SARONNO – “L’Unità non è sempre un valore, meglio la verità e il rispetto”: dopo un 25 aprile, Festa della Liberazione, a Saronno ancora nel segno delle polemiche, si intitola così l’intervento del consigliere comunale indipendente di destra, Alfonso Indelicato. Lo pubblichiamo integralmente.

A bocce quasi ferme vorrei offrire anch’io un contributo di riflessione su questa ricorrenza del 25 aprile che ogni anno promuove polemiche nella nostra Saronno come in tutta l’Italia. Tale festività civile è in se stessa fonte di divisione, per due ordini di motivi.

Il primo è costituito dalla lunga serie di questioni di natura storica che si porta dietro: la valutazione del Fascismo nel contesto della storia patria così come il giudizio sulla Repubblica mussoliniana, quella del peso e dei limiti della Resistenza ai fini della soluzione del conflitto, della composizione della medesima in gruppi diversi e talora contrapposti, delle loro alleanze e degli obiettivi politici, nonché delle azioni delle quali i partigiani si sono resi protagonisti anche a guerra finita, e che hanno trovato spazio e vasta divulgazione in tempi recenti attraverso i libri di Pansa. Molte altre ce ne sono, ma mi fermo qui.

Il secondo ordine di motivi è costituito dall’uso di questi temi ai fini della politica attuale. Vorrei dire che è un uso che varia di intensità a seconda di chi siede al Governo: si va da una certa manieristica ritualità tipica di quando a comandare è la Sinistra, a toni di forte e interessata polemica quando comanda la Destra. Dai settori politici più intransigenti la narrazione resistenziale viene utilizzata in termini francamente discriminatori e senza sconti: voi non la condividete quindi non siete dei nostri, non siete democratici, non siete questo, non siete quello, noi abbiamo ragione e voi avete torto. Da altri più moderati viene – particolarmente quest’anno – il richiamo all’unità cui accenno fino dal titolo di questa chiacchierata: non dovrebbe essere una ricorrenza che divide, quindi smettetela voi destri di vederla come nemica e unitevi a noi nella celebrazione della libertà ritrovata. A Saronno quest’ultima posizione ha avuto eco nelle parole del consigliere Nicola Gilardoni del Pd come in quelle, più sussurrate perché affidate ai social, di Lucio Bergamaschi storico esponente di Forza Italia. Ora, mentre sento di avere poco da dire ai primi, se non la disponibilità a una cortese discussione in qualsiasi contesto, agli esponenti di questo fronte trasversale moderato avrei da rivolgere alcune domande.

A che cosa dovremmo rinunciare, noi persone di Destra che ci rifacciamo ad altre tradizioni politiche rispetto all’azionismo, al cattolicesimo democratico, al socialismo, al liberalismo, per coltivare questo ideale di unità? Dovremmo rinunciare a vedere nel Fascismo una forza politica originale, che tra vari gravi errori compiuti ha portato a compimento il processo di unificazione culturale e ideale del nostro popolo, quell’unificazione che dopo il ’45 è venuta meno? Dovremo rinunciare a vedere nella sua politica – che nessuna persona saggia si sogna oggi di replicare – degli spunti per il presente? Dobbiamo rinunciare a pensare che parte dei protagonisti della Resistenza non coltivavano un sogno di libertà, ma volevano una dittatura ben più aspra di quella fascista? Dovremmo infine gettare fango sui giovani della Repubblica che videro nell’8 settembre il “tradimento della Patria” e cercarono, gettando i loro pochi anni in una guerra che sapevano quasi certamente persa, un riscatto morale prima che politico? Dobbiamo forse credere che fossero tutti delinquenti? Dobbiamo rinunciare a onorarli, e di ribellarci quando li vediamo ogni volta disonorati? Mi sa che ci chiedete molto, troppo, amici.

Tempo fa, intervenendo sulle Foibe e sull’Esodo dalle terre giuliano-dalmate (argomenti ben collegati ai precedenti) mi ero permesso di proporre non l’adozione di una “memoria condivisa”, la quale implica comunque una rinuncia alla propria, di memoria. Piuttosto di una “memoria rispettata” che consiste nella comprensione – non nell’accettazione – delle ragioni dell’altro. Ma questo approccio al tema prevede dei passaggi e dei segnali. Ad esempio l’intitolazione di una scuola legnanese al cieco di guerra Carlo Borsani, cosa che ho formalmente chiesto a due dirigenti scolastici a nome di gruppi e associazioni, senza ricevere neppure un cortese cenno di risposta. Questa è la strada, ma non se ne vede neppure l’inizio, forse anche, chissà, per una certa incapacità della Destra di porre il problema. Ci rivediamo l’anno prossimo.

Alfonso Indelicato
Consigliere comunale eletto a Saronno

26042019

12 Commenti

  1. veramente fantasyland….non ci possono essere comprensioni x le ragioni dell’altro, quell’altro alleato dei nazisti e complice di sterminio di ebrei, rom e omosessuali. Chiusura di giornali e abolizione di partiti sono solo uno scherzo rispetto al resto. Con questi non posso avare alcuna memoria condivisa o meno…

    Che poi il fascismo abbia unito l’Italia, mi fa capire che la storia non è stata insegnata relativamente a quel periodo, per evitare di innervosire persone come Indelicato

  2. Sig. Indelicato,
    che il fascismo abbia ” portato a compimento il processo di unificazione culturale e ideale del nostro popolo” è una bestialità storica. Talmente unificante che ha scatenato una guerra civile con migliaia di morti dopo aver soppresso ogni forma di libertà da quella di espressione a quelle parlamentari.
    Se lei oggi si può permettere di scrivere certe cose è grazie alla lotta di liberazione che ha garantito diritti anche a lei che mi sembra abbastanza nostalgico.

    • Bestialità che condivido con il maggior storico del Fascismo Renzo De Felice, il quale presumo non appartenga ai Suoi autori preferiti.

      • Può condividere con chi le pare. Parlare di unificazione quando un ideologia porta ad una guerra civile è un ossimoro. Indelicato, non faccia finta di nulla, le sue dichiarazioni benevole verso il fascismo sono inaccettabili. La destra appartiene all’ordinamento democratico, i fascisti no. Scelga da quale parte stare anche se con tutta evidenza lei ha già scelto.

  3. “Dovremmo rinunciare a vedere nel Fascismo una forza politica originale, che tra vari gravi errori compiuti …”

    semplicemente dovreste rendervi conto che è stato una dittatura.

  4. @ “A che cosa dovremmo rinunciare, noi persone di Destra che ci rifacciamo…”

    Si immagini un paese, dove la classe politica pensa che le sue idee si promuovono mediante la bastonatura, ora immagini che lei non condivida quel progetto politico, adesso immagini di viverci 6 mesi….

    Secondo me trova tutte le risposte alla sua domanda.
    E quel paese virtuale non è ancora malaccio… per esempio non pensa di ricorrere all’ omicidio, ecc. ecc.

  5. Basta la bestialità delle leggi razziali per giudicare il fascismo… e meno male che quei magnifici straccioni che liberarono TUTTE le città del nord sono esistiti

  6. L’insistenza cadenzata e gentile nell’esposizione può trarre in inganno ed emarginare la realtà vissuta all’epoca che non è scritta sui libri di scuola ma nella mente dei sopravvissuti che hanno trasmesso le loro esperienze subite da una spregevole dittatura quando ad essere buoni con gli avversari politici gli si faceva ingoiare l’olio di ricino.

  7. Il regime fascista pure gli scout ha messo fuori legge….

    Ma veramente dobbiamo buttare ancora parole?

  8. La verità…
    La verità parte da un presupposto semplice, l’Italia si è accorta dell’arroganza, della cecità, della violenza della dittatura fascista già nel Luglio del 1943. E li si chiuse l’epoca fascista.
    Quel che accade dopo nel nord Italia, sino al 1945, dovrebbe fare vergognare tutti gli italiani.
    Il 25 Aprile finalmente si è chiuso il momento più buio del novecento italiano, e per questo va celebrato (punto).
    Qual che è successo a cavallo di quel momento e di cui si può discutere, appartiene alla preparazione del dopo. e non va confuso con la conclusione del prima.

  9. Il Fascismo non è un’idea: è un reato cfr. Legge Scelba (645/1952) e Mancino (95/1993). Punto!

    • Matteo, un applauso.

      E ma i palazzi, le bonifiche, gli pseudo valori ecc. Questi signori non sanno che l’ Italia e anche il resto del mondo libero ha fatto di meglio, senza usare il manganello e senza uccidere Matteotti.

      Nel dopoguerra l’ Italia è risorta e non ha dovuto uccidere Matteotti.
      Poi ha costruito autostrade, palazzi, case popolari è diventata potenza economica e non ha dovuto uccidere Matteotti.
      Non ha dovuto uccidere Matteotti, neanche per costruire grandi infrastrutture in giro per il mondo, grazie alle sue abilità.
      Non ha dovuto uccidere Matteotti, neanche per sviluppare un sistema sanitario che ha garantito agli Italiani una tra le piu’ alte aspettative di vita al mondo.
      Anche oggi non ci serve uccidere Matteotti, eppure la ns. aziende producono ottimi prodotti e generano export per 540 miliardi di euro.

Comments are closed.