alfonso indelicatoSARONNO – “Dal prossimo anno scolastico entrano a regime molte parti della legge 107, detta “buona scuola”. In particolare entra in vigore la cosiddetta “chiamata diretta” da parte dei dirigenti scolastici. Si tratta del fatto che i docenti vincitori di concorso, e quelli che chiedono il trasferimento dalla propria scuola ad un’altra, vengono scelti dal dirigente scolastico in base a competenze che egli stesso definisce come utili al proprio istituto e al fatto che egli le identifichi o meno nell’insegnante che gli chiede l’inserimento”. A parlare Alfonso Indelicato, consigliere comunale ma qui nella veste di responsabili dell’associazione Aespi.

Si tratta di una vera rivoluzione rispetto al passato, quando il docente vincitore di concorso entrava in una graduatoria secondo la votazione che aveva meritato, e quello che chiedeva il trasferimento otteneva il posto in sostanza per anzianità.

Da parte di Aespi un comunicato a firma del presidente del sodalizio, Angelo Ruggiero

La prima cosa che si può dire dell’intesa governo-sindacati sulla cosiddetta chiamata diretta, anche senza poterne conoscere i dettagli, è che questa novità accresce ulteriormente il potere dei Ds, i dirigenti scolastici, e allo stesso tempo e nella stessa misura, sottrae prerogative e dignità alla professione del docente. Ammettiamo pure (senza concedere) che il Ds, nell’esercitare il ruolo di datore di lavoro, debba attenersi a criteri oggettivi: in ogni caso il fatto che le assunzioni  presso il proprio istituto le faccia lui, e non un ufficio terzo, modifica di per sé la relazione fra insegnante e capo d’istituto.   
Ma poi questa oggettività, a guardare le cose con appena un po’ di attenzione, non può sussistere. Vi è un primo livello di interventismo (per non voler parlare di arbitrio) quando il Ds seleziona i quattro criteri prioritari, sui 20-30 previsti, da applicare per l’individuazione dei docenti “adatti”, e un secondo nella cosiddetta “personalizzazione” che ogni DS potrà introdurre nei criteri. E’ chiaro che si aprono ampi spazi per una scelta di criteri selettivi fatta ad personam (ad amicum, ad familarem).  Ed è  appena il caso di osservare, inoltre, che questi spazi in alcune regioni d’Italia saranno più ampi che altrove.

Passiamo oltre: l’anzianità di servizio praticamente sparisce dai criteri di selezione. Ora, se si dice che essa non deve essere l’unico criterio per scegliere un bravo insegnante, si può benissimo ragionare sulla questione. Ma espungerla completamente come si farà ora (l’anzianità conterà solo a parità assoluta degli altri criteri) non è né giusto né utile. L’esperienza, se accompagnata da intelligenza, responsabilità, cura per il proprio lavoro, è professionalizzante: fa capire dove si deve insistere e dove si può cedere, smussa  gli angoli, cancella le asprezze, rende insomma migliori come docenti e anche come persone.

Ancora: non illudiamoci che questo sistema alla lunga varrà solo, come ora, per 1/7 circa degli insegnanti.  Qui si sta applicando un criterio di gradualità, per cui le  mura della cittadella si abbattono l’una dopo l’altra, finché la guarnigione rimane del tutto indifesa. Di più: non aspettiamoci aiuti dagli stessi sindacati che hanno raggiunto l’intesa. Essi al più potranno  fingere di non essere d’accordo su questo o quel dettaglio, intraprendere qualche scaramuccia di retroguardia a scopo dimostrativo. Infatti i sindacati sono ben contenti che si trasformi la scuola  in un’azienda. Dove non sussistono figure  dotate di una loro riconosciuta dignità professionale, essi  trovano il loro humus, perché possono intervenire e fingere di fare da garanti nei confronti del  capo o del capetto. Perciò saranno ben contenti di  questo ulteriore passo che toglie specificità al settore scolastico, che equipara la scuola   all’azienda, e così facendo la spiana, la ara, fa di essa un docile strumento nelle mani dello Stato-pedagogo che si profila al fosco orizzonte.

Chi, come Aespi, si riconosce nel docente che è entrato nella scuola non perché voleva imbrattare carte e farsi “progettista” di corsi di ukulele,  ma perché amava la sua materia di studio e gli interessava il rapporto  con esseri umani in formazione, continuerà a chiedere per  i  colleghi  quella dignità e quel riconoscimento prima giuridico e poi sociale, senza i quali essi diventano “categoria”,  crocifissi dal disprezzo degli studenti, dalla tartufesca assistenza  dei sindacati, dal dirigente despota con il suo nominato corteggio.

Angelo Ruggiero

12072016

15 Commenti

  1. Non capisco il senso del titolo rispetto all’articolo.
    Buono scuola, buona scuola….. mah

  2. proprio Indelicato che insegna in una scuola privata confessionale che proprio della selezione a modo proprio fa una bandiera: poi ci sono i creduloni che pagano soldi per la qualità. Mi viene da ridere. Povera Italia

    • Gentili Anonimo e Vladimiro,
      non insegno e non ho mai insegnato in scuole private (ma preferisco dire non statali). Sono un insegnante in posizione di “comando” presso l’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante, associazione che ha il riconoscimento dal MIUR per la formazione professionale dei docenti. Il mio compito è organizzare corsi di formazione, convegni, seminari, contribuire all’elaborazione di progetti di legge e quant’altro di simile. Ho insegnato fino a sei anni fa. La mia scuola di titolarità era l’alberghiero “Gianni Brera” di via Litta Modignani a Milano.
      Vi saluto cordialmente.

      • Mi scusi. Con “privato” intendevo settore del mondo lavorativo. Libera professione, dove anzianità di servizio ed altre cose di cui scrive non non sono mai state prese in considerazione. E ciò può avere pregi, come difetti.

        Per una volta che ero parzialmente d’accordo con lei…

        Mi scusi se mi sono fatto fraintendere.

        • Gentile Vladimiro,

          diciamo che Lei ed io possiamo trovarci d’accordo, quanto meno, sull’attribuire valore allo Stato. Io lo vorrei autorevole ma snello, non tracimante. Uno Stato che fissi regole, e poi lasci le briglie sul collo al cittadino, osservandolo a distanza e pronto a intervenire quando questo le viola in modo determinato e protervo. Uno stato che sappia comunque rispettare quelli che un tempo si chiamavano “corpi intermedi”. Prima di tutto, la famiglia.

          Saluti

  3. andate a vedere cosa è l’Aespi, poi capirete certe posizioni. Proprio quelli che sono di una area che nomina i docenti di religione!!! incredibile, gli altri a concorso o selezione quale che essa sia, gli insegnanti (sic..) di religione nominati.

    E’ ora proprio di abolire l’ora di religione, che la si faccia in oratorio.

    • Gentile Anonimo,

      se parlassi male di me non ci sarebbe problema (non per disprezzo nei tuoi confronti, ma perché ci sono abituato), ma lasciami dire che l’AESPI è un’ importante associazione che ha soci in tutte le regioni italiane. La maggior parte dei suoi membri sono di centro destra, ma dialoga e intrattiene buoni rapporti anche con colleghi e studiosi di sinistra. Poiché il sito è attualmente in fase di ristrutturazione, metto di seguito il link (anzi, in pretto stile aespiano, il “ligamen”)https://www.facebook.com/AESPI-124527131416/?fref=ts
      Un cordiale saluto

      p.s. la battaglia contro gli insegnanti di religione mi sembra un po’ datata, però sarebbe un buon spunto di discussione.

      • la battaglia per togliere l’insegnamento della religione così come è fatto oggi è tutt’altro che datata: senza parlare poi dei criteri di selezione del relativo personale insegnante.

        Perché non ci dice che l’Aespi fiancheggia (anzi ne fa parte) della diocesi?? non è peccato, ma giusto perché si sappia da che pulpito vengono certe posizioni, per rimanere in tema

        • Caro Anonimo,

          AESPI, così come il suo centro studi “Europa2000”, è registrata come centro culturale cattolico presso la Curia milanese. Dunque non “fa parte della diocesi” come Lei sbrigativamente afferma, ma ha con essa un rapporto di collaborazione, che si sostanzia in qualche convegno comune. Questo non ci toglie libertà e autonomia: siamo liberi di esprimerci come ci pare su qualsiasi tematica, anche di natura religiosa. Ci siamo occupati dell’insegnamento della Religione Cattolica e degli istituti paritari in alcuni comunicati. Sulla questione insegnamento/educazione/valori (che trascende e insieme comprende l’insegnamento della RC) ne propongo di seguito uno piuttosto datato (del 2011), ma che mi sembra riassumere bene la nostra posizione. Saluti
          http://www.aespi.org/aespi/18%20maggio%20web.pdf

          • Gentilissimo Professore, mi spieghi perché perde tanto tempo a rispondere a persone che non hanno voglia di capire, ma hanno solo voglia di criticare…Lei è sempre molto gentile, questo La distingue ed è per questo che l ‘ apprezzo, per la Sua cortesia e la Sua cultura.

  4. W la buona scuola. Finalmente i professori ed insegnanti dovranno fare al mrglio il loro dovere e smettere di vivacchiare

    • Non comprendo questo astio nei confronti degli insegnanti…ci sono docenti validissimi ed alcuni ( pochissimi ), che ” vivacchiano ” come dici tu, è così in ogni settore lavorativo, non so quale lavoro tu svolga, spero che non sia tu per primo a vivacchiare…

  5. Gentile Anonimo delle 1.58, cerco sempre di rispondere agli interventi sulle discussioni da me intavolate quando: a) entrano nel merito delle questioni; b) non si limitano a ripetere sempre lo stesso argomento; c)contengono palesi inesattezze che desidero correggere.
    La ringrazio per le Sue belle parole e ringrazio Sara Giudici a cui si deve questo spazio virtuale/reale di comune ragionamento.

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