lorenzo guzzettiUBOLDO – La passione per la musica del primo cittadino Lorenzo Guzzetti è nota così come la sua sagacia ma davvero in pochi ieri sera si sarebbero aspettati che per il proprio discorso per la riadozione del Pgt, vicenda che ha suscitato non poche polemiche, il sindaco si ispirasse ad una canzone di Luciano Ligabue.

Il riferimento va a “Caro il mio Francesco” canzone con cui Luciano Ligabue, partendo dalla nota Avvelenata di Guccini di sfoga in un momento difficile contro le difficoltà della propria situazione. Guzzetti ha fatto la stessa cosa: ha scritto una lettera a Luciano Ligabue raccontandogli la sua amarezza in seguito alle polemiche per la riadozione del Pgt.

Il sindaco non si è risparmiato oltre alle citazioni della canzone originale nel testo, riportato integralmente sul suo blog, non mancano forti attacchi, prese di posizione ed anche qualche espressione decisamente colorita che ha lasciato molti consiglieri a bocca aperta. “In questi giorni – ha esordito Guzzetti  – ho pensato molto a come poter rispondere alle tante idiozie che ho letto e sentito sui giornali. Dato che hanno scritto al Prefetto, alla Procura, al Telefono Azzurro, a Papa Francesco e all’Onu, io ho pensato così di scrivere una lettera a Luciano Ligabue. D’altronde loro sono “lenti”. Mentre a volte nella politica serve un po’ di “rock”.

 Dopo la citazione di Celentano Guzzetti entra nel vivo:”“Rispondere agli insulti è solo bassa promozione” ma davanti alla m**** lanciata da certi “topi” soprattutto sui miei amici, gente onesta che attraverso questo impegno vuole servire in maniera disinteressata la propria comunità, non posso tacere. E rispondo con i fatti”.

Così con un lungo e dettagliato excursus il sindaco risponde dell’errore dell’approvazione, della decisione di approvarla punto per punto ma anche delle motivazioni per cui i diversi consiglieri hanno lasciato l’aula. Il sindaco ne ha per tutti e dal passato al presente toglie veli e sassolini dalle scarpe nei confronti degli amministratori che l’hanno preceduto, dell’attuale opposizione e persino con la stampa.

La chiosa è amara:”Caro il mio Luciano “lo so che non ha senso starsi a lamentare di alcune conseguenze del mestiere” ma l’ipocrisia viscida, il giudizio continuo sulle persone, la gogna pubblica e il fascismo intellettuale mi fa schifo”. Guzzetti è consapevole dei toni forti usati ma non ne è certo pentito:”Caro il mio Luciano, è arrivato il momento dei saluti e forse “mi son fatto prendere la mano” perchè uno sfogo “fa sbagliare spesso la misura”, ma avrai ben capito quali moralismi e quanto fango abbiamo dovuto sopportare nei giorni scorsi”. 
07112013