SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota firmata da Lorenzo Raia, Antonio Massafra, Franco Montani delegati rispettivamente di
Uil Fpl Varese, Cst Uil Varese, Uil Pensionati Stu Varese Valle Olona.

Dall’inizio del 2021 gli infermieri, un medico e le associazioni più o meno politicizzate stanno protestando per il forte ridimensionamento che sta vivendo l’ospedale di Saronno, con il rischio, se non di chiusura, di essere riconvertito in Pot (Presidio Ospedaliero Territoriale).

Prima delle proposte è opportuno ricordare che la Uil, la Uil Fpl e la Uil Pensionati di Varese hanno da sempre osteggiato la cancellazione della Usl 4 diventata, nel 1998, azienda ospedaliera, con gli ospedali di Busto e Tradate. La posizione della Uil non era dovuta a mero campanilismo, ma dettata dalla continua riduzione delle risorse investite per la sanità pubblica, già evidente in quegli anni, e dalla grande difficoltà, in un’ottica aziendalistica, a reperire le risorse necessarie per un buon funzionamento delle strutture ospedaliere.

Nel 2015, con l’entrata in vigore della legge regionale 23, sempre nell’ottica del risparmio, l’ospedale di Saronno, inserito nella nuova Asst. (Azienda Socio Sanitaria Territoriale), è passato dall’essere il secondo presidio ospedaliero, all’essere il terzo, dopo quelli di Busto e Gallarate. Ancora oggi nessuno ci ha mai spiegato perché nel 1998 furono create due aziende ospedaliere, distanti tra loro solamente 5 chilometri e, con decisione della Regione Lombardia e degli amministratori politici del territorio, fu accorpato anche l’ospedale di Saronno, pur trovandosi ad oltre 20 chilometri.

Nonostante la Uil e le sue categorie, attraverso gli organi di stampa, abbiano continuato a contestare e a denunciare la scarsità degli investimenti e delle risorse in un settore così strategico, negli ultimi vent’anni l’ospedale di Saronno ha ridotto costantemente l’offerta sanitaria. La nostra voce è rimasta, purtroppo, inascoltata dalla politica, dai movimenti e dal personale che non era coinvolto nelle riorganizzazioni o nella carenza di organico, con il risultato, tristemente scontato, di penalizzare gradualmente lavoratrici e lavoratori dell’ospedale ed i cittadini utenti.

La pandemia non ha fatto altro che accelerare ed evidenziare i problemi da noi denunciati negli ultimi dieci anni.

La Uil e le sue categorie interessate (FPL e Pensionati) ribadiscono le proposte che possono rilanciare l’ospedale di Saronno ossia far partire immediatamente i lavori di ristrutturazione, terminare subito quelli iniziati, e avviare anche le sistemazione non più rinviabili, ovvero il laboratorio analisi, il sottopassaggio tra gli edifici, l’asfaltatura della viabilità interna, nuove soluzioni per i posteggi.

Inoltre, sarebbe opportuno attivare convenzioni con le università dell’Insubria, ma anche con l’università di Milano, per rendere l’ospedale di Saronno presidio di tirocinio per gli specializzandi.
L’apertura alle università porterebbe immediatamente due vantaggi: far diventare Saronno sede universitaria e renderla un’attrattiva per la professione medica e sanitaria, a partire dai primariati, in modo tale da consentire al nosocomio saronnese di essere considerato una primaria e valida scelta.

La Uil con le sue categorie interessate resta disponibile al confronto con tutti i soggetti che hanno responsabilità politiche nella sanità pubblica, per adottare le migliori soluzioni possibili per l’ospedale di Saronno.

1 commento

  1. Cattivoni ma cosa dite, regione Lombardia in questi anni ha fatto come Robin hood, ha tolto ai ricchi (privati) per dare ai poveri (pubblico)…. Magari Robin hood al contrario ma sempre Robin hood

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