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Fabio Banfi: da Saronno sfida al Monte Rosa

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SARONNO – Da Saronno in cima al Monte Rosa, il saronnese Fabio Banfi ha nei giorni scorsi partecipato alla massacrante Utmr, gara che porta i concorrenti sulla montagna fra Svizzera e Italia, a piedi, correndo e scalando.

Ecco il reportage, fatto soprattutto di impressioni e di esperienze vissute in questo suggestivo viaggio, realizzato dallo stesso atleta saronnese.

E’ ormai sera stiamo correndo da circa 20 ore ed abbiamo lasciato alle nostre spalle le vette svizzere del comprensorio di Grachen e Zermatt, il rifugio Ferrario è ormai lontano e non ci resta che superare il passo successivo per poi ridiscendere ad Alagna sede della “base vita” italiana. In lontananza alcune nuvole e dei lampi ma paion lontani e noi proseguiamo in salita a passo ancora spedio. Presto il sentiero scompare per lasciar il posto a tracce su roccia sempre più impegnative d’improvviso la pioggia inizia a battere sulle nostre gambe nude. Pensiamo ad un evento metereologico passeggero e puntiamo verso la cima ma in breve si alza un vento gelido, la temperatura crolla a 8
gradi sotto lo zero e la pioggia diviene un misto fra grandine e neve.

Le rocce su cui camminiamo hanno un vivido color nero-amaranto il che ci indica senza dubbio che sono ferrose, sappiamo che in breve verremo investiti da una pioggia di fulmini! Lanciamo lontano i bastoncini da trekking e tutta l’attrezzatura elettronica e metallica (allontaniamo quindi da noi ogni buon conduttore elettrico), cerchiamo un riparo che possa fungere anche da gabbia di faraday isolandoci dalle scariche. Davanti a noi solo una piccola fenditura di 100 centimetri fra le rocce, ci
infiliamo con metà del corpo ed il resto lo ricopriamo con i nostre giacche in goretex. Creiamo così una piccola tenda, il goretex ci protegge da neve e ghiaccio e le rocce sopra di noi dalle scariche elettriche. Purtroppo la perturbazione non molla ed anzi si intensifica sino a che il nostro rifugio improvvisato inizia a cedere, vento e neve
si insinuano all’interno, ci stringiamo il più possibile, ci scaldiamo con il respiro ma la mia compagna di gara Ingrid inizia a scivolare nell’ipotermia. Il tremore diviene sempre più convulso, le estremità divengono insensibili e le labbra di un azzurro acceso è il segno che comunque vada non si può più attendere. Almeno i fulmini son ormai lontani, lasciamo il rifugio ed affrontiamo gli utimi tratti verso la cima ed i seguenti 1000 metri di dislivello in discesa su un tracciato ormai invisibile e coperto di neve e ghiaccio. Giungiamo solo alla 1 del mattino ad Alagna in base vita. Ingrid viene subito accolta dall’infermiera e spostata in un luogo caldo, curata e reidratata. io attendo in una scarna saletta, la sento lamentarsi e tossire ma riesce ancora a scambiare qualche battuta in fondo sta bene! Mentre passo lunghe ore nell’attesa che Ingrid possa tornare a camminare non posso non pensare che la montagna ci accoglie ma solo se ben preparati.

27092017