali scolastici o ampi spartitraffico — in spazi permeabili ricoperti da terra, prati, alberi e piante. Genova è diventata la prima città in Italia a inserire ufficialmente la depavimentazione nel proprio Piano Urbanistico Comunale (Puc). La giunta guidata dalla sindaca Silvia Salis ha approvato una storica riforma che smette di considerare il suolo come una superficie da coprire, trattandolo invece come una vera e propria infrastruttura ecologica e climatica.

L'idea di Merlotti parte da una domanda: da quali aree di Saronno si potrebbe iniziare a rimuovere superfici impermeabili per restituire spazio al terreno naturale e migliorare la capacità di drenaggio dell'acqua, oltre a contribuire alla riduzione delle isole di calore urbane.

Nel suo intervento scrive: "Saronno ha una superficie di 11,06 chilometri quadrati, non saprei indicare la percentuale di superficie impermeabile e non drenante, forse è un dato che non conosce nessuno, comunque parliamo di tanti, tantissimi metri quadrati. Giro sempre meno per Saronno, preferisco 'a freddo' - caldo permettendo - guardare le immagini satellitari: mi chiedo da dove si potrebbe iniziare a depavimentare, operazione non più procrastinabile".

Da qui la proposta, volutamente provocatoria: "Indipendentemente dai costi dell'operazione - si tratta di un gioco, ovviamente - si potrebbe provare a liberare da pietra, cemento e asfalto almeno 7.000 metri quadrati, che corrispondono grosso modo alla superficie di un campo di calcio".

A corredo del post vengono indicati tre possibili spunti di riflessione: piazza San Francesco, il rettangolo di via Amendola e la futura viabilità dell'area ex Cantoni, ipotizzando per quest'ultima la trasformazione a senso unico della strada interna prevista a doppia corsia, richiamando una proposta avanzata in passato da Roberto Strada. Il messaggio si conclude con un invito alla partecipazione: "Ingresso libero. È un gioco, ma la questione è seria...".


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