SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Corrado Belfiore in ricordo di Paolo Strano, presidente della Sicilia a Saronno scomparso venerdì scorso.

Caro Paolo, tu di Nicolosi io di Noto, un lembo di Sicilia orientale che affaccia sul mare degli dèi, lo Ionio. Soggiornai quattro anni a Catania, studente universitario di giurisprudenza, e malgrado la breve distanza dalla tua città non si materializzò l’occasione di un incontro. Il destino ha voluto che ci conoscessimo lontano dai luoghi di origine, a Saronno. Abbiamo scelto di vivere in una comunità nuova operando con onestà, impegno e rispetto, e per te con assunzione di ruoli di rilevanza sociale e istituzionale.

La ferale notizia della tua dipartita ha in poche ore messo in moto una catena di commosse parole di partecipazione al dolore dei tuoi famigliari, insieme all’unanime riconoscimento delle tue variegate doti personali. Di ciò si è doverosamente scritto. Ora voglio, dopo averti conosciuto per ragioni professionali come educatore-imprenditore, riferirmi alla tua singolarità di stare in gruppo e di stimolare coesione ed amicizia nell’ambito della nostra associazione, costituita nel 2009 e denominata Sicilia a Saronno.

Così ai primi di marzo degli anni successivi corso Italia fu invaso da una ventina di gazebo con i loghi e i colori di Sicilia e ti rivedo passeggiare sul corso o sostare in piazza ove si esibivano gruppi folcloristici, orgoglioso dell’evento come capitano sulla tolda del suo veliero. Sempre presente alle altre iniziative culturali in Casa Gianetti o al Museo dell’industria e del lavoro per conferenze, esposizione di quadri e dibattiti su disparati argomenti. Ma l’apice del tuo attivismo si delinea sull’idea di dedicare a Saronno e alla cittadinanza un concerto di musica operistica da replicare tutti gli anni la sera antecedente l’epifania e con un po’ di simpatica esagerazione, dopo averne parlato scherzosamente in Direttivo, annunciasti al pubblico presente nel Giuditta Pasta “a Vienna il concerto di Capodanno, a Saronno il concerto dell’epifania”.

Fu scelta felice affidarsi a Coro e Orchestra Amadeus con l’apprezzata direzione del maestro Marco Raimondi. Ogni anno in giugno si organizzava una pizzata e tu mi ripetevi di concordare con il maestro brani conosciuti per il maggior diletto dei presenti al concerto, mentre ti apprestavi a contattare i vari soggetti che con contributi liberali hanno consentito parzialmente alla realizzazione dell’evento. Il nostro autunno era segnato da una frenesia collettiva per la preparazione che culminava dedicando l’intera giornata del cinque gennaio quando si occupava il teatro e tu pronto a dettare i tempi del da farsi partecipando personalmente con gli amici del Direttivo al trasporto delle sedie in palcoscenico, a posizionare sulle poltroncine i cartellini dei posti riservati, a predisporre i tavoli per il rinfresco, primo ad arrivare alle venti per presidiare l’ingresso, per fare accoglienza e a gestire con la tua gentilissima Mariella il botteghino.

Poi il concerto, il saluto alle autorità e ai presenti, l’inizio dei brani in programma, gli applausi e mentre si sentivano le note dell’Inno Italiano visibilmente soddisfatto correvi in Sala Nevera a gestire un vorace assembramento, bei tempi, per l’assalto ai cannoli, ai dolci e allo spumante in un delirio di festosa allegria e partecipazione. La mattina successiva ancora il primo ad aprire Sala Nevera, ramazzare, smontare, portar via le spoglie di quel poco o quasi nulla rimasto la sera prima. Ecco perché il maestro Raimondi all’ultimo concerto del 2020 nel ringraziare il Direttivo disse di me, esagerando, che ero il suo consulente e di te, senza alcuna esagerazione, che eri il motore dell’associazione.

Ora il motore si è spento ed io insieme agli amici del Direttivo ti promettiamo di perpetuare la tua e nostra creatura. Il giorno delle tue esequie in un clima di palpabile commozione ho avuto un momento di debolezza subito superato e mi veniva in mente ciò che ho sempre pensato e cioè che per essere in pace occorre sulla terra, ove si sceglie di vivere, mettere non solo i piedi ma l’anima. Tu lo hai fatto quel giorno e per sempre la tua anima aleggia sulla nostra città.