di EZIO MOTTERLE
A ombrelloni aperti, la prospettiva può apparire ancora lontana. Ma l’orizzonte della ripresa autunnale si avvicina carico di ombre cupe, pronte a cancellare rapidamente i colori dell’estate. Non è questione di esser pessimisti a tutti i costi, ma gli effetti della pandemia (sperando in un sospirato dopovirus) sono difficili da superare dinanzi ai numeri già ora impietosi che giustificano, specie sul fronte della crisi occupazionale, pur tamponata dai provvedimenti del governo, una serie di pesanti incognite. Già nel primo trimestre dell’anno le ore di cassa integrazione in deroga hanno toccato in provincia di Varese quota 7 milioni, dato superiore a quello di interi anni successivi alla crisi finanziaria del 2008, interessando il 12% delle imprese e il 9% degli addetti. Lo stesso vale per la cassa integrazione ordinaria che nel solo mese di aprile ha visto autorizzate 15 milioni di ore. Ma il peggio emergerà dall’analisi dei dati relativi al secondo trimestre. Il tutto – sintetizza la Camera di commercio varesina, particolarmente attiva nell’analizzare la grave situazione per favorirne il prima possibile un superamento – s’innesta su una forte riduzione dell’indice di produzione industriale, che già tra gennaio e marzo ha fatto registrare un calo del 9,2%. Inevitabile la flessione delle assunzioni nei mesi di marzo (-41%), aprile (-71%) e maggio (-61%), con parziale incremento delle cessazioni, dovuto alla conclusione e al mancato rinnovo dei contratti a termine: cifre allarmanti, -84% nel settore somministrazione, -65% nell’apprendistato e -59% nel tempo determinato, tutte forme contrattuali che interessano maggiormente i giovani. Tra il 24 febbraio e il 10 maggio, nel Varesotto, il tasso di risoluzione dei di questi contratti in riferimento alle persone con meno di 29 anni è cresciuto addirittura del 250%. Altra fascia a rischio quella delle donne, in primo luogo – si sottolinea – perché anch’esse sono abitualmente più coinvolte da contratti flessibili, e poi perché la complicata situazione famigliare, conseguenza della chiusura di scuole e altri servizi, si ripercuote negativamente sulla loro possibilità di partecipare al mercato del lavoro, spingendole a farsi carico della famiglia, anziché provare a cercare una nuova occupazione. Tanto basta per delineare la prospettiva di un autunno che prevedere caldo può apparire persino banale. Sarà caldissimo, senza bisogno del solleone che in questi giorni contribuisce ancora a tenere in un cassetto un’emergenza che coinvolgerà migliaia di lavoratori. O purtroppo di ex lavoratori.