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'ndrangheta

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15 Giugno 2016

SARONNO - Questa mattina, alle prime luci dell’alba, in 16 province del territorio nazionale, i carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Direzione distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 65 persone - 47 finite in carcere, 16 agli arresti domiciliari e 2 sottoposte all’obbligo di dimora - ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, porto e detenzione di armi comuni e da guerra, estorsioni, usura e danneggiamenti aggravati dalle finalità mafiose, riciclaggio e autoriciclaggio, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Un arresto è stato eseguito a Saronno.

I militari hanno inoltre provveduto al sequestro preventivo di una ditta attiva nel settore dello sfruttamento delle risorse boschive (taglio, trasporto e trasformazione del legno), utilizzata per agevolare le attività criminali della cosca, il cui valore complessivo è stato stimato in 700 mila euro. Contestualmente, il Raggruppamento operativo speciale carabinieri con il Servizio centrale d’investigazione sulla criminalità organizzata e al Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia della Guardia di Finanza hanno eseguito una ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dall’Ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia a carico di 13 persone indagate a vario titolo per reati che vanno dalla associazione mafiosa al concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari e in materia di lavoro (imputazione riguardante 6 persone). Inoltre, è stata data esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie dell’importo di oltre 4 milioni di euro.

L’indagine riguarda le cosche della ‘ndrangheta nel nord Italia.

13122022

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GERENZANO - Riceviamo a pubblichiamo la nota di Pierangelo Gianni di Gerenzano Democratica.

Nelle scorse settimane, al termine di una lunga e articolata indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Milano, sono stati emessi 54 provvedimenti di fermo di indiziati di delitto che hanno riguardato anche Gerenzano.

La complessa attività di indagine, sviluppatasi in coordinamento tra la Dda di Milano e la Dda di Reggio Calabria, ha consentito di ricostruire la storia di circa quindici anni di presenza della ‘ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, evidenziandone la vocazione sempre più imprenditoriale e svelandone le modalità di mimetizzazione e compenetrazione con il tessuto economico-legale.

Gli inquirenti, attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno ricostruito episodi di estrema violenza avvenuti sul territorio di Gerenzano nello scorso aprile, che hanno coinvolto non uomini qualunque ma soggetti di elevata caratura criminale e con alle spalle potenti cosche della ‘ndrangheta calabrese.

Del resto tutto il territorio circostante appare permeabile all’espansione della criminalità organizzata, che da decenni accresce il proprio potere e il radicamento attraverso il traffico di stupefacenti e di armi, l’estorsione, usura ai danni di esercizi commerciali e cittadini privati, movimento terra, appalti pubblici, subappalti, gioco. 

Riteniamo nostro dovere, come forza politica, richiamare l’attenzione di tutti su una questione gravissima ma fino ad ora sempre ignorata. Se infatti le notizie di stampa fossero vere, un imprenditore gerenzanese avrebbe pagato a queste organizzazioni criminali ben 500.000 euro. 

Le mafie non fanno paura, non rubano in casa, non scippano non suscitano continui appelli alla “sicurezza”, ma a lungo andare la loro azione è come un cancro che distrugge la società civile e l’imprenditoria onesta, sostituendole con l’omertà e con attività imprenditoriali dedite al riciclaggio e all’evasione fiscale.

 Il risultato è la desertificazione sociale ed economica di intere comunità. Per questo riteniamo necessario intraprendere un percorso di educazione e tutela della legalità, che coinvolga il Comune, le associazioni imprenditoriali e commerciali presenti sul territorio, il sindacato e i giovani attraverso un attivo coinvolgimento delle scuole.
Gerenzano Democratica"

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COMO - VARESE - SARONNO - Dalle prime ore dell’alba, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza stanno eseguendo 54 provvedimenti di fermo di indiziati di delitto, al termine di una lunga e articolata indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Milano e condotta dalla Squadra Mobile di Milano, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Como.

La complessa attività di indagine, sviluppatasi in coordinamento tra la DDA di Milano e la DDA di Reggio Calabria, ha consentito di ricostruire la storia di circa quindici anni di presenza della ‘ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, evidenziandone la vocazione sempre più imprenditoriale e svelandone le modalità di mimetizzazione e compenetrazione con il tessuto economico-legale.

Si tratta di persone di origine calabrese provenienti dalla piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, che, avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà che ne è derivata, hanno, in un primo periodo, posto in essere, in modo stabile e continuativo, una serie indeterminata di delitti di estorsione, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione, costringendo gli imprenditori lombardi al pagamento di ingenti somme di denaro per poi acquisire la totale gestione e controllo di attività economiche.

In particolare, l’indagine ha consentito di fotografe tre periodi storici, caratterizzati da altrettante modalità di assoggettamento del territorio:

• periodo 2007/2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione in danno di imprenditori locali;

• periodo 2010/2019 in cui, alle estorsioni, si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti assai remunerativi relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall’organizzazione grazie alla “collusione” di un imprenditore che si presentava quale “faccia pulita”, titolare formale di cooperative operanti nel settore, cooperative con le quali veniva ideato ed attuato un articolato sistema di frode finalizzato all’evasione fiscale attraverso cui veniva finanziata l’associazione di stampo mafioso;

• periodo 2018 sino ad oggi in cui, disarticolato in parte il sistema di frode fiscale di cui al periodo precedente in seguito ad alcuni arresti, sono ripresi, su larga scala, gli episodi di estorsione in danno di piccoli e medi imprenditori e, anche, di semplici cittadini.

periodo 2018 sino ad oggi in cui, disarticolato in parte il sistema di frode fiscale di cui al periodo precedente in seguito ad alcuni arresti, sono ripresi, su larga scala, gli episodi di estorsione in danno di piccoli e medi imprenditori e, anche, di semplici cittadini.

Molteplici sono stati i settori in cui vi sono indizi gravi che gli indagati siano riusciti ad estendere il loro controllo, dal settore del trasporto conto terzi alla ristorazione e ai servizi di pulizia e facchinaggio, caratterizzandone ognuno con il marchio dell’acquisizione illegale e/o della gestione illegale, in spregio di ogni norma a tutela degli interessi dello Stato, dei cittadini e degli altri imprenditori. Emblematico il caso di un noto ristorante milanese sito in un punto panoramico cittadino, gestito da una società riconducibile agli indagati che, dopo aver drenato notevoli risorse finanziarie illecite dagli indagati e verso gli indagati, accumulando, però, ingenti debiti nei confronti dell’erario, è stata dichiarata fallita per aver sistematicamente omesso il versamento delle imposte.

Agli indagati viene, altresì, contestato, in via indiziaria, l’utilizzo di modalità estorsive, di violenze e di fatti di illecita concorrenza che avrebbero consentito di gestire i sub appalti di una nota e storica società lombarda operante nel settore della produzione di bevande e connessa logistica. Le commesse di trasporto così illecitamente acquisite venivano poi spartite tra i vari affiliati consentendo a tutti lauti guadagni accresciuti, altresì, dal ricorso sistematico a false fatturazioni.

Accanto a questa ‘ndrangheta 2.0 Società Per Affari, mai abbandonato appare anche l’interesse per il traffico di stupefacenti, nell’ambito del quale sono chiaramente emerse le mire espansionistiche verso la Svizzera e, in particolare, verso il Cantone San Gallo divenuto una vera e propria base logistica per alcuni dei soggetti indagati che vi si sono stabilmente insediati, dedicandosi prevalentemente ai traffici di sostanza stupefacente proveniente dall’Italia, provvedendo, nel contempo, a radicarsi e ramificarsi allo scopo di costituire in loco nuove strutture territoriali di ‘ndrangheta. In questo filone, le attività d’indagine sono state effettuate avvalendosi di una Squadra Investigativa Comune costituita tra l’Autorità Giudiziaria Italiana e il Ministero Pubblico della Confederazione per la Svizzera.

Il coordinamento investigativo sia tra le rispettive polizie giudiziarie sia tra le DDA di Milano e Reggio Calabria, evidenziando la presenza di soggetti protagonisti di entrambe le indagini, ha consentito di confermare ancora una volta la struttura unitaria della ‘ndrangheta, pur nella sostanziale autonomia delle singole articolazioni territoriali, confermando il legame esistente tra i locali lombardi e i corrispondenti locali di ‘ndrangheta esistenti in Calabria, nonché il rilevante ruolo di Milano e della Lombardia, nelle dinamiche e negli interessi della ‘ndrangheta al nord Italia.

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#BuonCompleanno #fbcsaronmo da Daniele Giulietti #calcio pic.twitter.com/0mFZNpOtXh

— ilSaronno (@ilSaronno) March 16, 2020
"Per me Saronno ha rappresentato sempre la squadra che mi ha dato tante soddisfazioni e portato tanti risultati. Abbracciamoci tutti, a distanza di un metro, in un momento così particolare dove c'è la necessità di fare fronte comune, per riuscire a battere anche questo virus. Con l'augurio di rivedere presto in campo il Saronno e di nuovo nelle categorie importanti. L'auspicio è che arrivi subito la promozione dalla Prima categoria. Forza Saronno". Il Fbc Saronno ha iniziato a celebrare l’appuntamento anche su Instagram. Su ilSaronno anche gli auguri dei tifosi del Fronte ribelle; ed è comparso un messaggio benaugurante anche sulla porta dello stadio Colombo Gianetti di via Biffi. Da parte dei giocatori del Fbc anche un messaggio rivolto a tutti, per il rispetto delle regole contro il coronavirus. E gli auguri del presidente Simone Sartori e dei difensori Lorenzo Puzziferri e Paolo Stevanin, del bomber Orazio Iacovelli. Ed anche il flashmob virtuale guardando i gol. Su ilSaronno anche gli auguri dell’allenatore Gianpaolo Chiodini e del suo vice Stefano Imburgia e del giocatore Mattia Muzzupappa. Oltre al giocatore Alessandro Tamai e l'ex Emanuele Panzeri. Il Fbc Saronno, che attualmente milita in Prima categoria (era secondo in classifica prima dello stop dei campionati per l’emergenza coronavirus), è nato nel 1910; primo presidente l’industriale Gaetano Gianetti. Nel palmares una “Coppa del Re” e nel 1983 il titolo di campione d’Italia under 19, nel 1989 lo scudetto di categoria under 18. Come tutti gli altri club, la società ha per il momento interrotto l’attività, come richiesto dalle autorità sanitarie e nazionali per frenare la diffusione del virus. 16032020 [post_title] => Buon compleanno Fbc Saronno: Giulietti ricorda il gol nel derby con la Pro Patria [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => buon-compleanno-fbc-saronno-giulietti-ricorda-il-gol-nel-derby-con-la-pro-patria [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2020-03-16 02:39:46 [post_modified_gmt] => 2020-03-16 01:39:46 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=194702 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 1 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 171004 [post_author] => 1 [post_date] => 2019-07-04 07:40:48 [post_date_gmt] => 2019-07-04 05:40:48 [post_content] => MILANO - VARESE - E' in corso una vasta operazione antimafia che vede impegnati oltre 400 carabinieri sull’intero territorio nazionale, con il supporto di unità speciali, cinofile ed elicotteri. I carabinieri del comando provinciale di Milano, nelle province di Milano, Varese, Cosenza, Crotone, Firenze, Udine, Ancona, Aosta e Novara, stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone, (32 italiani, un marocchino ed una donna romena), di cui 27 in carcere e 7 agli arresti domiciliari, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati poiché commessi avvalendosi del metodo mafioso ed al fine di agevolare le attività dell’associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato ed intestazione fittizia di beni, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. L’indagine, avviata nell’aprile 2017 e coordinata dalla Dda di Milano, ha consentito di accertare che l’organizzazione era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali e che, dalla seconda metà del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di ‘ndrangheta di Legnano – Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due esponenti apicali della medesima consorteria criminale in forte contrasto tra loro. 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I destinatari delle misure cautelari (21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio) sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale. L’attività trae originedagli approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Milano sui noti summit di ‘ndrangheta tenutisi a Legnano e a Paderno Dugnano, già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito”. L’investigazione ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate e di individuare un sodalizio dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, con base nel comasco, composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca, legati a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale. Nel corso delle investigazioni è inoltre emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno, che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi. Come riportato anche dall'Ansa, il sindaco di Seregno Edoardo Mazza è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Milano in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. 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L'altro giorno, nell’ambito del seminario in Gestione e comunicazione d’impresa, la vicenda del locale sottratto alla ‘ndrangheta è stata illustrata dal portavoce Giovanni Arzuffi come esempio significativo di comunicazione di impresa sorta su un bene confiscato alle organizzazioni mafiose. Curato dalla dottoressa Ilaria Meli, il seminario è rivolto agli studenti del corso di laurea triennale in Comunicazione e società e a quelli del corso di laurea magistrale in Comunicazione pubblica e d’impresa. Arzuffi ha ripercorso la storia dell’immobile, confiscato definitivamente alla n’drangheta l’11 luglio 2006 e passato dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati nel dicembre 2011 al Comune di Rescaldina. Il progetto di utilizzo elaborato dal Comune è stato presentato alla Regione Lombardia che, tramite Aler, ha provveduto a finanziarlo con l’importo di 175mila euro. Nell’estate 2015 il bando comunale per l’affido è stato vinto da una cordata di otto associazioni guidata dalla cooperativa sociale Arcadia di Rescaldina. Il locale è stato aperto il 5 dicembre 2015 come Tela – Osteria sociale del Buon Essere che, all’attività di ristorazione, fondamentale per garantire la sostenibilità del progetto, ha da subito accostato un nutrito programma di iniziative di promozione sociale, culturale e civile finalizzate a diffondere la cultura della legalità. In quasi un anno di attività la Tela ha organizzato concerti, mostre, presentazione di libri, laboratori per i più piccoli, oltre ad aver ospitato presentazioni e riunioni di diverse associazioni del territorio; iniziative al cui successo ha contribuito una costante attività di comunicazione verso i media che ha restituito la complessità e la ricchezza di un’impresa sociale. La Tela ha chiuso il primo semestre di attività in attivo e con un fatturato di oltre 200mila euro; il locale dà lavoro a dieci persone (sette dipendenti a tempo indeterminato e tre inserimenti lavorativi) ed è palestra per gli stage dei centri di formazione professionale. 13112016 [post_title] => Rescaldina, La Tela diventa "un caso"universitario [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => rescaldina-la-tela-diventa-un-casouniversitario [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-13 11:24:06 [post_modified_gmt] => 2016-11-13 10:24:06 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=101309 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [9] => WP_Post Object ( [ID] => 99537 [post_author] => 2 [post_date] => 2016-10-19 17:02:15 [post_date_gmt] => 2016-10-19 15:02:15 [post_content] => UBOLDO - Operazione anti n'drangheta, un arresto anche ad Uboldo: sono complessivamente 36 i fermi disposti dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro ed i militari ieri sono andati anche a casa di un calabrese residente nella cittadina uboldese, al quale è stato notificato un provvidimento di arresti domiciliari. 15092016-carabinieri-controlli-11 Il blitz è stato denominato "Six towns" e secondo le forze dell'ordine "ha consentito di smantellare una struttura di n'drangheta che prendeva il nome di "Locale di Belvedere Spinello" con collegamenti nelle province di Crotone e Cosenza ed in Lombardia, in particolare a Rho. 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Centopercento animalisti in campo per gli orsi: l’appello-blitz ad Origgio.

https://ilsaronno.it/2024/05/28/centopercento-animalisti-in-campo-per-gli-orsi-lappello-blitz-ad-origgio/

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