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storia

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Misinto, addio a Celestino Longoni. Ha raccontato la storia del paese
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16 Settembre 2021
Turate cerca guide turistiche per un giorno
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9 Agosto 2021
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26 Novembre 2020
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17 Giugno 2020
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14 Febbraio 2017

MISINTO - Si è diffusa stamattina la notizia della scomparsa di Celestino Longoni attivissimo membro della comunità misintese. Aveva 82 anni ed aveva lavorato come insegnante di lettere

A tracciarne la figura è il sindaco Matteo Piuri: "Misinto perde una persona di grande spessore culturale e umano, estremamente disponibile, che tanto ha dato alla nostra comunità. Lo ricordo mentre suonava l’organo in Chiesa, insieme alla corale Santa Cecilia".

Longoni è conosciuto anche per aver scritto il libro sulla storia di Misinto.

"Ci siamo ritrovati in più occasioni istituzionali, soprattutto quando ricoprivo la carica di assessore, a parlare del nostro territorio, e anche di quando era bambino e giocava con il mio defunto papà.

Ricordo - conclude i primo cittadino unendosi a tutta la comunità e all'Amministrazine nelle condoglianze alla famiglia - anche la sua telefonata per congratularsi dopo la mia elezione a primo cittadino di Misinto nel 2019. Sono stati momenti preziosi. Lo ringrazio, non solo per i consigli, ma per tutto quello che ha fatto durante la sua vita per la nostra Misinto".

(foto: la copertina del libro co cui Celestino Longoni è entrato nelle case di tanti misintesi)

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"Abbiamo iniziato a raccontarvi la mostra partendo dalla fine - raccontano i volontari della Casa di Marta - Prima di arrivare alla Divina Commedia si può percorrere un itinerario su cosa e come mangiavano in quei primi anni del quattordicesimo secolo". "In quel periodo - spiegano - nascono dei modi di dire come “companatico" o piatti che ci sono arrivati sino ad oggi: castagnaccio, ribollita… Scopriremo anche come si stava tavola e un paio di episodi tra verità e leggenda con protagonista Dante stesso".

La mostra si terrà nella sede della Casa di Marta in via Petrarca 1, dal 18 settembre al 24 ottobre, dalle 15.30 alle 17.30. E' possibile prenotare al numero 3295958385. 16092021
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Partecipa all'iniziativa "Presentiamo Turate!" e facciamo conoscere insieme il patrimonio culturale del nostro territorio" dicono dal Comune. Per aderire è semplice: basta inviare una mail a [email protected], per ricevere poii tutti i dettagli. Tutti possono aderire, l'iniziativa è pensata nello specifici per studenti ed appassionati in storia dell'arte. In occasione di alcune giornata l'Amministrazione civica turatese aprirà le porte di diversi beni e spazi storici del paese, per farli conoscere ai suoi cittadini ed agli abitanti del circondario, e presentare il patrimonio artistico e culturale locale. Per tutti, dunque, una opportunità per scoprire le bellezze artistiche e storiche del paese di Turate; iniziativa inedita che si concretizzerà nel corso dei prossimi mesi. (foto archivio: una immagine dello storico Palazzo comunale nel centro di Turate) 09082021 [post_title] => Turate cerca guide turistiche per un giorno [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => turate-cerca-guide-turistiche-per-un-giorno [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-07-28 21:43:29 [post_modified_gmt] => 2021-07-28 19:43:29 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=253968 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 237997 [post_author] => 1 [post_date] => 2021-03-19 09:00:42 [post_date_gmt] => 2021-03-19 08:00:42 [post_content] => SARONNO - Pubblichiamo integralmente la nota di Andrea Germi e Paolo Mantegazza dell'Associazione Cantastorie - Saronno che ripercorre quando accaduto il 18 marzo 1827 quando un incendio distrusse l'allora Mercato delle Bestie e quando un secolo dopo il 30 agosto 1927 con l'incendio di San Rocco. Due momenti della storia cittadina ricostruiti e raccontati con precisione dai due membri della nuova associazione. L'incendio che proprio il 18 marzo 1827 distrusse l'area dell'allora Mercato delle Bestie (oggi Piazza della Riconoscenza) e il caseggiato circostante è noto a quasi tutti i saronnesi. Nel fondo "Commissione di beneficenza pel soccorso dei danneggiati per l'incendio del 18 marzo 1827", conservato in Archivio Prepositurale dei S.S. Pietro e Paolo di Saronno, possiamo scoprire come dopo l'infausto evento la macchina della solidarietà guidata dal prevosto Bellani, da Flaviano Banfi, deputato, Giovanni Battista Vigliezzi, rettore del collegio, Giacinto Sala, Carlo Rampoldi e don Pietro Catena, curato coadiutore di Saronno, si sia messa in moto tra i responsabili della vita cittadina. Da alcuni frammenti di annotazioni, sappiamo che furono diversi gli oblatori che sostennero i saronnesi in difficoltà. Non è dato sapere se la nostra Giuditta Pasta abbia mai effettivamente contribuito alle oblazioni pro saronnesi. In quel periodo si trovava impegnata a Napoli e difficilmente seppe dell'accaduto (o almeno non traspare dalla corrispondenza conservata nell'archivio Pasta e nei suoi diari). Sicuramente invece il Teatro alla Scala contribuì attraverso uno spettacolo alla raccolta fondi per la ricostruzione: "la prima idea che presentossi di recar sollievo a tanti infelici fu quella che terminatisi la sera del 20 [marzo 1827 ndr.] gli spettacoli della stagione nel Teatro alla Scala, si rinnovassero la sera del 21 a loro benefizio. Infatti tutti quelli che prestano in qualsiasi maniera l'opera propria al teatro, corsero a gara per rinunciare agli emolumenti della serata, non esclusi quelli neppure che vivono di giornaliera mercede. Una celebre artista, quantunque estranea al teatro, e con lei tutti gli addetti, raddoppiarono le loro fatiche. L'inclito reggimento Bakoni offrì anch'esso la banda musicale ed i soldati per le comparse senza compenso alcuno. (...) E così nell'arena del piacere si alzò l'altare della beneficenza. Il prodotto di questa serata, che fu di circa 3000 scudi, sarà memorabile nei fasti della patria commiserazione. Tale atto d'umanità venne tosto emulato da tant'altri cittadini di ogni ceto e condizione. " (da "Ricerche storico-critico-scientifiche" di G. Amati, Milano 1828). Esattamente cento anni dopo apparve sulla Cronaca Prealpina del 31 marzo 1927 questo simpatico poemetto in versi dialettali, già edito su una guida del 1882 stampata in occasione dell'inaugurazione della tramvia Milano-Saronno: Tra i quarter piazz che ghè, la principal l'è quella dove ghè la prevostura e l'è là alla sinistra del piazzal dove sta el Monument, ossia figura che parla dell'incendi che gh'è stàa nel 27 per quatter di filà. L'è opera del Marchesi trada in pèe coi danèe vanzàa foera di oblazion che gh'è andàa su a sfragell el nom de Lee l'è la Riconoscenza, e un quai smorbion la dis anca Ciucchina dal nom stess della vegia causa del flagel succes. E se l'è stàa arcigross, justàa anca dal vent basta el fatt, come ho ditt di quatter di che un terz del paes l'è andàa completament e che dopo un pompier l'à avuu de di no avria mai credù adrèe a sta poca de tronà anmò in Italia… porca l'oca. Ma veniamo a quello che è meno noto. Pochi infatti a Saronno ricordano che esattamente cento anni dopo l’incendo “della Ciochina”, poco lontano da dove partì l'incendio del 1827, si scatenò l'incendio di San Rocco. Esattamente il 30 agosto 1927, alle 23.30 di una sera ventosa, si scatenò un incendio che partì dal negozio di mobili di Ambrogio Monti, all'interno della proprietà Zerbi in via Garibaldi. L'incendio si estese a causa del vento e del materiale combustibile (legname, stalle…) investendo la corte di San Rocco e le abitazioni verso piazza Umberto I (attuale piazza Libertà) e via Stampa Soncino (attuale area di via Mazzini). L'allarme fu dato dalle campane di tutte le chiese della città e accorsero sul luogo dell'incendio molti saronnesi, dal podestà Tettamanzi all'ultimo cittadino. Oltre ai pompieri saronnesi di via Giuditta Pasta, accorsero aiuti da Milano, Caronno, Busto Arsizio e dal cotonificio Cantoni di Legnano, accolti dalla folla plaudente in piazza Umberto I. I fabbricati crollarono e il fuoco devastò tutto l'isolato. L'incendio proseguì il giorno seguente: verso le 4.30 del 31 agosto l'incendio era domato. Molti furono i danneggiati e le famiglie che si trovarono senza tetto. Tra queste troviamo la famiglia del sellaio Giovanni Galli, che si trovò senza la casa da poco acquistata e che era ubicata proprio nella corte di San Rocco. Il Galli, come tutti i danneggiati, grazie alla partecipazione del comune che si preoccupò di creare un apposito piano regolatore per riscrivere il quartiere San Rocco, ricostruì la casa nell'odierna via Mazzini. Dal furioso incendio si salvò solo un'antica statua in gesso di San Rocco che era posta nella corte. Giacomo Galli, figlio di Giovanni, recuperò tra le macerie la statua e alcune parti ancora servibili dell'edificio devastati dalle fiamme, che poi utilizzò per i primi lavori nella nuova casa. La statua di San Rocco per molti decenni è stata oggetto di processioni e feste in occasione della festa del santo, che cade il 16 agosto: il prevosto, il clero e i fedeli si portavano fin dentro il cortile di casa Galli dove si elevavano preci al munifico santo nella dimora addobbata a festa. Oggi questa tradizione si è perduta, ma le sorelle Gianna e Maria Teresa Galli, figlie di Giacomo, ne hanno mantenuto memoria e devozione. Due incendi, due santi: entrambi i tragici eventi hanno permesso ai saronnesi di dimostrare la loro grande solidarietà, che anche oggi, in tempi altrettanto difficili, non esita a mostrarsi. Andrea Germi Paolo Mantegazza QUI LA PAGINA FACEBOOK DELL'ASSOCIAZIONE [gallery link="file" ids="237998,237999,238000,238001,238002,238003,238004"] [post_title] => "Una città, due incendi": l'associazione Cantastorie racconta quello di San Cristoforo e di San Rocco [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => una-citta-due-incendi-lassociazione-cantastorie-racconta-quello-di-san-cristoforo-e-di-san-rocco [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-03-19 06:27:56 [post_modified_gmt] => 2021-03-19 05:27:56 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=237997 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 2 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 231359 [post_author] => 1 [post_date] => 2021-01-18 16:44:03 [post_date_gmt] => 2021-01-18 15:44:03 [post_content] => SOLARO - Un momento storico di ineguagliabile valore civico, ricordato dall'Amministrazione Comunale di Solaro in collaborazione con il Circolo Storico Solarese: sabato 23 gennaio sarà celebrato il centesimo anniversario della prima seduta storica del Consiglio Comunale di Solaro. L'evento sarà trasmesso in streaming sul canale YouTube del Comune di Solaro a partire dalle 11. La lettura storico musicale sarà arricchita dagli interventi di Stefano Caronno, Alessandro Mantegazza, Michele Radice e Paolo Massimo Targa. Sarà inoltre affiancato dal supporto tecnico di Paolo Borghi. Il materiale è tratto dagli archivi storici di Solaro e del Comune di Ceriano Laghetto, che si ringrazia per la collaborazione. "Gli archivi comunali sono un patrimonio da riscoprire perché conservano il nome di tanti uomini e donne che hanno contribuito alla storia del nostro Comune - spiega Monica Beretta, assessore alla Cultura - gli anni ‘20 furono segnati dall'incertezza del futuro, avendo appena superato il periodo terribile della Prima Guerra Mondiale e dell'epidemia di influenza spagnola; si aveva la consapevolezza che la strada da percorrere poteva portare a nuove distruzioni o, al contrario, ad una nuova età dell'oro. I cittadini di Solaro scelsero la strada dell'autonomia e della ricostruzione in virtù di un Regio Decreto che autorizzava la separazione dal Comune di Ceriano Laghetto. Pertanto questa manifestazione non vuole essere solo un momento di celebrazione ma anche e soprattutto di riflessione sul clima politico, sociale e culturale che portò all'elezione del primo Sindaco di Solaro. Ringrazio il Circolo Storico Solarese per aver avuto l'idea, i nostri relatori per il prezioso apporto culturale e tutti coloro che con i loro specifici contributi ci permetteranno di rivivere un momento storico unico" [post_title] => Solaro celebra il centesimo anniversario della prima seduta di consiglio comunale [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => solaro-celebra-il-centesimo-anniversario-della-prima-seduta-di-consiglio-comunale [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-01-18 16:49:31 [post_modified_gmt] => 2021-01-18 15:49:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=231359 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 3 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 224834 [post_author] => 2 [post_date] => 2020-11-26 05:15:37 [post_date_gmt] => 2020-11-26 04:15:37 [post_content] => SARONNO - La storia dell'Amor Sportiva, inizia nel 1948 e passo dopo passo i dirigenti della società calcistica di Cassina Ferrara la stanno raccontando tutta con un suggestivo amarcord sulla propria pagina Facebook. I campionati sono tutti fermi per l'emergenza coronarivirus ed ecco che le pagine del popolare social network si stanno riempiendo non delle cronache e delle piccole e grandi imprese calcistiche dell'attualità dell'Amor, ma del passato che ha visto il club sempre in crescendo nel suo ruolo di punto di riferimento per i giovani del quartiere prima e di tutta Saronno poi. Il tutto raccontato con suggestive foto d'epoca, "nasciamo nel 1948 ad opera di don Mario Beretta che vuole dare una svolta alla parrocchia San Giovanni Battista. Coinvolge così i giovani in avventura affascinante: fondare una società sportiva che coinvolgesse i ragazzi del quartiere". Si arriva poi al 1960, "quando avviene il vero cambiamento: Livio Berutti vince i 200 metri alle Olimpiadi di Roma e l'allora presidente della squadra cassinara decide di rinominare la società "Amor", al contrario della città Roma. Vengono decisi i colori societari che ancora contraddistinguono la squadra: il bianco e l'azzurro! Si decide poi che la seconda maglia doveva essere rossa a pantaloncini neri". Si passa poi al "periodo dal 1980 al 1990 è stato quello del ricambio generazionale. Inizialmente subentra Aurelio Paolillo, con idee molto chiare: "La forza di noi genitori, in quegli anni, fu quella di fare una continua opera di persuasione con il parroco per far crescere, sempre con lo spirito oratoriano, una società che potesse godere di una sua autonomia decisionale ed economica; per calamitare sempre di più l'attenzione dei giovani e tenerli legati allo spirito della parrocchia il più a lungo possibile". Poi Stefano Lovera succede a Walter Carnio alla presidenza della squadra e Mario Beretta (fino ad allora parroco) farà posto ad un giovane don Luigi Carnelli. Per dare inizio all'ultimo periodo di storia dell'Amor, con in tempi recenti le presidenze di Mario Busnelli e Daniele Cittera. 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Dalla mente e dalla creatività di Patrizia Figini, autrice saronnese, le strade tornano a popolarsi dei soldati della Grande Guerra, o della Liberazione. La scrittrice, nata e cresciuta a Saronno, è specializzata nella narrazione di conflitti bellici nei secoli, trattati attraverso gli occhi dei soldati italiani. Una cultura vasta, la capacità di parlare diverse lingue, quella creatività tipica di ogni artista e insaziabile curiosità: la ricetta dei suoi racconti necessita di questi ingredienti. I suoi risultati sono sttai riconosciuti a livello internazionale: il suo libro sulla Grande Guerra, "Traditori", é giunto sino alle porte di Buckingham Palace, dove il valore ne è stato riconosciuto, tanto da far pervenire all'autrice una lettera da parte della Regina Elisabetta II. In occasione dell'uscita recente della sua ultima opera, "Resta con me", dedicata agli Internati Militari Italiani, abbiamo intervistato l'autrice. Come ha iniziato a scrivere?  Premetto che sono stata sempre un'accanita lettrice, fin dalla più tenera età. Ricordo che spesso mia madre veniva chiamata dalle maestre delle elementari perché, invece di giocare, io preferivo sedermi in un angolo con un libro in mano. La capacità di scrivere mi è stata donata, tutta in un momento, in un giorno di lavoro, come tanti altri. Ero scesa alla stazione di Cadorna già stanca di prima mattina, quasi adirata, con le sopracciglia aggrottate ed il passo pesante. Ad un certo punto, mi sono guardata attorno ed ho visto la mia espressione riflessa in ogni pendolare attorno a me, mentre tutti ci accalcavamo all'uscita. Il mio sguardo è stato, improvvisamente, attratto dall'unico volto sorridente in tutta la stazione: era quello di un "barbone" seduto in terra, in un angolo. Ho sentito come qualcosa invadermi ed arrivata sul posto di lavoro avevo già formulato la trama completa di un racconto, che mi sono affrettata a mettere per iscritto durante la pausa pranzo. Non una parola era andata persa, nel frattempo. Può sembrare una storia banale ad alcuni, incredibile per altri. Io posso dire che, semplicemente, è accaduto così: è stato un dono.   Come si è formata?  Innanzitutto, tengo a sottolineare l'enorme debito che ho nei confronti dei maestri e professori che si sono occupati della mia istruzione, con i quali sono tutt’ora in contatto. Alcuni hanno curato l’aspetto della mia immaginazione, alimentandola con racconti di mitologia, fantasia ed eventi storici resi fruibili ed interessanti per i più giovani. Altri mi hanno insegnato il rispetto per la lingua italiana e la precisione nel suo utilizzo, il che mi ha permesso di sviluppare proprietà di linguaggio, ma anche di avere i mezzi per apprendere agevolmente le lingue straniere. Gran parte della mia formazione, però, rimane quella da autodidatta, con approfondimenti soprattutto di carattere storico ed umanistico.   Sente l'influenza di scrittori o poeti, nel suo stile? Grande ammirazione e completa devozione come scrittore suscita sempre in me la lettura di un testo qualsiasi di Edmondo De Amicis. Lo so, sono un po’ controcorrente, ma se vogliamo togliere il lato “patriottico” di “Cuore”, De Amicis ci spiega come comportarci per strada, come rispettare le persone che ci circondano, come il compiere il proprio lavoro ed il proprio dovere possa essere già di per sé una ricompensa. Ecco, io penso che queste cose vadano rispolverate e rimesse in bella mostra nel salotto buono della famiglia. De Amicis mi ha insegnato e continua ad insegnarmi l’essenza della centralità della persona. Invito a sfogliare le pagine del suo libro “ Sull’oceano”, descrizione della varietà di individui presenti a bordo di una nave di emigranti verso l’America. Lasciando da parte il buon Edmondo, infinita è la schiera dei miei maestri di penna dai quali ho sempre attinto, oltre che a grandi insegnamenti di stile, uno smisurato arricchimento morale. Per citarne solo alcuni: Seneca, che ha steso il suo balsamo contro i dolori della vita anche sugli animi di molti miei amici; Luigi Capuana, un altro autore da rimettere in primo piano per l’incredibile spessore psicologico dei suoi personaggi: Dostoevskij, che con il suo “I fratelli Karamazov” ha toccato una delle vette più alte della letteratura mondiale; Italo Svevo, con il suo italiano che è come miele sulle labbra; Dumas, con la sua irruenza; Dickens, con il suo crudo realismo; Boiardo, con i suoi versi sublimi. Dante ed Omero sono fuori classifica  perché superiori a chiunque altro, a mio parere.   C'è qualche storico o intellettuale che l'ha ispirata particolarmente? Nella mia formazione continuano ad essere essenziali i testi degli Illuministi, come Voltaire, Rousseau, Cesare Beccaria, Montesquieu. A parer mio, ogni scuola di ogni ordinamento dovrebbe ritagliare uno spazio per nutrire gli studenti con parole così sensate e così pensate. Siamo carenti di entrambe le cose. Un mio grande sogno, fin da piccola, è aver la possibilità di incontrare il signor Piero Angela per esprimergli la mia gratitudine per tutto quello che ho imparato a partire dalle elementari, seguendo le sue trasmissione e prendendo appunti con il mio bel blocco di carta tra le mani. C'è qualche esperienza o evento storico avvenuto a Saronno che l'ha toccata particolarmente? Saronno è, indubbiamente, una città ricchissima di arte e segni lasciati da chi ci ha preceduto nei secoli precedenti. Impagabile è il Santuario, ricchissima la biblioteca, nella quale ho trascorso moltissime ore, sempre supportata nelle mie ricerche da bibliotecari competenti ed increduli nel vedermi sempre così motivata. Conservo un libretto che ritrae le strade di Saronno durante i giorni della Liberazione, sicuramente mi è stato d’ispirazione mentre scrivevo la parte finale del mio libro “Resta con me”, dedicato agli IMI (Internati Militari Italiani), ambientata proprio a Saronno. Ho anche avuto il permesso da parte dell’azienda di citare il famoso Amaretto, semplicemente perché ritengo che abitudini, oggetti e cose note a tutti, se presentate in un libro, possano maggiormente aiutare il lettore a calarsi in una quotidianità reale e non fittizia, in un contesto conosciuto e non lontano, per comprendere meglio che gli uomini di cui si parla non sono alieni, ma semplicemente vissuti prima di noi. In cosa consiste il suo futuro progetto? La sua città avrà spazio anche nel suo prossimo libro? Dopo aver trattato la Grande Guerra con “Traditori” e la seconda guerra mondiale e le vicende degli Imi con “Resta con me”, ora sto andando a ritroso e mi sto occupando del periodo risorgimentale. Una copia di “Traditori” è giunta a Buckingham Palace ed ho avuto l’onore di ricevere una missiva da parte di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Anche per il lavoro che sto portando avanti sto venendo in contatto con persone specializzate, il che è un grande arricchimento sia come persona che come scrittrice. Anche se può sembrare inverosimile, quando inizio a scrivere ho ben chiari i punti essenziali del testo che sto creando, ma tra un punto e l’altro i personaggi si evolvono indipendentemente da me, alcune loro scelte e spostamenti sono una sorpresa anche per l’autrice. Per cui non escludo di poter tornare a toccare Saronno anche questa volta. La stesura dei miei libri è sempre preceduta da un rispettoso ed attento studio delle fonti originali (lettere, fotografie ecc…), arricchito da visite ai luoghi coinvolti nelle vicende storiche che tratto, sia in Italia che all’estero, da Solferino alla Lituania. Essendo il mio lavoro a carattere militare lo studio delle uniformi e degli armamenti é, naturalmente, d’obbligo. La narrazione è sempre in prima persona: è il soldato che parla, descrivendo le sue paure, le battaglie, i commilitoni, la fame, il desiderio di tornare a casa sano e salvo. I miei militari sono sempre della truppa, privi di doti particolari che li facciano eccellere o sopravvivere con maggiore probabilità rispetto ad altri. Sono sporchi, hanno sete, espletano le loro funzioni corporee ed uccidono. Alcuni con rimorso, altri no. Sono i nostri padri, i nostri nonni, uomini semplici, strappati alle loro famiglie e gettati in situazioni che nemmeno comprendono. A loro, che mai troveranno posto sui libri di Storia, io dedico il mio tempo, il mio lavoro, la mia ricerca. A loro  io consegno la mia voce, affinché le loro esperienze ed il loro dolori possano non essere dimenticati. A loro offro il mio fiato, affinché possano tornare a respirare ancora una volta. 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"Si tratta di un progetto nato dal desiderio di diffondere questi aneddoti che vengono trascurati dalla memoria - così spiega il giovane - ci sono diverse attività che si occupano di attivismo, io voglio occuparmi di divulgazione, al fine di far conoscere storie dimenticate e diffondere la memoria di vittime della mafia che non fanno parte della coscienza comune". La pagina è attiva al momento su Tiktok e, soprattutto, Instagram, dove conta più di 1200 followers (anche se, come sottolinea subito Nicholas, "Non c'è una finalità di acchiappare followers"): tra i 124 post, molti sono memoriali di vittime, da Carlo Alberto Della Chiesa a Libero Grassi, ma anche nomi passati più in sordina come quello di Domenico Russo, Rocco Chinnici e Emanuela Setti Carraro. 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