MISINTO – Anche a Misinto è stata celebrata domenica scorsa la Festa delle forze armate e dell’unità nazionale, in forma ridotta per l’emergenza coronavirus. Ecco il discorso del sindaco Matteo Piuri.

Cari concittadini, autorità militari, civili e religiose,

si comincia solitamente questo momento con una frase tipo ”oggi siamo qui davanti al monumento dedicato ai nostri caduti…”. Purtroppo però anche oggi, come troppe volte quest’anno nelle ricorrenze importanti, davanti al nostro monumento che ricorda i caduti, non ci potrà essere nessuno o quasi. In questa giornata solenne, in tutti i Comuni della nostra Italia si renderà, ognuno a modo proprio ma sicuramente tutti in forma ridotta, omaggio a quelle donne e quegli uomini, che per la Patria persero la vita. Una vita donata per la libertà e per la pace. La ricorrenza di oggi come detto, seppur in forma molto diversa da quella dello scorso anno, deve comunque aiutarci a ricordare, a non dimenticare. Commemorare significa però anche ringraziare le Forze armate e tutti coloro che hanno combattuto e che combattono; con indosso una divisa o meno. Da chi è impegnato nelle missioni di pace a quanti lavorano quotidianamente nel nostro Paese e sacrificano la propria vita, i propri interessi e i propri affetti per un bene collettivo. Nelle ultime settimane abbiamo risentito parole come lockdown e coprifuoco. Termini che solitamente venivano comunemente associati ai conflitti bellici. I tempi sono cambiati fortunatamente rispetto a un secolo fa, ma queste parole riecheggiano nuovamente legate ad una guerra contro un nemico nuovo più subdolo. Questa volta però rispetto al passato, il nemico è comune a tutti i popoli. Le donne e gli uomini che si sacrificarono allora per la libertà dell’Italia, ci hanno trasmesso tra i tanti, anche il valore della responsabilità. Oggi come allora abbiamo meno fiducia in noi stessi e nel futuro ma ricordare quanto accadde allora, ci sarà certamente utile. Abbiamo rischiato di essere travolti da un nemico visibile. Potevamo soccombere, ma abbiamo resistito, dimostrando di essere un popolo forte, seppur con mille contraddizioni. Il nemico di oggi invece è invisibile e proprio per questo più pericoloso.

L’Italia con spirito di sacrificio e responsabilità ha resistito ed è sopravvissuta. Oggi, a distanza di un secolo, vediamo ancora le cicatrici del conflitto. Secondo gli esperti, le conseguenze della guerra di oggi, la pandemia, si vedranno ancora tra decenni. Credo quindi sia nostro dovere non sciupare l’insegnamento di allora e, uniti dal senso di responsabilità, dobbiamo aiutarci a ricostruire il nostro futuro e quello dei nostri giovani. Dobbiamo ritrovare il senso di appartenenza che solo un popolo unito e solidale può avere. L’abbiamo trovato allora e l’abbiamo trovato all’inizio della pandemia, lo troveremo anche adesso.
Anche quest’anno voglio rivolgere un pensiero ai nostri ragazzi.Lo scorso anno cercai di sensibilizzarvi sul valore dello studio. Studiare la storia ma non solo. Studiare per capire i sacrifici, le sofferenze patite da chi ci ha preceduto per lasciarci la libertà di cui godiamo oggi. Il valore della libertà che spesso reclamate, oggi più che mai deve andare di pari passo con quello della responsabilità. Quella responsabilità di cui parlavo prima deve riguardare anche voi. Non siete isole. Dovete anche voi, come fecero i giovani che oggi commemoriamo, fare la vostra parte. Vi sarà chiesto un sacrificio molto meno duro rispetto a chi ha combattuto la guerra, quella vera, ma anche voi dovrete essere protagonisti positivi affrontando questa prova con disciplina. La speranza in un futuro migliore, la speranza di lasciare il nostro Paese migliore di come l’abbiamo trovato e di come è oggi deve riguardare anche voi.

Spesso venite additati di ragionare in termini di branco e a volte è vero ma oggi, più che mai, dovete sforzarvi di ragionare in termini di gruppo, comunità, squadra. Le sfide si vincono solo così. Uniti e giorno dopo giorno. Ho iniziato questo mio intervento in modo diverso da come solo qualche mese fa avrei immaginato di fare, ma voglio concluderlo allo stesso modo. Ringraziando. Ringraziando gli uomini della stazione carabinieri di Lentate sul Seveso e di tutta la Compagnia di Seregno, per il lavoro quotidiano sul territorio a nostra tutela. Specialmente nei mesi del post lockdown, hanno messo in campo uno sforzo forse senza precedenti per riportare l’ordine nel nostro piccolo ma bellissimo paese. Grazie alla polizia locale, all’associazione Sei di Misinto (Protezione civile), alla Cri Comitato Alte Groane per il lavoro eccezionale degli ultimi mesi e grazie all’associazione “Combattenti e reduci”, custodi silenziosi di un passato da non dimenticare.

Un ultimo pensiero a quelle donne e uomini che lavorano nel comparto sanità. Medici, personale infermieristico e tecnico. Anche voi indossate una divisa. Se molti di noi sono vivi e lo saranno ancora tra qualche mese sarà anche merito vostro. In ogni guerra, sia essa militare o sanitaria, c’è sempre bisogno di tutti. Militari, personale sanitario e volontariato. E’ stato così oltre un secolo fa, lo sarà oggi e sempre. Rimane da augurarsi che la classe dirigente politica, intellettuale e imprenditoriale, dia segnali forti e compia le scelte più giuste per consentire a voi di lavorare meglio e a tutti i cittadini di vivere degnamente e sperare nel futuro, come avvenne dopo l’armistizio. L’Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra! Grazie di cuore a tutti. Viva l’Italia Unita, viva le Forze Armate!

Il vostro sindaco
Matteo Piuri

10112020