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Coronavirus, Saronno 78enne guarito: “Ottima assistenza ospedale ma allarmati per rientro senza tampone”

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SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da un saronnese che oltre a ringraziare il personale dell’ospedale di Saronno solleva diverse perplessità sul’iter di rientro dei malati in famiglia dopo il ricovero soprattutto per gli evidenti rischi di contagio all’interno del nucleo familiare.

Ecco il testo integrale della missiva che il saronnese ha inviato alle autorità cittadine e sanitarie.

Scrivo in merito all’emergenza sanitaria Covid 19 per segnalare che oggi mio padre dovrebbe essere dimesso (per quanto segnalato a mezzo telefono) dall’ospedale di Saronno avendo già contratto Covid 19 ed essendo guarito dai sintomi del morbo.

Rappresento ovviamente la gratitudine mia e dei miei familiari a tutto il personale dell’ospedale di Saronno che se ne è preso cura ed ha raggiunto un risultato ragguardevole e per noi miracoloso (segnalo in particolare la disponibilità e l’attenzione in ogni orario della giornata dei reparti ex cardiologia ed ex neurologia).
Mio padre, tuttavia, settantottenne, cardiopatico e diabetico, viene dimesso senza alcuna prova della negatività attuale al virus, ossia senza che sia somministrato alcun tampone.

La circostanza lascia francamente allibiti, posto che certamente non si tratta di una carenza del nosocomio saronnese ma, evidentemente, di una disposizione generale, laddove si legge invece che i tamponi sono somministrati in altre ipotesi meno allarmanti.

Mio padre torna a casa con la moglie, di anni 80, e la figlia di 47. Non è previsto il tampone, non è previsto un luogo alternativo di degenza e francamente siamo quantomeno allarmati per la gestione di questa fase, non meno drammatica rispetto a quella che mio padre ha affrontato e superato con l’aiuto l’abnegazione e la professionalità dei medici dell’ospedale di Saronno, a cui ribadisco stima, gratitudine e riconoscimento infiniti.

Chiedo tuttavia di porre attenzione e rimedio a tale fase, somministrando il tampone in tempo ristretto e tale da non esporre a contagio (o al grave stress dell’ignoto) ulteriori familiari non certo in giovane età o altri soggetti.

“Il paziente – rispondere la direzione dell’Asst Valle Olona che gestisce l’ospedale – è stato dimesso con obbligo di isolamento domiciliare, per effettuare successivamente il tampone. Con accettazione da parte sua e dei familiari. Non sono state manifestate problematiche relative all’isolamento domiciliare. Se fossero state segnalate si sarebbe provveduto a cercare altre soluzioni”.

(foto archivio)

3 Commenti

  1. Purtroppo è l’iter previsto dalla regione, ti mandano a casa e dopo due o tre settimane vengono a farti il tampone a casa, nel frattempo devi stare in isolamento e interrompere la raccolta differenziata dei rifiuti (devi mettere tutto nell’indifferenziata). Siccome ci sono tanti alberghi chiusi anche a Saronno, perché non appoggiarsi a loro in questi casi, ovviamente non a carico del paziente.

    • La protezione civile non credo c’entri molto con le scelte terapeutiche, le direttive sanitarie sono di competenza regionale che possono, o no recepire le direttive nazionali, non esiste una direttiva nazionale che dice di dimettere direttamente a casa pazienti. La direttiva dice che una volta uscito dalla fase critica, può essere spostato in altro reparto, se il letto non è disponibile, in una struttura protetta, come alberghi o similari, può essere mandato a casa quando le condizioni della casa e gli abitanti della stessa, sono in grado di gestire la situazione. Quindi le dimissioni senza certezza di guarigione è l’ultima delle possibilità, la scemenza sulla protezione civile poco c’entra

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