SARONNO – E’ morto Giorgio Friedmann, ultimo discendente di una delle famiglie più importanti della comunità saronnese fino all’emanazione delle leggi razziali.

Ecco il ritratto tracciato da Angelo Proserpio, presidente della Società Storica Saronnese.

giorgio friedmannAveva sei anni quando nel 1943 con i genitori e due fratelli più grandi dovette rifugiarsi in Svizzera dopo una fuga rocambolesca da Saronno dove si era scatenato il censimento degli ebrei. La sua famiglia perse tutto e la casa di via San Giuseppe 37 fu requisita dal regime per destinata agli sfollati sinistrati dai bombardamenti.
Giorgio conservava di quei giorni una precisa memoria. Non ha mai voluto rivelare il nomi di chi fece la spia, conosceva tutto lo sviluppo dei fatti che costrinse la famiglia ad abbandonare l’Italia. Eppure nel rievocarli Giorgio era sereno come può esserlo solo uno che da bambino ha intravisto quasi contemporaneamente prima un tremendo destino e poi, tornata la famiglia a Saronno dopo la Liberazione, l’accoglienza affettuosa in una comunità finalmente civile.
Giorgio portava i segni di un’educazione raffinata, vestiva in modo sobrio e inappuntabile, lo ricorderemo sempre mentre s’aggira solitario con la sigaretta in bocca per le strade di Saronno apparentemente svagato, con passo vacillante, ma sempre a testa alta, segno di una rara nobiltà d’animo, di una confortante ricchezza interiore. Gli ultimi anni li ha passati nella casa di ricovero Giulio Gianetti di Saronno, affettuosamente assistito e benvoluto da tutti per la simpatia con cui, stando sempre sulla porta, accoglieva ogni persona che entrava, si trattasse di un ospite della casa o di un visitatore.

27062013