SARONNO – Mercoledì 5 dicembre alle 21 a Saronno, in Villa Gianetti, nella sala del bovindo Società Storica Saronnese presenterà il libro con le foto di “Come ci scontravamo” . L’opera è frutto di ricerche presso l’archivio del Tribunale di Saronno effettuate da Angelo Proserpio, che ha curato i testi illustrativi delle fotografie. Nel libro sono contenuti anche due testi dello scrittore Giorgio Fontana e del prof. Fulvio De Giorgi. La serata sarà presieduta dal giornalista Rai Enrico Rotondi e vedrà la partecipazione di alcuni dei protagonisti di quegli incidenti di 60 anni fa. Un’occasione che non ti aspetteresti di piccoli episodi significativi del passaggio epocale che l’Italia del miracolo economico ha vissuto.

ECCO COME L’AUTORE RACCONTA LA NASCITA DEL CONCEPT DEL LIBRO
Il tema degli incidenti stradali è nato per caso nell’agosto dello scorso anno mentre cercavo di mettere ordine all’archivio professionale di mio padre. Dai fascicoli polverosi spuntarono le fotografie di sinistri dei quali egli si era occupato come avvocato. Un sipario si è aperto su un mondo destinato a rimanere sconosciuto, se non è immediatamente associato alla categoria degli eventi notevoli, come l’incidente di Ted Kennedy del 1969 a Chappaquiddick.
Da quel recupero casuale, ho esteso la ricerca all’archivio del Tribunale di Saronno, concentrando l’attenzione sul decennio del 1951-1962. Fu il periodo che preparò il “miracolo economico” di cui la motorizzazione di massa è stata la componente principale al punto che in soli due anni, dal 1960 al 1962, si registrò un aumento da due a tre milioni del numero delle automobili circolanti.
Ho recuperato immagini potenti e curiose, alcune tecnicamente perfette, anche se in uno stato di conservazione precario, che documentano comportamenti collettivi, persone, veicoli, paesaggi, norme, clima, riti, valori di una società in tumultuoso movimento.

PERCHE’ UN LIBRO FOTOGRAFICO
Questo libro che la Società Storica del Saronnese pubblica dopo “Uno scatto per Saronno”, conferma l’intenzione di riconoscere alla “fotografia come fonte di storia” il ruolo di strumento insostituibile per la ricerca e lo studio, che si aggiunge agli occhi e alla memoria, gli strumenti dell’uomo.

COME E’ AVVENUTA LA SCELTA DELLE FOTOGRAFIE?
La selezione delle foto e degli incidenti che ho ritenuto di operare contiene una prospettiva critica attraversata da numerose chiavi di lettura che illuminano di significato storico, sociale, antropologico, ambientale l’episodio che narrano. Talvolta il giorno di qualche incidente mi ha permesso di operare un inserto citando un fatto rilevante accaduto nello stesso giorno per dar modo al lettore di contestualizzare il fatto di cronaca locale e collocarsi nella stessa situazione che le fotografie rimandano.
In una visione diacronica invece quelle fotografie permettono di leggere la scomparsa della società agricola e la nascita di quella industriale, la centralità del lavoro e il cambiamento degli stili di vita, l’evoluzione sociale, la trasformazione dei luoghi e di parti di città, il progressivo abbandono delle due ruote, il mutamento delle condizioni climatiche, la perdita del “paesaggio stradale” che era parte integrante del paesaggio rurale.

PERCHE’ RACCONTARE UNA FASE STORICA CON GLI INCIDENTI?
Ogni incidente era una scena teatrale con contorno di spettatori. E la ragione è che in quegli anni, in cui le strade sono ancora percorse da carri a trazione animale, l’incidente è un fatto fortemente anomalo, tale da creare uno squilibrio nella routine quotidiana. Dagli sguardi delle persone che accorrono sul luogo del sinistro si possono leggere sentimenti diversi. Vi si legge tuttavia il persistere di una mentalità e di comportamenti che stavano per essere messi a dura prova dalla comparsa nelle case della televisione. Spira un’aria di famiglia, perplessa ma non inquieta; davanti alla spettacolarità delle carcasse dei veicoli i loro silenzi sono raccolti dalle fotografie che diventano frammento narrativo di un fatto banale per l’osservatore di oggi, ma allora avvincente.