protesta municipioSARONNO – Dalle 8 di stamattina due saronnesi Giuseppe Valenti e Vittorio Cantavenera residenti al Matteotti hanno deciso di scendere in piazza e protestare. Ieri notte hanno realizzato sei striscioni di carte e lenzuola per urlare il proprio sdegno.

“Siamo senza lavoro e ci hanno aumentato l’affitto che e’ arrivato alle stelle. Per me 600 euro al mese sono proibitive” spiega Giuseppe Valenti padre di una piccola di 18 mesi a caccia di lavoro da due anni e mezzo quando ha perso il proprio impiego di artigiano edile.

“Siamo diventati dei numeri – rincara Cantavenera padre di tre figli di 20, 14 e 9 anni – e qui in Comune non ci ascoltano, ci vuole un mese per ogni risposta. Siamo stanchi: sopravviviamo con lo stipendio di mia moglie che e’ una collaboratrice scolastica. 900 euro per 5 persone sono pochissimi”.

“Andiamo fino in fondo – chiariscono – vogliamo aiuto con il lavoro e la casa e siamo disposti ad iniziare lo sciopero della fame. Vogliamo un po’ di dignità”.

10042013

3 Commenti

  1. Questi due lavoratori, cui va tutta la nostra solidarietà, sono solo l’inizio. Anzi, l’inizio c’è già stato da tempo. Sono la punta dell’iceberg della povertà dilagante per le politiche di austerità. Anche comunali. Quindi: o gli amministratori locali cominciano ad opporsi alla logica del patto di stabilità, a ribellarsi al taglio dei trasferimenti agli enti locali e, soprattutto, a CERCARE IL DENARO PUBBLICO DOVE C’E’,o i prossimi anni saranno lacrime e sangue peggio di ora. Per questo Attac Saronno organizza in maggio e giugno appuntamenti di formazione per cittadini e amministratori locali per UNA NUOVA FINANZA PUBBLICA E SOCIALE, con soluzioni concrete su dove recuperare denaro pubblico senza sacrificare beni comuni (terra, aria, acqua), come la Giunta Porro intende fare con il nuovo PGT. Per esempio riappropriandoci della Cassa Depositi e Prestiti, che fonda il suo enorme capitale sul risparmio dei libretti postali di 12 milioni di italiani, ma lo usa per speculazioni e privatizzazioni. Ne parliamo, poi agiremo concretamente. Anche a Saronno. Con Attac.

  2. Non posso che essere d’accordo con il sig, Guaglianone riguardo alla necessità di riavere i nostri soldi che ora sono a Roma.
    Tanto è vero che il 16/3/2012 (duemiladodici) la Lega Nord, attraverso i suoi consiglieri comunali saronnesi, presentò una mozione, poi discussa in consiglio comunale il giorno 11/4/2012 ( delibera n.22), attraverso la quale voleva impegnare il Sindaco e la Giunta ad intraprendere tutte le iniziative, in sede giudiziale e/o stragiudiziale, finalizzate all’accertamento dell’insussistenza dell’obbligo di trasferimento di cui all’art.35, commi 9 e 10 D.L.24.01.2012 n.1. provvedimenti. Ad interpellare l’ufficio legale del Comune, dandogli mandato di esperire la possibilità di rescindere il contratto e chiedere un risarcimento danni avverso all’attuale Tesoriere comunale che ha provveduto entro il 29/2/2012 a trasferire le disponibilità liquide del Comune di Saronno alla Tesoreria Unica. Vorremmo che il Comune protegga i propri risparmi trasmettendo la mozione ai Parlamentari del territorio e al Governo per richiedere l’eliminazione dell’obbligo di versamento alla Tesoreria Unica Statale delle disponibilità attualmente in capo agli Enti Locali, così come previsto all’articolo 35, comma 8 e seguenti del DL 24 gennaio 2012, n.1.

    L’esito, scontato come potrà ben immaginare, fu il seguente:
    Presenti: 21 consiglieri.
    Hanno votato no: 13.
    Hanno votato sì: 5.
    Si sono astenuti: 3.
    Hanno votato sì i Consiglieri Bendini, Borghi, Fagioli, Sala e Veronesi.
    Si sono astenuti i Consiglieri Caimi, De Marco, Volontè.
    Hanno votato NO i restanti consiglieri di PD, PSI, IDV quella sera presenti.

    A questo link può leggere il verbale integrale della seduta del 11/4/12.
    http://www.comune.saronno.va.it/upload/saronno_ecm8/gestionedocumentale/seduta%2011.4.2012_784_11644.pdf

  3. Fagioli concorda con Guanaglione, come se duemila miliardi di euro fossero bruscolini.Casomai c’e’ da chiedersi come mai abbiamo cosi’tanto debito a fronte di servizi pubblici (sanita’, scuola, welfare) a dir poco carenti

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