LAZZATE – Il sindaco di Lazzate Loredana Pizzi rifiuta di presentarsi come testimone al processo sulla famiglia Bossi. È quanto trapelato nelle ultime ore dagli organi di stampa che si stanno occupando del caso. Addirittura c’è chi arriva a dire che il giudice avrebbe ordinato una convocazione coattiva, per la quale il primo cittadino dovrebbe recarsi in tribunale accompagnata dalla Polizia locale. In una nota, l’amministrazione comunale di Lazzate cerca di ricostruire l’accaduto:

«Il sindaco di Lazzate è in questi giorni protagonista, suo malgrado, di una surreale e vergognosa vicenda, in cui viene falsamente descritta come un teste recalcitrante, da parte dell’avvocato difensore di Francesco Belsito Alberto Ramin. Innanzitutto giova ricordare che le circostanze non hanno nulla a che vedere con l’attività istituzionale di sindaco e che la stessa Pizzi è chiamata solo in qualità di testimone nel Processo Belsito, in virtù della sua precedente attività lavorativa (terminata nel maggio 2013) svolta negli uffici amministrativi della Lega Nord. Oltretutto, i fatti riportati dagli organi d’informazione sono palesemente falsi, presumibilmente a causa di un grossolano errore della medesima fonte a cui hanno attinto le varie testate. Viene infatti riportato che il sindaco di Lazzate non si sarebbe presentato, in qualità di testimone, all’udienza del 14 dicembre e senza inviare regolare giustificazione, ma non vi è stata alcuna udienza in quella data, bensì il 19 dicembre, in cui lo stesso Ramin ha convocato con un brevissimo preavviso, recapitato il giorno 16 dicembre, il sindaco Pizzi, che impossibilitata per impegni istituzionali, ha regolarmente giustificato la sua assenza attraverso una comunicazione Pec. Tale giustificazione, peraltro, è stata comunicata ad inizio udienza dallo stesso Giudice Maria Luisa Balzarotti. Da dicembre ad oggi, contrariamente a quanto asserito dall’avvocato Ramin, non c’è stato nessun tentativo di mettersi in contatto con il sindaco Loredana Pizzi. In merito all’assenza all’udienza del giorno 27 febbraio 2017, che ha generato l’ingiustificata campagna volta ad infangare la figura del sindaco, la questione è davvero singolare. Il giorno venerdì 24 febbraio 2017 viene recapitato un avviso di raccomandata, ma non alla residenza di Loredana Pizzi, bensì presso il palazzo comunale e non nelle sue mani. Il sindaco ha potuto visionare il semplice avviso di giacenza di una raccomandata solo lunedì 27 febbraio, contestualmente alla lettura delle notizie stampa che la definivano come recalcitrante. Il giorno dopo, 28 febbraio, si è recata presso l’ufficio postale a ritirare la raccomandata, dove ha scoperto di essere stata convocata per il giorno precedente».

Sconcertata la reazione del sindaco: «Sono sdegnata dal trattamento ricevuto e mi domando quale scopo si prefigga questo attacco sconsiderato e vergognoso dell’Avvocato Ramin nei miei confronti, volto a infangare gratuitamente e con notizie false la mia persona, unitamente alla mia figura da Sindaco. Se l’obiettivo dell’avvocato è quello di intimorirmi o di creare inutili tensioni, non ci riuscirà. Non ho nulla da nascondere e sono pronta a portare il mio contributo affinché venga accertata la verità, di cui nessuna persona onesta dentro e fuori la Lega ha paura». In merito alla presunta multa e al conseguente accompagnamento coattivo, di cui il sindaco ne ha notizia solo dagli articoli di giornale, sarà depositata domani una richiesta di revoca, data l’insussistenza di presupposti. «Sarei ben felice che il mio Comandante potesse accompagnarmi – scherza il Sindaco – lo prendo come un augurio per una sua pronta guarigione, essendo in questi giorni assente per malattia».

(in foto il sindaco Loredana Pizzi in un recente incontro con Umberto Bossi)

01032017