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Occupazione: fuga dal Varesotto, 55 mila sono andati all’estero

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SARONNO / VARESE – Sempre di più giovani e meno giovani che anche da Saronno, come dal resto della provincia, si trasferiscono all’estero in cerca di migliori opportunità lavorative.

Incide però la vicinanza col confine: al primo posto c’è infatti la
Svizzera, con oltre 18mila persone che dal Varesotto sono andate nella limitrofa Confederazione elvetica. Complessivamente, sono 55 mila i varesotti che, per ragioni di lavoro o di ricongiungimento famigliare, si sono trasferiti stabilmente all’estero e che risultano iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). A fare il punto la Camera di commercio di Varese, prendendo spunto dai dati del Ministero dell’Interno. I dati collocano Varese al 28′ posto tra le province italiane con maggior numero di residenti all’estero. Se però la stessa cifre viene, opportunamente, ponderata sulla base della popolazione, la nostra provincia si pone al 67′ posto sulle 107 italiane, con un’incidenza pari al 6,2% sul totale dei
residenti.

In cima alla classifica nazionale i territori siciliani, dove questa percentuale tocca addirittura quota 47% (Enna) e 35% (Agrigento) ma la stessa Lombardia segna una crescita del fenomeno, con Sondrio al 13,1% (23esimo posto in Italia), seguita da Como con il 8,1% e appunto Varese. I
residenti all’estero provenienti dalla provincia di Varese sono cresciuti del 70% negli ultimi tredici anni, passando dai 32 mila e 360 del 2005 ai 54 mila e 936 nel 2017. Nei soli ultimi dodici mesi presi in considerazione dall’analisi, l’incremento è stato del 3,6%, pari a 1.900 unità in valore assoluto. “Sono dati che parlano di una lenta e preoccupante fuoriuscita da qui come da altre parti del nostro paese. E troppo spesso sono i giovani con ottime competenze che devono trovare opportunità fuori dai confini nazionali – sottolinea il presidente della Camera di Commercio varesina, Fabio Lunghi – Occorre che la classe politica italiana rifletta a lungo e intensamente sull’importanza del capitale umano quale fattore decisivo di successo e di competitività. Non meno rilevante è la necessità di porre finalmente mano a situazioni strutturali che penalizzano le nostre imprese nel confronto con i concorrenti esteri. Le alte capacità e le elevate professionalità che sanno mettere in campo le aziende, anche e soprattutto quelle varesine, non possono continuare a fare i conti con costi energetici superiori rispetto a quelli di altri paesi e con mancanze infrastrutturali che finisco per avere un impatto fortemente negativo sul sistema economico. La stessa manovra appena varata dal Governo non mi pare vada incontro alle reali esigenze delle imprese: basti pensare alla scarsa attenzione nei confronti del piano industria 4.0 e, più in generale, allo sviluppo tecnologico”.

Ritornando ai dati sui varesini trasferiti all’estero, su questo fenomeno incide naturalmente anche la vicinanza con il confine: la Svizzera infatti è al primo posto per numero di varesini che si sono trasferiti all’estero con un totale di 18 mila e 12 persone (32,8% dei varesini iscritti Aire). Tra le destinazioni, alcune delle quali risalgono lontano nel tempo, seguono Argentina (8.359) e Regno Unito (3.381), Uruguay (3.352), Francia (3.152), Germania (2.756) e Spagna (2.694) e poi Usa (2.141). Negli ultimi cinque anni l’aumento maggiore è stato registrato nel Regno Unito (+80%); a seguire Australia (+43%) e Germania (+38%), poi Paesi Bassi (+ 37%) e Spagna (+35%). Uno sguardo, infine, alle caratteristiche dei varesini all’estero: a trasferirsi sono in prevalenza uomini (52,3%), adulti in età da lavoro (43% tra i 35-64 anni) e che in maggioranza arrivano dai comuni più popolosi della provincia (Varese 5.919, Busto Arsizio 2.977, Gallarate 2.462), ma anche da quelli vicini al confine (Luino 1.998 e Lavena Ponte Tresa 1.609).

(foto archivio: un corso di formazione)

10012019