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Visto da Varese: Elezioni, un doppio addio alla prima linea

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di EZIO MOTTERLE

La campagna elettorale varesina decolla senza la presenza in prima linea di due storici protagonisti della vita politica cittadina e nazionale. Prima la rinuncia alla ricandidatura per la presidenza della Regione e al ritorno in Parlamento di Roberto Maroni, a lungo ministro e vicepremier della Lega, poi l’addio alla Camera di Daniele Marantelli, deputato da tre legislature, esponente di spicco nell’evoluzione Pci-Pd. Maroni e Marantelli hanno battagliato per decenni da fronti contrapposti sull’asse tra Varese e Roma, di certo il loro ruolo continuerà a pesare specie sul territorio: ma la prima linea pare ormai abbandonata per sempre, e ciò comporta certamente una svolta che vista da Varese assume carattere epocale. Dopo la guida provinciale dei rispettivi partiti venne il salto milanese e romano, sempre con l’occhio vigile a quel Varesotto che negli anni Novanta fu a lungo – va ricordato – una grande capitale della politica italiana. Tra i due un filo diretto sostenuto da stima e amicizia che con un breve colloquio, finanche un semplice sguardo, ha spesso consentito di affrontare e risolvere problemi connessi ad accordi politici ma anche a soluzioni operative. Definito a un certo punto “leghista rosso” per la capacità di dialogo col Carroccio saldamente condotto da Bossi e Maroni, Marantelli arrivò anche a stringere coi “lumbard” una pur breve ma lungimirante intesa politico-amministrativa, mai più ripetuta poi nè a livello locale nè tantomeno nazionale. Era il gennaio 1993 quando al Comune di Varese nacque la prima giunta di un capoluogo con sindaco leghista grazie a una maggioranza cui diedero apporto determinante un indipendente del Pri e tre consiglieri dell’allora Pds. L’accordo rossoverde Lega-Pds raggiunto col sostegno di Marantelli ebbe il via libera da Bossi che telefonò il suo okay a Maroni raggiunto in pausa pranzo davanti a un fumante piatto di penne al sugo. Fu ricordata così dalla piccola grande storia della politica come “patto delle pennette”, quell’inedita alleanza in salsa varesina. Un caso di larghe intese ante-litteram? Se così fosse, l’irresistibile epopea politica di Bobo e Daniele da Varese potrebbe far nuovamente sentire eccome il suo peso. Molto presto, a Roma.

1 commento

  1. Varese ha avuto fin troppi privilegi in questi anni. Che senso ha fare il Del Ponte in una cittadina periferica per la Lombardia e per l’Italia? È ora di tagliare gli sprechi di Varese, Malpensa e Busto Arsizio altro che far sentire il loro peso, questo vuol dire essere politici seri.

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