SARONNO – “Quello che colpisce, oltre alla curiosità, è l’eterogeneità dei presenti: donne e uomini, giovani e anziani, professionisti del sociale e della scuola, semplici cittadini”. Così i referenti delle 23 associazioni del Saronnese che hanno costruito il percorso dell’Università delle migrazioni commentano il foltissimo pubblico che ha affollato l’Auditorium Aldo Moro anche per la seconda “lezione”, svoltasi mercoledì 22 marzo alle 21.

“C’è uno ‘zoccolo duro’ di un’ottantina di persone, che aveva presenziato al primo appuntamento, mentre altre ruotano a seconda dell’argomento trattato” spiegano. L’altra sera era di turno la Barbara Pinelli, docente dei Antropologia delle Migrazioni all’Università degli Studi di Milano Bicocca. Pinelli ha parlato di come le normative europee si trasformino poi in pratiche di restrizione ai diritti dei migranti sul suolo del nostro Paese. A cominciare dal momento dello sbarco, che la docente conosce molto bene per averci lavorato – anche insieme ad un’équipe di fotografi, con cui ha prodotto l’interessante libro fotografico “Dopo l’approdo” – in diverse località della Sicilia, territorio di ricerca sul campo prediletto da Barbara Pinelli.

Lei stessa preferisce chiamare lo sbarco come “approdo”: “Un momento in cui i media mainstream cercano di ‘cristallizzare’ tutta la vicenda migratoria di persone che sono portatrici di un passato, di un presente e soprattutto hanno enormi potenzialità di futuro”. Sfatato il “mito” dello sbarco, dove la confusione sui moli che spesso vediamo nelle immagini è in realtà una situazione di forte strutturazione delle funzioni dei presenti in quella situazione, “dove troppo spesso la funzione di controllo, esercitata dalle forze dell’ordine europee di Frontex e italiane, è poco distinta da quella degli operatori umanitari, che sono preposti alla cura delle persone”.

Il “viaggio” ideale nei luoghi di approdo è poi proseguito, nella narrazione di Pinelli, nei grandi centri di accoglienza della Sicilia, sia quelli “storici” (cioè preesistenti i massicci arrivi del 2011), sia quelli nati dopo, ma che ne riproducono alcuni tratti salienti: un mix di controllo e di abbandono, che ha l’esito – raccolto dalla docente in molti racconti diretti di rifugiati – di mettere alla prova la “resilienza” di queste persone, che tuttavia si organizzano la vita quotidiana in maniera estremamente pratica e capace di adattarsi a situazioni anche di grave esclusione sociale e marginalità, presenti laddove lo Stato dovrebbe garantire accoglienza e diritti a chi arriva in Italia. Significative alcune foto di migranti che organizzano alloggi di fortuna e addirittura servizi di “palestra” e barberia nelle campagne sicule intorno a Caltanissetta.

Il viaggio a fianco dei migranti prosegue il prossimo 21 aprile, sempre dalle 21 all’Auditorium Aldo Moro, con il terzo appuntamento dell’Università delle migrazioni. Roberto Guaglianone, docente autoctono, presenterà una panoramica sul sistema (o meglio, i sistemi) di accoglienza e integrazione per rifugiati ad oggi presenti nel nostro Paese. Un tema sempre molto attuale anche nella nostra città. Il gruppo dell’Università delle migrazioni si ritroverà invece a fare il punto della situazione, quasi a metà percorso, il prossimo lunedì 3 aprile alle 21 nella sede del Gruppo Alice in via Parini, 54 a Saronno.

(foto archivio: il primo incontro)

24032017

2 Commenti

    • molto chiaro e molto utile l’articolo della Stampa, che è una rispettabile e credibile testata giornalistica.
      ma è logico che è un businnes
      alle fandonie non ci crede più nessuno ormai
      tranne quelli che vanno a farsi intortare a queste pseudo-lezioni.
      Gli italiani non si sveglieranno mai……

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