SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni dell’artista che opera con materiali di riciclo Isa Borroni che partono alle proposte dei cittadini su input dell’Amministrazione per la valorizzazione di piazza De Gasperi.

Se ad una richiesta di temporanee installazioni a temi naturali sui pilastri di piazza de Gasperi, eseguite con materiali di riciclo e tecniche prevalentemente femminili, si risponde (tardi) da parte politica con un generico apprezzamento, ma DELEGANDONE in toto ai tecnici la fattibilità e se questi ultimi frappongono REGOLE SPROPORZIONATE alla richiesta, vuol dire che qualcosa non ha funzionato nel rapporto tra cittadini ed amministrazione.

La richiesta si associava all’evento, promosso dal comune, PARK(ING)DAY 2022 che dovrà svolgersi a settembre su alcuni parcheggi di piazza de Gasperi. Questa piazza era stata scelta per le sue criticità e qui il Sindaco, contornato da Assessori, aveva rivolto appello ai cittadini perché si facessero promotori di iniziative. L’iniziativa proposta forse non è all’altezza delle aspettative, forse necessita di essere meglio vagliata, ma porre nella assoluta impossibilità di fare in nome di regole assolute non è corretto. C’è stata mancanza di assunzione di responsabilità da parte politica, dimostrazione di mancanza di fiducia nei confronti dei commercianti e cittadini che ne hanno fatto richiesta ai quali si risponde tardi e senza interloquire, infine finzione nell’apprezzamento e ipocrisia nel nascondersi dietro le sole regole. (Chiedere ad es che il materiale sia totalmente IGNIFUGO è chiaramente una assurdità)

Sembra che Il problema sia quello del controllo e delle regole che consentano questo controllo.

Ma perché questo ASSOLUTO bisogno di controllo, queste regole così stringenti (solo in questo caso)? Evidentemente manca quello che può nascere da una reciproca fiducia.

Anche l’evento del Parkingday non ha una storia lineare e non del tutto per responsabilità dell’assessorato che l’ha promosso. Anche qui i problemi sono stati apparentemente risolti annegando il tutto nella burocrazia e con un coinvolgimento minimo da parte della amministrazione.

Fiducia e sfiducia sono due aspetti difficili da giocare ma non è rinchiudendosi nella sfiducia (certo non pubblicamente ammessa) e nascondendosi dietro regole ferree e lungaggini burocratiche che una amministrazione può venirne fuori. Questa sfiducia, soprattutto quella ipocritamente mediata dalla burocrazia, quando viene percepita come tale, crea solo rassegnazione o rabbia.

Ci sono regole e regole e se non si riesce a percepirne la differente importanza, se le si usa male, anche le regole non funzionano più.

La tecnica delle installazioni temporanee (e il riciclo è la sua matrice) è una tecnica non invasiva, che consente di fare, esprimere senza nulla pretendere e poi sparire.

La CURA nel fare, nel mettere e nel togliere dovrebbero meritare la fiducia. Se e quando (raramente ) succede riesca anche a provocare, questo in fondo fa parte di ogni attività che non voglia essere solo conservatrice o celebrativa, fa parte della libertà di espressione, se non offende nessuno.

A tanta burocrazia che toglie tempo e non aggiunge nulla, a tanto preventivo controllo, vorrei opporrei la assunzione di responsabilità da parte di chi fa, perché è la responsabilità dei propri atti la base della fiducia reciproca e non solo.

Personalmente ho scelto più volte di fare senza autorizzazione, perché ogni autorizzazione (e ne ho chieste parecchie!) è stato un inutile calvario.

Ai primi di giugno ho voluto ricordare Giacomo Matteotti e sua moglie Velia. Nei pochi giorni intercosi tra la constatazione dello stato di abbandono e la data della ricorrenza ho voluto confezionare una installazione. Ne è stata fatta occasione per un sentito ricordo.

A due mesi l’installazione si è scolorita. Ho rifatto. Riciclato. Purtroppo anche questa corona non è ignifuga, è illegale da tutti punti di vista, ma vorrei che arrivasse il messaggio che la CURA si pratica si insegna e non si ottiene con regole bislacche … e anche un maggior CONTROLLO passa soprattutto attraverso una chiamata e una assunzione di responsabilità da parte di tutti.


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4 Commenti

  1. Invece delle iniziative, francamente un pochino retoriche e patetiche, al Matteotti servirebbe rifare i marciapiedi, pulire determinate zone, tappare i buchi in strada, e poi quel cantiere in Via Amendola più vecchio del Duomo di Milano ma quando viene concluso…..

    • Quell’ “invece” dice male quello che giustamente dovrebbe dire, ma non a me. La “retorica” di Matteotti è dovuta al fatto che ne lui né sua moglie Velia non sono più esempi neppure proponibili. Dicendo che le mie installazioni sono inutili tanto quanto la burocrazia che tiene fermi i progetti, sbaglia: la burocrazia non è inutile è un vizio, un cancro. Sbagliando obbiettivo e termini di paragone, fa della inutile polemica.

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