SARONNO – Il 2020 è un anno particolare per monsignor Angelo Centemeri che festeggia il suo 90esimo compleanno e i 65 anni di sacerdozio. Purtroppo per l’emergenza Covid non ha potuto celebrare questi momenti con la città perchè rimane, prudentemente, isolato a Casa Gianetti struttura dove live e dove non si sono registrati contagi anche grazie alle rigide norme rispettate.

Abbiamo voluto dar spazio ad alcune sue riflessioni che pubblicheremo una alla settimana per tre lunedì in modo da poter condividere con lui questi traguardi e quest’esperienza unica. Dopo la lettera alla città in occasione della Patronale, pubblichiamo il messaggio scritto per confratelli e parrocchiani nell’aprile scorso alla vigilia del suo compleanno.

Scrivo alla vigilia del mio compleanno. Sono 90 anni, grazie a Dio!
Sento il bisogno di condividere con voi i pensieri e i sentimenti che ho nel cuore in questi giorni: mi sento veramente avvolto dal mistero.

Abbiamo vissuto anni difficili: la guerra e la liberazione, la fame e poi il fervore della ricostruzione fino ad arrivare al benessere, il tempo del ’68, della contestazione e quelli del terrorismo. Ci siamo poi avviati verso un progresso sempre più veloce e complesso.
Abbiamo ricevuto anche il dono di vivere eventi in cui abbiamo sentito il soffio dello Spirito: il Concilio, i Papi e i Vescovi, le presenze profetiche che abbiamo incontrato ed anche quello che lo Spirito Santo ha operato nell’intimo delle persone, il grande mistero della Grazia e della libertà dei cuori che amano, di cui siamo testimoni.

Ora ci sono giorni che non avremmo mai pensato di vedere. Sento che ci viene un forte richiamo all’essenziale per un modo di vivere più rispettoso del creato e di tutte le persone, più umano e solidale, che sappia riconoscere la paternità di Dio e la fraternità tra tutti gli uomini, secondo il Vangelo. Dopo questo contagio tutto non potrà tornare come prima, dobbiamo rinnovarci per rinnovare.

Sta arrivando anche il mio 65° di sacerdozio!
Mi sento ancora risuonare la voce dell’Arcivescovo Montini che in Duomo il 26 giugno 1955 ci diceva: “Ecce ego mitto vos”. Ecco io vi mando.
E noi siamo usciti, i suoi primi preti, per una missione che continua ancora.
Gli entusiasmi, le fatiche, le incomprensioni, i pericoli incontrati … ci hanno maturati, come uomini e come preti. Mai presi dal potere, sempre al servizio nella obbedienza, fedeli a quello che ci è stato trasmesso.

Quando, con i miei coetanei, abbiamo dato le doverose dimissioni abbiamo sofferto, lo possiamo confessare. Oggi non dobbiamo più presiedere la comunità ma siamo sempre preti che vivono il dono che hanno ricevuto per il servizio sacerdotale, per testimoniare, fino a che ci sarà chiesto, la nostra fede nel Signore, il nostro amore per Lui e per i fratelli nella speranza della vita eterna. In questi lunghi anni abbiamo compreso che siamo servitori della misericordia di Dio e che offriamo il sacrificio eucaristico, mistero della fede, intercedendo per tutto il popolo. Ci riconosciamo deboli, mediocri, bisognosi di misericordia e confidiamo nel Signore che, nonostante la nostra indegnità, continua a fidarsi di noi e si mette nelle nostre mani per consacrare il pane e il vino, assolvere e benedire tutti. Continua ad affidarci il suo messaggio di amore, perché Dio è amore, anche se siamo chiusi e timorosi e incoerenti, anche se non Lo amiamo così come Lui si aspetta e noi desidereremmo. Facciamo fatica a praticare la carità verso tutti ma questo è sempre il nostro impegno.

Condividiamo le sofferenze, i dubbi, le domande che salgono dalla gente. Scrutiamo le Scritture per avere il pensiero di Gesù. Siamo fedeli agli appuntamenti della preghiera, pur con le nostre immancabili distrazioni, e il Signore non manca di inviarci sprazzi di luce che ci vengono dai salmi e da quelle parole che abbiamo letto e ripetuto tante volte e si rivelano sempre attuali. Accettiamo con fiducia i tentativi che i nostri confratelli più giovani stanno facendo per comunicare la fede oggi, in questo contesto di secolarizzazione: è sempre il nostro desiderio. Papa Francesco continua a invitarci ad avere coraggio per una nuova evangelizzazione, senza restare solo in difesa. Abbiamo il compito di richiamare l’essenziale, la fedeltà al Vangelo che ci chiede sempre un atteggiamento di conversione. Da sempre siamo uniti alla Chiesa, al Magistero dei Papi che lo Spirito del Signore ha suscitato e crediamo nella nostra missione, fino alla fine.

Le persone che abbiamo incontrato in questi anni e ci ringraziano per quello che siamo stati per loro, sanno benissimo che siamo stati e siamo deboli, conoscono i nostri limiti ma sanno riconoscere la presenza del Signore nel nostro sorriso, nella sincera dedizione che abbiamo avuto nell’ascoltare, nel soccorrere, nel perdonare, nel partecipare ai momenti di gioia e di sofferenza. “Mi ha battezzato, mi ha sposato, è venuto a trovare la mia mamma malata …” Chissà che tutto questo valga per sentirci dire anche dal Signore: “Venite benedetti … L’avete fatto a me” è proprio quello che speriamo.

Allora ringraziamo il Signore per il dono della vocazione e della gente che abbiamo incontrato e rinnoviamo la nostra amicizia con Gesù.
Diciamo anche noi, sottovoce, arrossendo: “Tu lo sai che ti vogliamo bene”. non temiamo per le nostre infedeltà e la nostra mediocrità, sappiamo che la nostra vita, fino alla fine, sarà sempre un combattimento, ma ci sarà sempre la sua mano che ci tira su.
Sentiamo che Lui sta arrivando, si avvicina la nostra Pasqua, chiediamo scusa a Lui e a tutti i nostri fratelli per gli sbagli e il male che abbiamo fatto, per quello che potevamo fare e non abbiamo fatto. Ci fidiamo di Lui!
Come ci diceva il Card.Martini, possiamo riconoscere che il Signore ci ha liberato in tanti momenti di pericolo, ci ha sempre mandato qualcuno ad aiutarci nella ripresa e continuerà a farlo ancora.
Non dimentichiamo tutto il bene, le gioie e le consolazioni che abbiamo provato e ringraziamo di cuore. Se guardiamo la nostra vita possiamo ben dire che abbiamo ricevuto il centuplo, pur in mezzo alle tribolazioni e confidiamo di incontrare il suo sorriso che ci accoglierà per la vita eterna.

Ho il desiderio, a Dio piacendo, di celebrare il 65° di sacerdozio nel nostro Santuario della Madonna dei Miracoli, con i miei compagni di Messa venerdì 26 giugno. A Lei ci affideremo con fiducia, come abbiamo sempre fatto, e con Lei canteremo il nostro “Magnificat”. Unitevi a noi spiritualmente per ringraziare e rinnovare la nostra totale e gioiosa disponibilità. Restiamo uniti nella preghiera.
Un saluto cordiale e fraterno a tutti.