SARONNO – Gli effetti del voto in Gran Bretagna che ha visto vincere i sostenitori dell’uscita dall’Unione europea sono ancora tutti da valutare, sia nella loro effettiva portata, sia nei tempi con cui essi si manifesteranno. Un commento più ampio e completo non potrà che essere dunque fatto a freddo nei prossimi giorni, forse anche mesi. A caldo, però, l’Ufficio studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ha cercato di sviluppare delle prime proiezioni sulle conseguenze che la Brexit potrebbe avere sull’export delle imprese del Varesotto con destinazione il Regno Unito. Ciò sulla base delle ipotesi elaborate da Sace a livello nazionale.

univa saronno

Il Regno Unito è il quarto mercato di sbocco per le imprese varesine e il sesto mercato di approvvigionamento. Già questi numeri danno un’idea della rilevanza degli scambi commerciali col Paese per la provincia di Varese e le sue imprese. L’export varesino verso il Regno Unito nel 2015 è stato di 565 milioni di euro, in crescita del 5,1% rispetto all’anno precedente. L’import varesino dal Regno Unito è invece stato di 355 milioni di euro, in aumento del 6,8% rispetto al 2014. In termini di prodotti il comparto maggiormente rappresentativo è quello dei mezzi di trasporto che concentra il 28,7% delle esportazioni varesine verso il Regno Unito (il 26,6% è concentrato in “altri mezzi di trasporto”). Seguono quello dei macchinari con il 16,3% e gli alimentari con il 9%.

E’ possibile, dunque, fare anche una stima dell’impatto della vittoria del Brexit per l’export varesino partendo dall’analisi proposta da Sace. Sulla scia dello scenario base previsto da Sace per l’Italia (ipotizzando i pesi dei prodotti esportati verso il Regno Unito da Varese ricalchino la media italiana) per il 2016 l’Ufficio Studi Univa stima che Varese potrebbe subire una riduzione di beni esportati verso il Regno Unito tra i 6 e gli 11 milioni di euro. Per il 2017 tra i 61 e i 90 milioni di euro.

Commenta il presidente dell’Univa, Riccardo Comerio:““È un mondo che va così: vince tutto ciò che è contro. In particolare sparare contro l’Europa è diventato sin troppo facile. Le grandi città inglesi hanno votato “remain”, mentre tutto il resto della nazione ha votato per Brexit. Diminuendo il livello di consapevolezza degli scenari economici è aumentato il livello di opposizione verso l’Europa. Mi si spieghi razionalmente, però, come un Paese che importa tutto quello di cui ha bisogno potrà trarre beneficio da questa situazione. Gli svantaggi superano abbondantemente i benefici. È chiaro che tutto questo porterà instabilità e sicuramente l’Europa dovrà rivedere la sua politica. Da questo punto di vista l’Italia dovrà essere presente con contenuti e proposte concrete. Bisogna prima di tutto arginare lo scenario anti-europeista, che se dilagasse per contagio in altri Paesi rischierebbe di fare molto male a tutta l’economia”.

24062016

5 Commenti

  1. Stay strong Europe. Grazie per averci dato settant’anni di pace. Correggiti a fondo ma non morire.

  2. Dopo aver messo una tassa per salvare la Grecia vogliamo metterne un’altra per non lasciare al loro destino gli speculatori finanziari Inglesi?
    Non scherziamo. Ripuliranno dagli immigrati (anche Italiani) la loro isola e saranno più poveri (i finanzieri e le multinazionali), ma i loro figli vivranno in una nazione migliore, coesa ed unita che offrirà loro le opportunità che ora offre ai giovani di tutta Europa, vi sembra poco?

    • Bello sapere che al mondo c’è chi sa già tutto compreso ciò che non è dato sapere né vedere, tipo una fantomatica “tassa per la Grecia”. Sii forte Europa, il partito del Bar lavora purtroppo contro di te.

    • così coesa che Scozia, Irlanda del Nord ha deciso di abbandonare la Gran Bretagna.

      Quante parole vuote le tue, quali prospettive migliori, quelli di una isoletta che non conta nulla?? i giovani inglesi farebbero bene a prendere a calci gli ignoranti dei loro genitori (già in pensione) che pensano ancora all’Impero.

      Fanno pena, vedrai presto quanto le istituzioni comunitarie a Londra chiuderanno gli uffici, Morgan&Stanley si trasferisce a Dublino, la Toyota rimanda gli investimenti e la Jaguar comincia a costruire in Ungheria quanto staranno bene: ed è solo l’inizio.

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