BUSTO ARSIZIO – E’ ripreso ieri dopo la pausa estiva il processo a carico di Leonardo Cazzaniga, ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno alla sbarra per la morte di 11 pazienti in corsia (i cosiddetti casi di morti sospette) e di quelli di 3 familiari della sua compagna l’infermiera Laura Taroni.

Ieri mattina in auto è stata ascoltata la testimonianza dell’infermiera presente al momento del ricovero del marito dell’infermiera Taroni, Massimo Guerra, che ha reso note le perplessità che il medico del pronto soccorso aveva avuto sulle condizioni dell’uomo tanto da chiamare la moglie e accusarla. La dipendente ha rimarcato di aver informato allora primario di quanto stava accadendo al pronto soccorso saronnese ottenendo però come risposta l’invito ad “farsi i fatti propri” in attesa del trasferimento. La donna, che in aula ha avuto anche un rapido scambio di battute con Cazzaniga, ha rimarcato anche il ruolo di leader che l’imputato aveva in pronto soccorso. “Dei casi più complessi si occupava sempre lui” anche se ha ammesso che l’uomo aveva un carattere difficile e che le relazioni con alcuni colleghi erano davvero complesse.

Ieri in aula anche il maggiore Giuseppe Regina che alla guida della compagnia carabinieri di Saronno ha dato il via all’operazione Angeli e Demoni che ha portato agli arresti di Cazzaniga e della Taroni. Era stato proprio lui la mattina in cui era partita l’operazione, con il sequestro dei documenti all’ospedale e i due arresti, ad avvisare tutti i familiari delle vittime dell’accaduto.

In aula Regina, ora maggiore a Bergamo, ha affrontato il tema del fax che l’ospedale inviò alla caserma per segnalare i ricoveri di Guerra.