SARONNO – SOLARO – L’emergenza covid ha allungato la cassa integrazione ma ora i dipendenti della Parma storica azienda di cassaforti, con sede legale a Saronno e sede operativa a Solaro, è davvero giunto l’epilogo.

La vicenda è ormai tristemente nota. Tutto è iniziato il 27 luglio 2019 quando i proprietari, eredi di Antonio Parma che nel 1870 a soli sedici anni fondò l’azienda diventata leader mondiale nel settore della sicurezza, hanno convocato un’assemblea di dipendenti dicendo che “la macchina si era fermata”. Da allora i cancelli dello stabilimento di Solaro, dove negli ultimi due anni l’aria di crisi era piuttosto evidente, si sono chiusi. Una novità che ha lasciato senza parole i dipendenti, le aziende dell’indotto ma anche l’intera comunità abituata a considerare la Parma come un’istituzione. I dipendenti sono rientrati qualche giorno dopo per prendere i propri effetti personali e per la prima riunione sindacale. Il 21 agosto un nuovo colpo di scena con il tribunale di Monza che dichiara il fallimento.

A settembre le parti sociali si sono trovate con il curatore fallimentare Marco Vigna Taglianti al ministero dello Sviluppo Economico. E’ stato trovato l’accordo, anche grazie all’impegno dei sindacati tra cui Valentino Ceriani della Fim-Cisl, per un anno di cassa integrazione straordinaria per i 34 dipendenti tra operai e dipendenti a partire dal mese di agosto. A dicembre 2019 era arrivata la definitiva l’approvazione dal Ministero.

Poi la pandemia e l’emergenza sanitaria ed economica che ha fatto allungare la cassa integrazione fino a dicembre 2020 quando gli ultimi dipendeti rimasti, una ventina visto che gli altri hanno trovato un altro lavoro, sono stati formalmente licenziati. Ora per loro è rimasto solo un aspetto da chiarire ed avverrà in tribunale. Sono, infatti, in corso le procedure per il recupero degli stipendi non pagati e del Tfr. E l’azienda? Al momento lo stabilimento è ancora vuoto ed affidato al curatore, non risulta ci siano in vista proposte o una ripresa dell’attività.

(un momento delle proteste dei dipendenti appena appreso del fallimento)

24022021

1 commento

  1. Un altro pezzo di storia di Saronno e della Lombardia che se ne va. La stessa cosa accadde per la Lazzaroni e gli Amaretti di Saronno, nessuno a livello provinciale/regionale si muove, va bene, siamo nel libero mercato, ma poi non voglio vedere (come invece accade) mobilitazioni di questi stessi enti per aziende storiche di Varese o Busto Arsizio, siamo stufi di due pesi e due misure!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.