SARONNO – Appuntamento oggi, 7 novembre, con il convegno Icaor dove Alberto Maggiani presenta uno studio pilota sul trattamento osteopatico manuale nella sclerosi amiotrofica laterale. Alla decima edizione del “International conference on advances in osteopathic medicine” a San Paolo del Brasile, viene posta l’attenzione sullo studio realizzato in collaborazione tra l’Accademia italiana di medicina osteopatica di Saronno e l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

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Fondato nel 1999 dal British College of osteopathic medicine (Bcom), la conferenza sui progressi della medicina osteopatica presentata durante gli anni passati in città di tutto il mondo, si tiene quest’anno per la sua decima edizione a San Paolo del Brasile, dal 7 al 9 novembre. All’appuntamento partecipa anche l’Accademia italiana di medicina osteopatica, con la presentazione di uno studio pilota sul “Trattamento osteopatico manuale nella sclerosi laterale amiotrofica”.

La Sla è una malattia neurodegenerativa e proprio negli ultimi tempi si è posta sempre più attenzione sul trattamento del dolore nel paziente e conseguente miglioramento della qualità di vita. A questo proposito, il trattamento osteopatico manipolativo (Omt) rappresenta un approccio interessante e ancora inesplorato, complementare alle altre tecniche di trattamento fisico. L’Accademia italiana Aimo, con il coordinamento dell’osteopata Alberto Maggiani, e uno staff di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano Bicocca hanno condotto uno studio pilota – iniziato a giugno e che continuerà fino a dicembre – al fine di valutare l’impatto di un trattamento osteopatico sul dolore e sulla qualità di vita del paziente affetto da Sla. Lo studio fa parte di un ampio progetto inteso a rilevare anche l’effetto dell’esercizio fisico sul metabolismo ossidativo dei muscoli di questi pazienti. Lo studio ha interessato 14 pazienti, suddivisi in due gruppi di sette elementi ciascuno, il primo dei quali oggetto di trattamento osteopatico, mentre il secondo gruppo è stato sottoposto ad esercizio fisico personalizzato. Al termine della prima fase di ricerca, i pazienti che hanno ricevuto il trattamento osteopatico si sono detti molto soddisfatti e hanno chiesto di continuare il trattamento, mentre il secondo gruppo ha espresso desiderio di cominciare la terapia osteopatica, dati questi che incoraggiano una ulteriore raccolta dati. Al momento esistono solo dati parziali che, seppur incoraggianti, non dimostrano appieno l’efficacia del trattamento osteopatico sulla qualità di vita dei pazienti affetti da Sla, per questo motivo è stato deciso di proseguire la ricerca al fine di poter ottenere maggiori evidenze statistiche.

“Lo studio – osserva l’osteopata Maggiani, responsabile della ricerca per l’Accademia italiana di medicina osteopatica – ha il merito di descrivere come il trattamento osteopatico manuale possa essere integrato in un percorso curativo anche in caso di gravi malattie. A discapito della progressione della patologia al momento priva ancora di cura, se i dati finali dello studio mostrassero una tendenza netta al miglioramento delle condizioni algiche e degli aspetti ad esse connesse nei pazienti trattati, si potrebbe pensare di inserire il trattamento osteopatico come terapia complementare integrata in un contesto multidisciplinare, nei centri di cura adeguati, come la Clinica San Pietro dove è stata svolto lo studio”.”E’ indubbio – conclude il ricercatore di Aimo – che uno studio come questo, nella sua evidenza scientifica, possa essere ulteriore elemento a sostegno del riconoscimento della pratica osteopatica e del suo inserimento all’interno del Sistema sanitario nazionale in quei paesi da cui è tutt’oggi esclusa”.

(foto archivio)

07112014