SARONNO – Falsi buoni spesa Esselunga. La truffa corre nelle ultime ore sui whatsapp di decine di clienti e di cittadini tanto che la catena di supermercati ha, con una nota ufficiale, non solo rimarcato come si tratti di un falso ma soprattutto cercato di aiutare i propri clienti a difendersi dal raggiro.

Tanti gli elementi che qualificano l’iniziativa come fraudolena: dall’indirizzamento ad un sito che non è quello istituzionale della catena di supermercati al fatto che Esselunga sia attiva da 64 anni e non da 70. Un raggiro smascherato anche dal sito Bufale.net.

Del resto ci ha pensato la stessa Esselunga a smentire con forza: “Segnaliamo che negli ultimi giorni sono pervenute numerose segnalazioni circa la ricezione di messaggi che promettono falsi buoni spesa. Ricordiamo che l’invio di tali messaggi esula da ogni possibile forma di controllo da parte di Esselunga e che eventuali concorsi o operazioni a premi promossi da Esselunga vengono diffusi esclusivamente attraverso i canali ufficiali dell’azienda”.

Come riconoscere i veri messaggi di Esselunga da quelli fraudolenti? E’ lo stesso supermercato a spiegarlo: “Cliccare sul campo “Da” o “Mittente” ogni qualvolta ricevi una email che ti invita a rilasciare dati personali o password, in modo da visualizzare i dettagli dell’indirizzo di posta elettronica che deve sempre corrispondere a “@esselunga.it” o “@newsletter.esselunga.it”; se il dominio è differente da “@esselunga.it” o da “@newsletter.esselunga.it”, la mail è da considerarsi ingannevole e inviata da soggetti diversi da Esselunga. posizionare il cursore del mouse sul link (senza cliccare) per visualizzare il vero link sottostante che spesso corrisponde a una sequenza di numeri e lettere che nulla ha a che vedere con l’indirizzo visibile nel link. Tale link non deve mai essere cliccato”.

I messaggi di posta ingannevole noti anche come “phishing” sono sempre più diffusi e mirano a rubare informazioni o addirittura denaro. Spesso il messaggio contiene l’invito a cliccare su un link che rimanda a un sito creato al solo scopo di carpire informazioni personali. A volte possono essere richieste false autorizzazioni al trattamento dei dati personali inseriti o l’invito a richiedere un fantomatico premio: tali richieste in realtà attivano l’adesione a servizi a pagamento non richiesti

(foto: il messaggio ricevuto da molti saronnesi)