SARONNO – “Nella serie Curón io e i miei collaboratori ci siamo occupati della realizzazione di protesi, props speciali, animali finti, ed effetti di trucco speciale. Era la prima volta per me come designer di reparto per una serie TV, ed è stata una bella sorpresa scoprire che una dei registi della serie era Lyda Patitucci, con la quale avevo già collaborato su Il Primo Re di Matteo Rovere”.

Così Andrea Leanza inizia a raccontare la sua avventura tra gli addetti ai lavori delle serie Netflix Curon. E’ una serie “horror soprannaturale” che si svolge nell’omonima e suggestiva località del Trentino Alto Adige. La trama: dopo 17 anni una donna torna al paese d’origine insieme ai suoi figli. Quando scompare, i ragazzi dovranno affrontare inquietanti segreti del luogo e della loro famiglia.

“È stata una bella esperienza di crescita dell’intero gruppo di persone con le quali ormai da qualche tempo collaboriamo, assieme a qualche nuovo membro temporaneo. In quel periodo abbiamo portato avanti 5 diversi progetti in contemporanea incluso questo, il che ha richiesto un grande impegno non solo di forza lavoro in laboratorio, ma soprattutto a livello organizzativo e di pianificazione sulla carta. Un’esperienza che ci ha permesso di confermare che la squadra funziona e che quando si uniscono le teste e i cuori di persone con energia positiva e la stessa voglia di mettersi in gioco, si può superare qualsiasi ostacolo e si possono raggiungere ottimi risultati a volte inaspettati”.

La serie è stata l’occasione per il saronnese per sperimentare un diverso modo di lavorare: “Mi sento fortunato di essere affiancato da così tante persone con quella stessa passione e voglia di “fare le cose bene”, di superarsi e migliorarsi da un progetto all’altro, di “non accontentarsi” e di non smettere mai di imparare cose nuove. Seguire più progetti in contemporanea mi ha anche “costretto” a delegare alcune parti del processo creativo che solitamente negli anni passati portavo avanti da solo, e devo ammettere che all’inizio non è semplice lasciarsi andare e affidare. Io sono uno a cui piace “sporcarsi le mani”, disegnare, scolpire, progettare e fare stampi, colare siliconi e resine, stuccare, colorare…e quando posso cerco di farlo personalmente, oltre a supervisionare l’intero iter. Il nostro è un mestiere complicato, senza sicurezze, spesso discontinuo e all’improvviso caotico e stressante… Ma se ci penso un attimo mi viene in mente che in fondo è anche il nostro “gioco da bambino” che è solo diventato più serio e professionale. Ecco, Curón ci ha permesso di “giocare” con la creatività ancora una volta”.

(foto archivio)

12062020