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2 giugno Indelicato: “Cosa celebriamo il 2 giugno?”

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SARONNO – “Cosa celebriamo il 2 giugno? La Repubblica, certo. Ma una celebrazione non è solo memoria di un evento che fu. Meno che meno è una cerimonia: i militi in alta uniforme, il trito discorso replicato negli anni con poche varianti, le frecce tricolori che solcano il cielo … No, celebrare vuol dire fare i conti con quell’evento, cioè capire cosa siamo oggi in relazione a quel fatto lontano, a quel colpo di carambola che esso diede alla storia patria provocando a sua volta altri moti più o meno consapevoli, più o meno fortuiti, più o meno prevedibili o inattesi”.

Inizia così la nota del consigliere comunale Alfonso Indelicato sull’imminente ricorrenza del 2 giugno.

Guardiamoci attorno: come ci trova, quest’anno, il 2 giugno? In parlamento abbiamo una maggioranza il cui nerbo è costituito da due partiti uno dei quali era nato per contestare l’altro, stanarlo e possibilmente distruggerlo. E ora tubano come colombi, anzi progettano di trasformare la loro alleanza in un matrimonio indissolubile. E questo parlamento dove si passa dall’odio all’amore, dall’amore all’amore eterno, si preoccupa oggi, più che di fronteggiare le conseguenza sociali ed economiche della pandemia, di varare una legge che ci impedirà di dichiarare in pubblico, come scriveva Chesteron, “che l’erba è verde”, e cioè che l’unica unione conforme a natura è quella fra un uomo e una donna.
Quanto al terzo potere, abbiamo imparato che la fortuna dei nostri politici non è determinata dai voti che raccolgono, ma dai conciliaboli fra magistrati e politici, così come lo sono le sentenze, o almeno parte di esse. Qualcuno potrebbe dire: – lo sapevamo già – ma un conto è saperlo per deduzione o per induzione, un conto avere sciorinate sulla stampa le prove del misfatto. Un tempo si diceva che i magistrati “non si sapeva neppure dove abitassero” per indicare la discrezione quasi sacerdotale della categoria. Ma era un tempo ormai tanto lontano, nonché famigerato.
Intanto sotto l’effetto della pandemia vengono al pettine i nodi della architettura Stato-regioni introdotta negli anni della Repubblica ’72 – ‘77, quando fu gabellato quale esigenza di meglio soddisfare le esigenze del territorio il più prosaico interesse di moltiplicare le poltrone. Ed ora i regionali stipendifici invece di combattere uniti la pandemia rinfocolano antiche divisioni e ritorna il disprezzo del generale Cialdini contro il meridione, insieme al risentimento dei meridionali contro i “piemontesi” conquistatori. Da qui i divieti reciproci di passare la frontiera del Volturno: tutti contro tutti come ai tempi del brigantaggio. D’altronde lo dice anche l’inno nazionale: “Noi siamo da secoli/ calpesti e derisi/ perché non siamo popolo/ perché siamo divisi”. Buona festa della Repubblica.

8 Commenti

  1. signor Indelicato
    facciamo così visto che il 2 Giugno non c’è niente da fare :
    una ricorrenza e una storia.
    La storia è del 1992 e si intitola “Un pallido sole primaverile” di Hugo Pratt che la invito a leggere.
    La ricorrenza nel 1882 il 2 Agosto a Caprera moriva Garibaldi.
    …………………………….
    Noi Italiani di cose da ricordare ne abbiamo sempre per ogni giorno dell’anno, poi bisogna sempre vedere da quale parte si sta!
    Vale
    Paolo Enrico Colombo

  2. Da uno studioso attento, rappresentante in Consiglio Comunale di una parte di elettorato, sempre dedito a puntuali analisi su eventi cittadini, non ci si doveva aspettare la domanda “Cosa celebriamo il 2 giugno” in quanto il suo sindaco di centrodestra insensibile a determinati valori di Unità Nazionale ha deciso di non trasmettere neanche un messaggio ai cittadini di Saronno, se non quello di dire “non celebriamo la festa a causa delle restrizioni prescritte per il Coronavirus”. Sarebbe stata condivisibile invece una domanda: Il 2 giugno Festa della Repubblica Italiana può rinvigorire ancora le libertà conquistate per tutti i suoi cittadini abbattendo ogni frontiera e ogni muro di separazione discriminatoria?

    • Domanda più che lecita la Sua, gentile Alice. Ma ognuno ha la sua sensibilità. A me colpisce il confronto fra le rituali celebrazioni e lo stato attuale della Nazione. La saluto cordialmente.

    • Gent. Alice,
      leggo sempre con particolare attenzione i Tuoi saggi e misurati commenti.
      Non dobbiamo meravigliarci del comportamento dell’attuale amministrazione. Anzi, si deve dare atto della coerenza della LEGA SARONNESE. Mi spiego: non mi risulta che, nei cinque anni trascorsi, sia stata dai leghisti locali pronunciata o scritta la parola “ITALIA”. Al contrario, nella sede istituzionale del Consiglio Comunale, è stata sempre rimarcata l’espressione “per l’indipendenza della Padania”. Quindi, oggi 2 giugno – Festa della Repubblica, niente di nuovo sotto il cielo saronnese!
      Sembra evidente che la LEGA SARONNESE sia in netto contrasto con la Lega (ora nazionale), che ha come motto “prima gli Italiani”.
      Cinque anni di coerenza “politica” è sicuramente, dai leghisti saronnesi, considerato un merito. Il demerito, a mio parere, è nel non esplicitamente dichiarare che la LEGA SARONNESE è una nuova formazione contrapposta alla Lega (ora nazionale).

  3. Che commento becero alla festa della Repubblica! Poteva completarlo con il classico “si stava meglio quando si stava peggio” almeno si capiva meglio il suo intervento.

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