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Dario Lonardoni

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7 Febbraio 2021

SARONNO - "Non fa mai onore a chi scrive tralasciare informazioni importanti soprattutto quando con queste si riconoscerebbe il merito di chi lo ha preceduto. È quanto accaduto per la Ciclo-metropolitana saronnese di cui si parla nel recente comunicato dell’Amministrazione in riferimento alla prossima realizzazione di due tratte, opere nelle competenze dell’assessore Casali".

Inizia così la nota di Forza Italia Saronno che "bacchetta" l'Amministrazione comunale sul fronte della correttezza istituzionale.

E così leggiamo che sarebbe merito della giunta Airoldi la realizzazione di questi due importanti progetti in materia di mobilità dolce: la ciclabile verso Solaro e il collegamento ciclabile del sottopasso di via Milano. 

Corre l’obbligo a questo punto ricordare che entrambi questi progetti sono stati voluti dalla Giunta Fagioli che con l’assessore ai Lavori Pubblici Dario Lonardoni  partecipò a un bando del Ministero dell’Ambiente (oggi Transizione Ecologica) nell’ambito del Programma Sperimentale Nazionale di Mobilità Sostenibile casa-scuola e casa-lavoro vincendolo. Il contributo a fondo perduto ottenuto fu di 1 milione di Euro che a differenza della scuola Rodari non è stato perso essendo stata tempestivamente chiesta una proroga per l’esecuzione dei lavori.

Per quanto riguarda il primo progetto, il collegamento con Solaro, era stato realizzato dall’ufficio tecnico comunale lo studio di fattibilità mentre per il secondo (la modifica del sottopasso di Via Milano) oltre a questo era già stato realizzato anche il progetto esecutivo sempre sotto la supervisione dell’assessore Lonardoni.

Ci auguriamo che a questo punto, a due anni quasi dall’ insediamento di questa Amministrazione, i lavori possano finalmente iniziare e completarsi nei tempi previsti.”


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Si tratta di un problema che appare tecnicamente risolvibile, ma che nella pratica non è realizzabile. Il Comune, però, continuerà comunque a prendere i provvedimenti necessari per migliorie agli impianti, così da attenuare i problemi degli automobilisti davanti ai sottopassi colmi di acqua. L'assessore comunale ai Lavori pubblici della scorsa amministrazione, Dario Lonardoni, in carica sino all'ottobre 2020, ha eseguito diversi approfondimenti sulla tematica, che ora si trovano in mano ai nuovi amministratori. Troppo elevati i costi per l'impiego delle moderne tecnologie (spostando tubazioni, creando collettori e con un sistema di pompe), mentre interventi specifici non sono stati avviati nel corso degli anni scorsi in quanto gli allagamenti avvengono solo saltuariamente e non ad ogni acquazzone. Per cercare di ridurre i rischi, sono sin funzione semafori che diverranno rossi automaticamente non appena saranno registrati accumuli d'acqua nei sottopassi; questo metodo ha ridotto i periodici episodi di auto bloccate nell'acqua. Intervento preventivo, invece, quello della pulizia attenta e assidua dei tombini, così da rendere lo scolo libero da accumuli di terra e rifiuti eventuali. (foto d'archivio: sottopasso di via 1 maggio allagato) 08082021 [post_title] => Saronno, stop allagamenti nei sottopassi [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => saronno-misure-di-prevenzione-e-riduzione-dei-rischi-per-lallagamento-dei-sottopassi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-08-07 23:23:39 [post_modified_gmt] => 2021-08-07 21:23:39 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=253623 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 6 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 254601 [post_author] => 1 [post_date] => 2021-08-08 09:00:43 [post_date_gmt] => 2021-08-08 07:00:43 [post_content] => SARONNO - "Saronno prende congedo dalla realtà, e lo fa sotto i nostri occhi. Lo fa un passo alla volta ma pur rapidamente, e si accentua la sensazione, già manifestata da alcuni di noi, dell'aprirsi di una frattura nella sua personalità e nella sua storia". Inizia così la nota firmata da Dario Ceriani, Diego Riva, Ernesto Credendino, Dario Lonardoni e Alfonso Indelicato in merito all'approvazione, avvenuta nell'ultimo consiglio comunale in merito alla creazione del cimitero per gli animali da affezione. "Prendere congedo dalla realtà significa osservare quest'ultima attraverso un prisma deformante e dunque negare delle verità evidenti: ed è per l'appunto quanto è avvenuto e sta avvenendo. Abbiamo visto da poco diversi esponenti del modo politico e amministrativo, alcuni dei quali si professano da sempre cattolici, schierarsi a favore di un disegno di legge che, se mai diventasse operativo, autorizzerebbe chiunque a fare del proprio sesso (non a caso oggi derubricato a “genere”) una mera opzione soggettiva. Li abbiamo altresì ascoltati quando equiparavano l’amore omosessuale a quello tra i membri di una famiglia composta da uomo e donna, pertanto aperta alla procreazione, cioè alla vita, e senza obbrobri quali l’utero in affitto. Questa deriva non sembra peraltro recare una precisa etichetta politica, anzi travolge tutte le identità e si pone anche a Saronno come il prodotto di quello che è stato chiamato il “partito radicale di massa”, cioè una vasta platea la quale, abbandonato ogni retaggio della tradizione culturale che ne costituisce l’origine, è dedita al più assoluto egotismo attraverso la proclamazione di nuovi supposti diritti. L'ultimo capitolo di questo romanzo d'appendice è stato scritto in occasione del Consiglio Comunale dello scorso 3 agosto. Non importa ricordare per iniziativa di quale partito. Non importa perché avrebbe potuto proporlo una qualunque delle formazioni politiche o delle liste civiche rappresentate in sala Vanelli, nessuna esclusa. E non importa anche perché è stata approvata da tutte le formazioni e da tutte le liste, nessuna esclusa. Si tratta naturalmente della richiesta al sindaco e a quanti altri di dovere di riservare, all'interno del cimitero cittadino di via Milano, un'area adibita alla sepoltura degli animali d'affezione. Beninteso non intendiamo disconoscere il legame di affetto che si può stabilire tra una persona e il suo animale di compagnia, sia esso un cane, un gatto, o altro ancora. Ma il cimitero, o sepolcro come preferiva scrivere quel poeta che in anni più o meno lontani tutti abbiamo studiato a scuola, è luogo consacrato, nonché dedicato al commosso ricordo e alla preghiera di esseri umani in favore di altri esseri umani. Pretendere che in esso trovino luogo gli animali che in vita ci hanno tenuto compagnia e condiviso ore più e meno liete è peraltro, più ancora che irrispettoso e grottesco, un segno dei tempi o, come si potrebbe anche dire, un fenomeno epocale. “Epocale” rispetto a un’epoca che ha smarrito il senso delle proporzioni e dell’ “unicuique suum”, massima quest’ultima ormai ricoperta di polvere. Accanto a questa osservazione, che riteniamo tocchi il cuore del problema, ci preme ricordare che l’area cimiteriale saronnese abbisogna attualmente di nuovi manufatti quali loculi per le inumazioni e cinerari per chi sceglie la cremazione per congedarsi dalla vita terrena, come sanno coloro i quali negli anni passati si sono occupati della questione nella sua dimensione tecnica come pure in quella finanziaria, che un buon amministratore deve saper valutare per il bene della comunità. L’istituenda area dedicata agli animali finisce dunque per porre anche una questione di priorità. Che solo una mente obnubilata dall’ideologia animalista potrebbe non cogliere. Infine, agli Amministratori di questa città un tempo cattolica indirizziamo una cortese richiesta: se proprio ritengono necessario che Saronno abbia un luogo dedicato alla sepoltura e al ricordo degli animali, che esso sia ubicato, se pure all’interno dei confini cittadini, in una zona ben distinta dal nostro cimitero, luogo che deve essere riservato alla pietas per gli esseri umani. [post_title] => Cimitero animali: "Ma fuori da quello di via Milano!" 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Beninteso non c'è bisogno di essere cattolici osservanti per essere contrari al ddl Zan: sono sufficienti una limpida percezione della realtà e l’ uso della retta ragione per rifiutare la teoria del gender che ne costituisce l’ autentico nocciolo, pur ravvolto nella cortina nebbiogena della lotta alle discriminazioni. Ma è indubbio che essere cattolici suggerisce motivi in più per schierarsi contro un testo che contraddice, oltre che la morale naturale, ciò che è scritto nel testo biblico e che la Chiesa ha sempre insegnato. Pertanto quanto accaduto nel Consiglio comunale del 30 ripropone la vecchia questione – che in Italia data almeno dal 1919, data di fondazione del Partito Popolare – della coerenza del politico cattolico rispetto al proprio credo. Più precisamente si ripropone il tema-problema di quei cattolici che sono cattolici nel foro privato, ma quando ne fuoriescono ed attingono una dimensione pubblica si liberano dei contenuti della loro fede come se costituissero qualcosa di imbarazzante e molesto. Chi agisce in tal modo si giustifica di solito utilizzando l’argomento della laicità dello Stato, ma è piuttosto una visione laicistica quella cui – magari inconsapevolmente – costoro si rifanno: una visione cioè per la quale il cattolico deve rinunciare a esprimersi in modo coerente con i propri valori, o tutt’al più puntare a tristissimi compromessi fra le sue convinzioni e quelle di chi si colloca in differenti orizzonti. Sarà per questo, sarà per altro motivo, ma nel Consiglio comunale del 30 i cattolici, a qualunque schieramento, partito o lista appartenessero, hanno taciuto o tutt’al più bisbigliato. Noi laicissimi ma non laicisti non ci aspettavamo da loro, né desideravamo, toni roboanti e pose declamatorie, piuttosto un sereno e puntuale rispetto del dovere della testimonianza, anche in memoria del biblico “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?” (Mt, 5, 13 – 16). Invece abbiamo dovuto prendere atto di imbarazzati mutismi, cauti sussurri, e perfino di esplicite per quanto balbettanti adesioni alla mozione in discussione. Tanto che le uniche critiche al testo sono arrivate da consiglieri che non risultano essere frequentatori di chiese e oratori. Così va il mondo; volevamo dire: così vanno i consigli comunali, quando il sale si fa scipito. 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La nota contesta al ddl Zan la possibile violazione dell’art. 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato firmato nell’’84 da Craxi e Casaroli. Tali commi garantiscono alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale” e “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Il ddl integra l’art. 604 bis del Codice Penale, il quale punisce chi “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” con il seguente dettato: “(…) oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla sessualità.” Il comprensibile timore è in relazione al significato e alla reale efficacia del verbo “istiga”, la cui determinazione verrebbe lasciata, secondo i casi, alla discrezionalità dei singoli magistrati e alla varia giurisprudenza formatasi nel tempo. Un sacerdote che, nel suo sermone domenicale, richiamasse il biblico “maschio e femmina li creò” o il poco meno famoso passo della Lettera ai Corinzi di S. Paolo che esclude i sodomiti dal Regno di Dio, istigherebbe alla violenza contro gli omosessuali? E il relatore che in un pubblico convegno illustrasse le conseguenze a suo avviso esiziali del cambiamento di sesso, istigherebbe alla violenza sui trans? Egualmente dicasi per un qualsiasi cittadino che esprimesse proprie convinzioni e/o contrarietà in un qualsiasi gruppo, anche famigliare o amicale (casi già accaduti nel mondo). Dipenderebbe da tante, da troppe cose: dai toni, dal come, dal dove, dal quando. Dipenderebbe soprattutto, riteniamo noi, dal giudice. Ed è verosimile che il timore di conseguenze sul piano della giustizia penale innescherebbe un meccanismo di autocensura, e forse anche, a lungo andare, di autocensura del pensiero: ce l’hanno insegnato autori come Orwell, Koestler, Huxley, e ce lo confermano le timorose ritrosie di tanti di fronte all’impero del politicamente corretto. Ed è a nostro avviso corretto evidenziare che quando la Chiesa esprime questi timori, non difende soltanto la libertà di sacerdoti e catechisti, ma quella di tutti noi, perché il ddl, qualora diventasse legge, avrebbe efficacia erga omnes, non solo sugli uomini di Chiesa. Allo stesso modo, quando la nota firmata dall’arcivescovo Gallagher si riferisce al fatto che anche le scuole cattoliche debbano (non possano, ma debbano) organizzare iniziative per la sensibilizzazione contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia in occasione della “giornata” a ciò dedicata del 17 maggio, e verosimilmente anche in altri momenti, essa non difende solo le scuole cattoliche, ma la libertà di insegnamento e quella dei genitori (compresi quelli che iscrivono i figli alle scuole di Stato) i quali desiderano che i loro ragazzi ricevano insegnamenti coerenti con l’educazione impartita in famiglia su temi così delicati e sensibili. Non è dunque, la franca contrapposizione ad alcuni controversi passaggi, peraltro non accessori ma coerenti con l’impianto complessivo del DDL Zan, compito della sola Chiesa, e neppure dei soli laici cattolici, ma di tutti coloro che, anche guardando quanto avviene oltre confine, avvertono il rischio per la libertà di coscienza e di libera espressione del proprio pensiero. DD A proposito, infine, di politici e improvvisati maître à penser che con toni barricadieri proclamano “l’Italia è uno Stato laico”, assicuriamo che non vogliamo vivere in uno stato confessionale, ma allo stesso modo non desideriamo vivere in uno stato-pedagogo che ci insegni cosa dobbiamo pensare, credere, sperare. 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"Enzo Volonté, personaggio molto noto in città sia politicamente sia per le numerose iniziative a carattere sociale, aveva voluto con sé, in questa avventura politica, Paolo Strano altro personaggio di spicco nel panorama cittadino e a capo della scuola superiore istituto Prealpi, oltre che politicamente impegnato e conosciuto. Eletto presidente di Sac, Volonté aveva più volte spiegato la sua idea del progetto politico in cui “si iniziasse a lavorare tutti insieme per il bene della città a prescindere dalle magliette”. E, infatti, questa lista civica, formata da tanti amici, aveva scelto come candidato sindaco, un altro pezzo da 90, Dario Lonardoni, saronnese di adozione, che era andato in pensione da pochi mesi, dopo essere stato direttore generale, per molti anni, delle Ferrovie Nord Milano. Alle elezioni del 2015, Saronno al Centro fece il “ boom”: 10,2 %! Un risultato sorprendente per una lista civica nata da pochi mesi ma che aveva dimostrato grande volontà e determinazione. Iniziò così la collaborazione con la Lega Nord che gli elettori avevano votato in grande maggioranza e che proponeva Alessandro Fagioli come sindaco della Città. Per merito dell’ottimo risultato elettorale ottenuto, scelse per la sua Giunta, due esponenti di Sac, come assessori. Uno al Commercio e l’altro ai Lavori Pubblici, che contribuirono al governo della città grazie ad una corretta e proficua collaborazione con il resto della maggioranza. Enzo Volonté sedeva nei banchi del consiglio comunale. Il trio vincente era presente nella città. Parlavamo di un viaggio, in parte interrotto nel novembre dello stesso 2015, con l’improvvisa morte del presidente Enzo Volonté, che lasciò il gruppo orfano del suo “genitore” e cui subentrò, all’unanimità, l’amico Paolo Strano. Il tempo passa e dopo cinque anni di governo della città da parte del centro destra, le elezioni del settembre 2020, ratificano un cambio di rotta e la vincita, al ballottaggio, del nuovo Sindaco di centro sinistra. Questa successione decreta anche la discesa rapida della lista civica Sac che ne esce, nonostante gli ottimi e dimostrabili risultati ottenuti con i due assessori Lonardoni e Strano, con le ossa piuttosto ammaccate. La voglia di ripresa, con tanti cerotti, ha ricompattato il gruppo e l’anima forte e generosa del presidente Paolo Strano, stava cercando di risollevare le sorti della lista civica con nuove iniziative e progetti. Un’altra volta il destino, questa volta chiamato Covid, ha tolto le speranze a tutto il gruppo portandosi via il Presidente in pochissime settimane, nello scorso aprile. Il colpo è stato troppo forte e troppo recenti le perdite perché il timone fosse preso e raddrizzato. I “vecchi” del gruppo, non se la sono sentita di andare avanti, i giovani presenti nella lista, non se la sono sentita di prendere il comando. La politica non è un gioco, è una cosa seria e quando si decide di andare avanti, ci vogliono le idee chiare, l’abnegazione, la voglia di sacrificare tempo e risorse per trovare le soluzioni; il tutto condito da una grande onestà intellettuale che sempre deve esserci, ma è l’esperienza che conduce, in primis, il gioco. Ecco perché il viaggio è terminato. C’è una frase famosa del rivoluzionario Emiliano Zapata, che dice: ” Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”. 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C’era una volta la coalizione dei “moderati”. Sì, certo: qua e là nelle tante formazioni che la componevano si ritrovava qualcuno in fama di oltranzismo, ma, rimanendosene quieto come un piccolo spinoso cactus in un angolo ombroso, pareva non ci fosse. In verità taluno, già nel periodo preelettorale, leggendo in controluce i programmi, ne aveva tratto qualche motivo di allarme. Ma infine si era optato per una benevola attesa, chi sospinto da innato ottimismo, chi dall’esigenza del “vedere all’opera prima di giudicare”. La coalizione diventò poi maggioranza, votata da elettori di sinistra di diverse gradazioni ma anche da moderati, in parte per il desiderio di non vedere mai più all’opera la maggioranza precedente, ma anche per l’aura di equilibrata prudenza – pur ravvivata dal “lieto romore” della Lista dei giovani – che spirava da quei volti rassicuranti. Poi fu luna di miele, quella in cui tutto si perdona, e durò alcuni mesi. Oggi abbiamo presenti le kermesse arcobaleno, la celebrazione di mitologie veterocomuniste, gli insulti di piazza allo stato di Israele, le cerimonie pubbliche del 2 giugno che si trasformano in estemporanei show dell’Anpi, e infine questa mozione consiliare che, se approvata, pretenderebbe di fare dell’intera città di Saronno una “sostenitrice” dell’approvazione del Ddl Zan. Con conseguenze concrete, fortunatamente, pressoché nulle, ma forte valore simbolico. La moderazione della maggioranza si va sciogliendo come nebbia al sole primaverile. E di passaggio ci poniamo il seguente quesito: ma ci sono cattolici con la schiena dritta nell’amministrazione cittadina? 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La nota è firmata da: Mariassunta Miglino, Silvia Mazzola, Dario Lonardoni, Lucio Bergamaschi, Dario Ceriani, Giuseppe Anselmo, Diego Riva, Mariagrazia Gasparini, Domenico Musiani, Giuseppe Sgrò e Alfonso Indelicato Ecco il testo integrale Recentemente numerosi esponenti dell’Amministrazione cittadina, nonché partiti e liste civiche che la sostengono, hanno ritenuto di prendere pubblica posizione a favore del Disegno di Legge Zan. Si è trattato il più delle volte di interventi a titolo personale, e a rigor di logica le prese di posizione di un partito o di una lista non impegnano l’intera Amministrazione. È anche vero, però, che i partiti e le liste che si sono esposti costituiscono gran parte della maggioranza che l’Amministrazione sostiene, e gli esponenti che hanno parlato rivestono un eminente ruolo pubblico. Inoltre un’esponente di spicco di una lista civica ha recentemente reso nota l’intenzione dell’Amministrazione, o almeno di parte di essa, di aderire in quanto comune alla “Rete Nazionale delle Regioni e degli Enti locali per superare l’omotransfobia” (acronimo RE.A.DY). E infine almeno un passo formale in una precisa direzione l’Amministrazione lo ha fatto: ci riferiamo al video girato dalla scuola saronnese di teatro Pav presso i luoghi cittadini più significativi per propagandare lo stesso DdL, iniziativa che, almeno a quanto si ricava da dichiarazioni di stampa, godeva del patrocinio del Comune. Dunque si può, anzi si deve, parlare di una netta, massiccia, esplicita scelta di campo da parte di chi governa la città. Ciò detto, non intendiamo entrare nel merito del Disegno di legge, che preferiamo consegnare alla riflessione di ciascuno, ma ci poniamo e poniamo alla cittadinanza, e soprattutto ai rappresentanti del governo cittadino, alcuni interrogativi. Ci chiediamo, prima di tutto, se un’Amministrazione che prende tale posizione in merito a un testo di legge riguardante la sfera intima della persona, ossia i suoi valori e le sue scelte etiche prima che politiche, possa ancora dirsi un’ Amministrazione di tutti i cittadini o piuttosto debba considerarsi l’Amministrazione di una sola parte di essi. Ciò è tanto più vero in quanto il DdL, per i suoi contenuti, è oggettivamente controverso e divisivo. E lo è non solo in riferimento ai tradizionali schieramenti Destra/Sinistra, ma all’interno stesso della Sinistra, e perfino nello stesso movimento femminista – oggi più variegato di un tempo – dove ha provocato fiere contrarietà soprattutto circa il concetto di “identità di genere”, che del DdL costituisce il cuore. Un altro quesito che ci poniamo è il seguente. Sappiamo che nella maggioranza che governa la città ci sono anche alcuni cattolici. Ora, il mondo cattolico nazionale, in tutte le sue espressioni tra le quali particolarmente autorevole la CEI, ha per una volta trovato una quasi totale unanimità proprio nel criticare a fondo i contenuti del DdL, e ciò ha avuto conferma anche nella gremita manifestazione milanese di sabato 15, dove i cattolici erano numerosi. Ci chiediamo dunque se il silenzio degli amministratori cattolici saronnesi circa le assidue dichiarazioni dei loro compagni di governo sia un silenzio-assenso, un silenzio timido, un silenzio politico, un silenzio “a titolo personale”, insomma che genere di silenzio sia. E, in ogni modo, se non sia il caso che proferiscano qualche parola chiarificatrice sul tema, affinché anche i cittadini che non apprezzano il DdL Zan si sentano, nella loro città, rappresentati da qualcuno. Mariassunta Miglino – Silvia Mazzola – Dario Lonardoni - Lucio Bergamaschi – Dario Ceriani – Giuseppe Anselmo – Diego Riva – Mariagrazia Gasparini – Domenico Musiani – Giuseppe Sgrò – Alfonso Indelicato [post_title] => "Il silenzio degli amministratori cattolici saronnesi sul sostegno al Ddl Zan è un silenzio-assenso?" 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Non mancherà un approfodimento sulla nuova iniziativa solidale a cui partecipa l'ex esponente della Giunta Fagioli. La diretta alle 21 sulla pagina Facebook, sul canale Youtube de ilSaronno L’Arena biancoceleste (abbreviato in Abc) è uno spazio nato all’inizio nel 2019 per iniziare a raccontare le prime indiscrezioni della campagna elettorale. Lo spazio si è poi adattato per raccontare, durante il primo lockdown, come restavano a casa coltivando la propria passione gli sportivi e poi più in generale come la città affrontava la pandemia. L’abbiamo rispolverata nella seconda ondata sempre con l’obiettivo di raccontare la città e la comunità. La formula è sempre la stessa, un ospite, tante domande “biancocelesti” molto easy ed informali sempre e solo sulla realtà cittadina. 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L'ex sindaco Alessandro Fagioli esordisce così, con l'incredulità che accomuna l'intera città di Saronno, il proprio ricordo di Paolo Strano, esponente della sua giunta che si è spento oggi dopo aver lottato con il covid. "E’ paradossale il fatto che non ci siamo ammalati mentre eravamo in carica, quindi sempre in servizio per la città, ed invece è accaduto ora. Il primo pensiero va rivolto ai familiari ed ai suoi cari, che perdono un marito, un padre ed un nonno amorevole ed un amico. La città perde un imprenditore del settore della formazione scolastica che attraverso la sua opera ha permesso a molti giovani di trovare una propria strada di crescita personale e professionale. Anche il mondo delle associazioni perde un protagonista, in quanto Paolo si è sempre impegnato in numerose avventure di volontariato in diversi settori e con diversi gruppi: dai Lions, alla associazione siciliani, all’associazione nazionale carabinieri, ai gruppi delle auto storiche ed essendo un appassionato delle alfa romeo che portava alle diverse manifestazioni con tanto orgoglio. Infine, ma non per ultimo, l’impegno in politica e per l’amministrazione della nostra Saronno, che hanno visto Paolo Strano quale protagonista sincero ed appassionato per diversi decenni quale consigliere comunale ed assessore in diverse giunte e che ancora attualmente era coinvolto attraverso la partecipazione alle neocostituite commissioni comunali. 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SARONNO - "Non fa mai onore a chi scrive tralasciare informazioni importanti soprattutto quando con queste si riconoscerebbe il merito di chi lo ha preceduto. È quanto accaduto per la Ciclo-metropolitana saronnese di cui si parla nel recente comunicato dell’Amministrazione in riferimento alla prossima realizzazione di due tratte, opere nelle competenze dell’assessore Casali".

Inizia così la nota di Forza Italia Saronno che "bacchetta" l'Amministrazione comunale sul fronte della correttezza istituzionale.

E così leggiamo che sarebbe merito della giunta Airoldi la realizzazione di questi due importanti progetti in materia di mobilità dolce: la ciclabile verso Solaro e il collegamento ciclabile del sottopasso di via Milano. 

Corre l’obbligo a questo punto ricordare che entrambi questi progetti sono stati voluti dalla Giunta Fagioli che con l’assessore ai Lavori Pubblici Dario Lonardoni  partecipò a un bando del Ministero dell’Ambiente (oggi Transizione Ecologica) nell’ambito del Programma Sperimentale Nazionale di Mobilità Sostenibile casa-scuola e casa-lavoro vincendolo. Il contributo a fondo perduto ottenuto fu di 1 milione di Euro che a differenza della scuola Rodari non è stato perso essendo stata tempestivamente chiesta una proroga per l’esecuzione dei lavori.

Per quanto riguarda il primo progetto, il collegamento con Solaro, era stato realizzato dall’ufficio tecnico comunale lo studio di fattibilità mentre per il secondo (la modifica del sottopasso di Via Milano) oltre a questo era già stato realizzato anche il progetto esecutivo sempre sotto la supervisione dell’assessore Lonardoni.

Ci auguriamo che a questo punto, a due anni quasi dall’ insediamento di questa Amministrazione, i lavori possano finalmente iniziare e completarsi nei tempi previsti.”


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