SARONNO - Società della cura torna in piazza. Stamattina, sabato 19 febbraio, gli attivisti sono rimasti sotto il tradizionale gazebo rosso in piazza Libertà per informare i saronnesi sulla situazione della sanità cittadina e lombarda.
"A due anni dallo scoppio della pandemia - rimarcano gli attivisti - che ha svelato tutti i limiti della gedtione privatizzata della sanità lombarda, chiediamo che la nuova sanità territoriale (Casa della Comunità di Saronno) sia pubblica e che i cittadini partecipino a progettarla".
Anche per questo è iniziato un ciclo di incontri e di appuntamenti per approfondire le tematiche relative alla sanità anche cittadina. Dopo il primo appuntamento con il consigliere regionale Samuele Astuti dedicato alla riforma lombarda (da dove sono arrivati anche due appelli per l'ospedale di Saronno) settimana questa sarà la volta delle Case della Salute.
Giovedì 24 febbraio alle 21 alla Sala Aldo Moro si terrà un incontro per approfondire le tematiche relative alla nuova struttura in arrivo in città. Il gruppo rinnova l'appello al sindaco Augusto Airoldi per fare il punto della situazione a Saronno e per fare il punto su esperienze già avvenute in altri territori.
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SARONNO – Un ciclo di appuntamenti dedicato alla sanità è quello che parte stasera con la Società della cura che parlarà anche della Casa della Salute in arrivo a Saronno.
qui la diretta de ilsaronno
Lo abbiamo già detto, ora lo spieghiamo meglio: la “riforma” del Sistema Sanitario Regionale non risolve nessuno dei problemi dei cittadini per l’accesso alle cure pubbliche che quotidianamente registriamo: infinite liste d’attesa, costi esosi di esami e visite specialistiche, medici di base in numero sempre minore per più pazienti e minore qualità del servizio. E potremmo andare avanti.
Tornando a parlarne con un testimone diretto, il consigliere regionale di opposizione Samuele Astuti, eletto nel nostro territorio, che ci spiegherà quali sono le alternative possibili e praticabili, ma ci aggiornerà anche sulla preoccupante situazione del nostro ospedale cittadini, di cui da anni chiediamo un rilancio che al momento non si vede all’orizzonte. Anzi.
L’appuntamento è fissato per giovedì 10 febbraio alle 21 all’auditorium Aldo Moro. “…Ma la sanità in Lombardia” sarà una chiacchierata pubblica con Samuele Astuti consigliere regionale del Pd.
La serata pubblica sarà trasmessa in diretta sul profilo facebook La Società della Cura – Saronno
Il dibattito apre un ciclo di incontri dal titolo “la salute che vogliamo”, che affronterà questi temi:
24 febbraio – La Casa della Comunità di Saronno: vogliamo una progettazione partecipata
10 marzo – La privatizzazione della sanità lombarda dal 1995 al Covid: un’analisi critica
24 marzo – Il diritto alla cura dei cittadini: cosa possiamo fare concretamente per esigerlo
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Ecco la nota con cui gli attivisti spiegano l'iniziativa.
Lo abbiamo già detto, ora lo spieghiamo meglio: la “riforma” del Sistema Sanitario Regionale non risolve nessuno dei problemi dei cittadini per l’accesso alle cure pubbliche che quotidianamente registriamo: infinite liste d’attesa, costi esosi di esami e visite specialistiche, medici di base in numero sempre minore per più pazienti e minore qualità del servizio. E potremmo andare avanti.
Tornando a parlarne con un testimone diretto, il consigliere regionale di opposizione Samuele Astuti, eletto nel nostro territorio, che ci spiegherà quali sono le alternative possibili e praticabili, ma ci aggiornerà anche sulla preoccupante situazione del nostro ospedale cittadini, di cui da anni chiediamo un rilancio che al momento non si vede all’orizzonte. Anzi.
L'appuntamento è fissato per mercoledì 10 febbraio alle 21 all'auditorium Aldo Moro. "...Ma la sanità in Lombardia" sarà una chiacchierata pubblica con Samuele Astuti consigliere regionale del Pd.
La serata pubblica sarà trasmessa in diretta sul profilo facebook La Società della Cura – Saronno
Il dibattito apre un ciclo di incontri dal titolo “la salute che vogliamo”, che affronterà questi temi:
24 febbraio – La Casa della Comunità di Saronno: vogliamo una progettazione partecipata
10 marzo – La privatizzazione della sanità lombarda dal 1995 al Covid: un’analisi critica
24 marzo – Il diritto alla cura dei cittadini: cosa possiamo fare concretamente per esigerlo
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Questo il comunicato.
Il Parlamento italiano metterà al voto, forse già il 15 luglio, il rifinanziamento delle missioni militari all’estero, che vedono l’Italia impegnata in diversi scenari di guerra. E le chiamano “missioni di pace”.
Una violazione palese dell’articolo 11 della nostra Costituzione, che purtroppo trova da decenni un consenso pressoché unanime all’interno del nostro Parlamento.
L’aggravante a tutto ciò è però costituita, da alcuni anni a questa parte, dal crescente finanziamento offerto dal nostro Paese al “governo libico” affinché faccia da gendarme alle migrazioni che attraverso il Mediterraneo centrale tentano di raggiungere l’Europa. Una situazione che nel Mediterraneo ha già provocato la morte e la scomparsa di oltre 40000 persone: pensiamoci, è come se tutta Saronno con i suoi abitanti scomparisse in fondo al mare! Chi ci dovrebbe rappresentare conosce molto bene questa situazione, ma fa finta di non vedere: per questo abbiamo deciso di mostrarlo in piazza, da Montecitorio alle periferie del Paese.
E soprattutto cerca di fare in modo che non se ne sappia nulla: per questo ha proibito non solo ogni forma di salvataggio in mare da parte di missioni nazionali o continentali, come avveniva fino al 2016 con la nostra Marina Militare impegnata nell’operazione Mare Nostrum, ma ha criminalizzato e rigidamente delimitato l’operatività delle Ong che hanno deciso di supplire alle mancanze degli Stati e che sono per questo testimoni scomodi di violazioni importanti del diritto internazionale.
Non è questo il modo di gestire le migrazioni, che sono un fenomeno strutturale e inevitabile in un mondo basato sullo squilibrio economico, climatico e sociale che il nostro sistema impone ai Paesi della zona sud. Ed è proprio questa oscenità che non si vuole mostrare agli occhi delle persone.
Lo stesso denaro usato per respingere i migranti potrebbe essere impiegato non solo per salvare vite umane, ma anche per permettere una cooperazione internazionale vera, che sradichi le cause dell’emigrazione, trasformandola da movimento forzato a libera scelta di trovare per sé un posto nel mondo; oppure per favorire viaggi sicuri e accogliere degnamente chi arriva, permettendo di mettere i propri talenti a disposizione delle comunità di destinazione.
E’ significativo che nel Recovery plan europeo, e quindi nel Pnrr italiano, non ci sia un solo rigo, e quindi un solo finanziamento, dedicato al capitolo della migrazione: si preferisce delegarla alle polizie di frontiera, anche se si tratta – come nel caso della “guardia costiera libica” ad un’accozzaglia di bande criminali che non esitano a speronare e sparare alle imbarcazioni di fortuna con cui i migranti tentano di raggiungere le nostre coste, costretti a farlo non avendo vie legali di accesso riconosciute dalle nostre leggi.
E’ ora di dire basta! E’ ora di praticare la Società della cura contro l’economia della morte e del profitto!
13072021
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In Lombardia regna il caos più totale: siamo al quartultimo posto in Italia per vaccini somministrati rispetto alle dosi ricevute (alla faccia dell'eccellenza della sanità lombarda); la società regionale di gestione del database per le prenotazioni "Aria" ha disastrosamente mostrato la sua inefficienza e verrà (presto?) sostituita da Poste Italiane, dopo essere stata inquisita la scorsa estate sulla vicenda dei camici "donati" dalla società del cognato e della moglie di Fontana, è di questi giorni la notizia di un sito da cui si poteva effettuare la prenotazione pur non avendo la priorità (inchiesta di Radiopolare diffusa il 09.03.2021) mentre moltissimi anziani e persone con patologie gravi sono ancora in attesa di chiamata, ad oggi la percentuale degli over 80 vaccinata è ferma al 19%, mentre ad esempio nel Lazio è oltre il 43%. Ci sarebbe da sorridere ma non è possibile, purtroppo. In Italia si contano ormai più di 100.000 morti e sull'arrivo dei vaccini regna ancora la più assoluta incertezza. O meglio, l'unica certezza che abbiamo è che anche su questo vitale settore siamo in balia del mercato, dei desiderata delle case farmaceutiche che, dopo avere ricevuto denaro pubblico per la ricerca sui vaccini, ora dettano le regole di produzione e distribuzione, naturalmente con enormi guadagni a scapito della popolazione mondiale (pensiamo solo a quando potranno accedere ai vaccini nel sud del mondo), a cui non resta che pazientare. Bene, noi non ci stiamo. Chiediamo subito una moratoria sui brevetti dei vaccini e firmiamo la petizione dei cittadini europei. Il Comitato Nazionale per l'Iniziativa dei Cittadini Europei “Right2cure – No profit on pandemic”, “Diritto alla Cura, nessun profitto sulla pandemia” ha inoltrato una lettera ai Presidenti del Consiglio dei Ministri, del Senato e della Camera per chiedere che l’11 marzo, nella riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio dedicata al tema dei vaccini e dei brevetti, il nostro Governo sostenga la proposta inoltrata all’Omc da India e Sudafrica per arrivare ad una moratoria temporanea per i brevetti sui vaccini e sui farmaci anti Covid-19, per poterli produrre su scala mondiale in tutti i paesi e in quantità sufficiente al fabbisogno dei popoli. Nella lettera di richiesta ricorda che, alla fine del secolo scorso, il monopolio della proprietà intellettuale nel trattamento per l'Hiv ha ritardato di ben 10 anni la possibilità di curare al meglio la malattia in Africa, America Latina e Asia provocando milioni di morti tra la fine degli anni '90 e l’inizio degli anni 2000, fino a quando le barriere dei brevetti non sono state abolite e sono diventati disponibili i farmaci generici per il trattamento dell'Hiv. Invitiamo tutti i cittadini a sostenere questa richiesta, chiedere la tutela della salute per tutti, la trasparenza sugli accordi con le aziende farmaceutiche e che non vi siano profitti sulla pandemia tanto più sostenuti da ingenti investimenti pubblici, firmando la petizione on-line secondo le indicazioni riportate sul sito www.noprofitonpandemic.eu\it. L’obiettivo è di raccogliere un milione di firme in tutti i paesi dell’Unione per potersi rivolgere direttamente alla Commissione Europea e richiedere di esprimersi sul tema. Inoltre, il giorno 11 marzo, dalle ore 17,00 alle 19,00, sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/Right2CureECI/ vi sarà una diretta con tutti i rappresentanti del Comitato Nazionale, per seguire l’evolversi della riunione e avviare iniziative di protesta se non vi sarà una risposta positiva alle richieste inoltrate." 10032021 [post_title] => Vaccini, Società della Cura: "Mobilitiamoci per fermare i profitti sui vaccini" [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => vaccini-societa-della-cura-mobilitiamoci-per-fermare-i-profitti-sui-vaccini [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-03-10 11:31:11 [post_modified_gmt] => 2021-03-10 10:31:11 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=237019 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 236463 [post_author] => 32 [post_date] => 2021-03-05 11:37:36 [post_date_gmt] => 2021-03-05 10:37:36 [post_content] => SARONNO - Si chiama "Società della Cura" il nuovo progetto che verrà presentato il 6 marzo alle 10, online, sulla pagina Facebook "Per una società della cura". Oltre 350 gruppi, associazioni, reti, si sono organizzate dal basso per alzare la voce e cambiare qualcosa: durante il lockdown della scorsa primavera, infatti, è emersa agli occhi di tutti l'impellente necessità affrontare il collasso climatico e l'emergenza della disuguaglianza sociale. Un cambio della società è ciò che l'associazione propone e che presenterà con il nome di "Recovery Planet": piano che vuole dedicare risorse e attenzione alla cura del pianeta e delle problematiche sociali. "E' un lavoro collettivo - si legge sul blog del gruppo - verso la costruzione collettiva della nostra alternativa al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: scriveremo insieme il Piano Nazionale di Transizione verso la società della cura, il nostro Recovery Planet." "Indicheremo - continua - quali sono per noi i primi passi necessari e indispensabili per cambiare radicalmente rotta. E useremo ovviamente tutti i materiali e le idee che già tante reti, organizzazioni e movimenti hanno già prodotto e stanno producendo. 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Siamo un gruppo di cittadine/i e associazioni che si stanno mobilitando dallo scorso ottobre in città sulla base di un Manifesto nazionale per la Società della Cura, vista come fuoriuscita possibile dall’economia del profitto in cui ci troviamo. Il 19 ottobre il manifesto è stato presentato all’Auditorium Aldo Moro. Oggi in Italia ha visto l’adesione formale di 350 gruppi e associazioni e oltre 1000 singoli. Il convegno ha rappresentato la tappa di un cammino iniziato il 19 ottobre e proseguito a Saronno, ma che intende “allargarsi” come potrà leggere di seguito, con un corso di “autoformazione orientata all’azione” che nel novembre 2020 ha ospitato 4 lezioni su “Salute pubblica e territorio”. Il 21 novembre, all’interno della cornice della prima giornata nazionale della Società della Cura, abbiamo tenuto un presidio davanti all’ex Ufficio d’Igiene di Saronno, per sollecitare la riorganizzazione della medicina di territorio in città e distretto, citando a modello le “Case della salute” esistenti in altre regioni e sperimentabili da noi. Analoghe richieste sono state prodotte all’interno della seconda giornata di mobilitazione nazionale, il 22 dicembre data in cui abbiamo consegnato il nostro “Dono di Natale” in tutto il Paese, dove vi è la presenza di un nostro comitato territoriale. Eravamo quindi presenti sotto il palazzo di Regione Lombardia perché non c’era bisogno della pandemia per sapere che il modello di sanità, e di welfare in generale, nella nostra regione è inadeguato a rispondere ai bisogni di salute e di benessere di tutti i cittadini e delle comunità di cui fanno parte. Un modello di impianto aziendalistico, prestazionale e mercantile, che ha parcellizzato e privatizzato l’idea stessa di salute e di benessere. Con le conseguenze che conosciamo: svuotamento dei presidi territoriali, (addirittura il ruolo dei medici di famiglia è stato svilito), liste d’attesa infinite, pronto soccorso sovraffollati, ricorso sistematico al voucher per le prestazioni assistenziali, esplosione della spesa per le famiglie costringendo a pagare per ciò che sarebbe un diritto (per chi può permetterselo e, per chi non può, meno prevenzione e meno cure tempestive), minori diritti anche per i lavoratori del comparto. A Legnano, per esempio, c’è un grande ospedale, anzi contando anche quelli vicini e privati Mater domini e Santa Maria, ce ne sono tre: ma non sono bastati a proteggere i cittadini dalla pandemia. C’è la struttura dell’ex ospedale che dovrebbe diventare, almeno in parte, una cittadella della salute, di cui però ancora non conosciamo i dettagli di cosa conterrà e che stenta a decollare. C’è un’azienda speciale per l’erogazione dei servizi sociali sul cui funzionamento è aperta una riflessione. Localmente abbiamo consegnato al Municipio di Saronno, un “plastico” della Casa della Salute come gesto simbolico per un primo presidio territoriale, quindi “di prossimità” per la cittadinanza, per cercare di arginare l’emergenza che si è verificata massicciamente negli ospedali. Ed ora il convegno del 23 gennaio, frutto di un lavoro collettivo di quanti soggetti hanno sinora aderito al gruppo dei cittadini per la Società della Cura a Saronno e dintorni, con analoghi soggetti di Legnano. Siamo entrati nel concreto delle proposte fattibili per iniziare un percorso di riorganizzazione territoriale dei servizi sanitari, sociali e socio-sanitari. Abbiamo preso spunto dalle indicazioni provenienti dai nostri relatori emiliano-romagnoli: - Luigi Cavanna, oncoematologo a Piacenza, efficace sia prima che in pandemia nei servizi di prossimità a soggetti fragili, partendo proprio dall’ascolto dei loro bisogni; - Andrea Zamboni, medico e sindaco di Riva del Po (Ferrara) che ci ha raccontato, insieme alla referente dell’Azienda USL Elisa Mazzini, la progressiva creazione di servizi territoriali e il ruolo delle amministrazioni comunali, pienamente coinvolte sin dall’inizio di tale percorso. ma anche dalle precise indicazioni portateci da persone del nostro territorio: - Fulvio Aurora, di Medicina Democratica, che ci ha spiegato cos’è la Casa della Salute, che in Lombardia viene chiesta sin da prima della riforma sanitaria di Formigoni, proseguita da Maroni; - Manuela Serrentino, del comitato per la Cittadella della Slaute, gruppo di cittadini di Como che da anni chiede l’istituzione di un tale servizio nell’area del vecchio ospedale Sant’Anna di Como; - Stefania Buzzetti, della cooperativa sociale L’Arcobaleno, tuttora protagonista in provincia di Lecco di esperienze (PreSST Valsassina, infermieri di comunità a Oggiono) che vanno in questa direzione; - Stefania Nava, lavoratrice in lotta dell’ospedale di Saronno, che ci ha spiegato come il salvataggio del nostro ospedale passi solo attraverso un rafforzamento complessivo della sanità territoriale. 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Fra essi Roberto Guaglianone, che si è soffermato sullo scopo dell'iniziativa odierna: "Abbiamo voluto sensibilizzare su questo tema proponendo anche una soluzione pratica, l'ex asilo ed ex ufficio d'igiene di via Manzoni è da tempo inutilizzato e si presterebbe mokto bene allo scopo". Il tutto si è svolto in occasione della giornata nazionale della “Società della cura”. "Tutte le persone di buona volontà che vogliono uscire "dall’economia del profitto", che crea pandemie e disuguaglianza, si ritrovano fisicamente laddove possibile e virtualmente da ogni luogo del Paese" hanno ricordato gli organizzatori. A Saronno si è dunque tenuto alle 10.30 un piccolo presidio davanti all’ex Ufficio d’igiene di via Manzoni per chiedere appunto l’istituzione di una Casa della salute a Saronno, "cioè di investire sulla medicina di prossimità, più vicina alle persone e ai medici di base e preventiva al ricovero in ospedale". 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Anche per questo è iniziato un ciclo di incontri e di appuntamenti per approfondire le tematiche relative alla sanità anche cittadina. Dopo il primo appuntamento con il consigliere regionale Samuele Astuti dedicato alla riforma lombarda (da dove sono arrivati anche due appelli per l'ospedale di Saronno) settimana questa sarà la volta delle Case della Salute.
Giovedì 24 febbraio alle 21 alla Sala Aldo Moro si terrà un incontro per approfondire le tematiche relative alla nuova struttura in arrivo in città. Il gruppo rinnova l'appello al sindaco Augusto Airoldi per fare il punto della situazione a Saronno e per fare il punto su esperienze già avvenute in altri territori.
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