SARONNO – Sui social network di collettivi, centri sociali e gruppi anarchici è il tema del giorno: in rete nelle ultime ore si sta parlando molto di Saronno, di uno sfratto che sarebbe andato a monte a seguito della mobilitazione di un gruppo di saronnesi, che si sarebbero presentati alla porta, prima dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario, spingendolo a cambiare idea. Tutto rinviato, se ne riparlerà il mese prossimo.

sfratto via solferino (3)

“In tempi di crisi per le persone diventato sempre più difficile sostenere la spesa di un mutuo o un affitto – si legge nel comunicato a firma “Solidali e complici contro gli sfratti”, rimbalzato su vari siti nel web – Come risposta a questa situazione si ha un po’ in tutta Italia un aumento esponenziale del numero di sfratti. Non solo nelle grandi città è fenomeno ormai tristemente noto: anche nei piccoli comuni, dove, a volte, le amministrazioni riuscivano a tamponare l’emergenza abitativa, le famiglie sotto sfratto sono in aumento. Ed è questo il caso di Saronno. In questo contesto si sta portando avanti un discorso di resistenza agli sfratti come pratica diretta per difendere la propria casa attraverso l’autorganizzazione con amici e solidali. Pratica sempre più diffusa, in alcune città diventata un vero e proprio problema di ordine pubblico; la “resistenza allo sfratto” ha permesso a molte famiglie di non perdere l’unico tetto disponibile”.

occupazione ex macello (2)

Questa la premessa di quanto poi accaduto a Saronno nei giorni scorsi:”Venerdì 22 febbraio abbiamo organizzato insieme ad una famiglia un presidio antisfratto davanti alla loro abitazione. Fin dalla mattina amici e solidali hanno atteso l’arrivo dell’ufficiale giudiziario che si è presentato con molta calma nel pomeriggio. Erano presenti anche i proprietari dell’immobile… Questa volta però la presenza dei solidali ha fatto sì che lo sfratto venisse rinviato ad aprile… Questo vuole essere un resoconto di questa prima esperienza di lotta allo sfratto che abbiamo avuto qui a Saronno…”

volantini telos via concordia 2012 (2)

Ad inizio gennaio, in città, si era verificato il caso di una famiglia, assegnataria di una casa popolare, sfrattata prima che l’appartamento comunale fosse disponibile: in quel caso l’intervento del Comune aveva consentito di tamponare l’emergenza.

070313

6 Commenti

  1. ma la casa è mia,tu ci vivi dentro, non mi paghi e non posso cacciarti?? ma stiamo scherzando???
    allora vado al ristorante, mangio e non pago il conto??
    vado in un negozio mi prendo i vestiti e non pago???
    PROLETARI DI “QUELLO CHE è TUO è MIO E QUELLO CHE è MIO RIMANE MIO!”

  2. a tutti gli squali quattrinai sopra: non vi è mai venuto in mente che magari l’ipotesi potrebbe essere che:
    la casa è mia e tu non mi paghi perchè hai perso il lavoro o per mille altre ragioni? Ogni storia è a se e va valutata molto bene quando si tratta di togliere un tetto sopra ad una famiglia…..

  3. sinistra nazionale,capisco i diritti di chi è rimasto senza lavoro,ma non é giusto che i privati si facciano carico di un problema sociale….gli inquilini hanno i loro diritti,tra la manifesta morosità e lo sfratto effettivo passano anni(anni in cui la proprietà oltre a non percepire alcun affitto è soggetta al pagamento delle spese condominili imu e gabelle varie)anni in cui stento a credere che con buona volontà non si riesca a trovare una soluzione alternativa.La resistenza allo sfratto è un insulto allo stato di diritto.Nei casi di manifesta indigenza che lo stato crei un fondo ad hoc alimentato dalla fiscalità generale….

  4. è un insulto allo stato di diritto tanto e quanto il disastro procurato dalle (tante) aree dismesse private presenti sul territorio, sulle quali non vedo tante chiamate a far rispettare la legge (e non solo quelle grandi ma anche quelle “piccole tipo Enel)

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