LOMAZZO – Regione Lombardia è pronta a dare battaglia sul caso della Henkel, multinazionale tedesca leader nel settore della detergenza che ha da poco annunciato la chiusura dello stabilimento di Lomazzo, dove lavorano oltre 150 dipendenti, con l’obiettivo di spostare tutta la produzione a Ferentino, in provincia di Frosinone. Su richiesta dei consiglieri regionali Raffaele Erba (M5S) e Angelo Orsenigo (Pd), sta per partire una lettera all’azienda firmata dalla commissione Attività Produttive (presieduta dal consigliere leghista Gianmarco Senna) e che sarà sottoscritta- assicura il pentastellato, “per dare maggior peso alla richiesta”- anche dal governatore della Regione Attilio Fontana e dal presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, che è comasco.

Nel documento, visionato dalla ‘Dire’, si richiede ai rappresentanti della Henkel, che ha l’headquarter a Dusseldorf, di partecipare a un’audizione in videoconferenza con le organizzazioni sindacali e gli enti locali interessati. La lettera, già tradotta in tedesco, è stata girata al Console generale di Colonia Giuseppe Ferraro, che la consegnerà personalmente alla dirigenza della Henkel.

Un atto formale importante da parte del Pirellone, fortemente voluto anche dai sindacati, dopo che ieri I vertici dell’azienda- ricevuti in Regione dall’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi- avevano confermato l’irreversibilità della decisione di chiudere il sito produttivo di Lomazzo.
Dopo l’incontro, l’assessore si era detto “molto preoccupato” per la situazione dei lavoratori e delle loro famiglie, dando la propria disponibilità “ad accompagnare un potenziale nuovo investitore” al fine di ricollocare tutti gli attuali lavoratori e dare continuità allo stabilimento nel comasco.

05032021

8 Commenti

    • Risposta a fiorentino hanno già uno stabimento che produce ciò che produce Lomazzo…. Non spostano. Chiudono…… In lombardia tengono altri 2 stabilimenti che producono altro…. Colle etc

  1. Quindi interverrà un fondo straniero,, gli operai hanno già capito che devono trovarsi da soli un altro lavoro, i sindacati si prendono la loro commissione di intermediazione di cassa integrazione, il fondo straniero quei quattro soldi europei a fondo perso per il “rilancio green” e poi tra un anno tutto chiuso.

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